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LA MIA SPLENDIDA CARRETTA
di Giancarla Sandri Fioroni

Oggi navi-città solcano il mare con lo stesso programma dei villaggi turistici. E nello stesso modo con cui si fa vacanze nei complessi turistici, così si formano sulle navi dei gruppi, separati gli uni dagli altri. Un larvato e vuoto rapporto si instaura solamente con il vicino di tavola e molto più raramente con chi divìde con noi il pullmann dell'escursione.
Dalla mattina sino a notte inoltrata SI DEVE fare qualche cosa di eccitante. "Corriamo! Siamo in ritardo per l'incontro delle dieci... Vieni lo spettacolo comincia tra poco e se siamo fortunati potremo fare nostra la poltroncina della prima fila". Così, o altre frasi molto simili, si possono ascoltare sulle grandi navi di oggi.
Vacanza in questo caso denota molto spesso l'essere affaticati, l'essere indaffarati con i minuti alla gola. Persino prendere il sole o nuotare in piscina ha il suo inesorabile tempo. Vacanza è stordirsi, non aver tempo di pensare e alla fine non essere neppure in grado di assaporare il piacere che si dovrebbe provare nei giorni così dissimili del quotidiano e che costituiscono il vero sapore dello svago, un ozio piacevole e distensivo.
Svagarsi - si legge sul vocabolario - significa distrarsi, far divagare lo spirito da ciò che si sta facendo, non avere i pensieri che ci dominano ogni giorno. Via alle preoccupazioni! Vagare è essere spensierati in un dolce ozio che ricrea e ridà la carica più dei villaggi, degli hotels, delle baite, di tutto ciò che fa vacanza, l'ozio dovrebbe essere unito al mare. All'andare per mare.
Oggi l'andare per mare, attratti dalla malia di Nettuno è ancora possibile ?
Direi di si, su un bianco cargo, che pur essendo una nave mercantile ha lunghe ore di navigazione, tracciando rotte con arditezza e precisione, da porto a porto, permette ore corroboranti.
Cosi quest'anno, bersagliata da spot pubblicitari su canali e canali della televisione, dalle pagine di riviste e persino dai quotidiani, tutto un eco continuo di fare crocere sulle nuove grandi navi, ho risentito il richiamo di andare per mare, con l'unica possibilità di osservare la prua che fende le onde, sentire sulle labbra il piacevole sapore del sale e cercare riparo dalla brezza negli angoli di poppa.
La mia carretta ha un nome: Fides. Siete allarmati? mi guardate con commiserazione? Solo gli ignoranti non sanno che la parola carretta è il termine tecnico che denota le bianche motonavi, il cargo, ove un numero limitato a 10/12 passeggeri può essere ospitato. Carretta per indicare i mercantili che creano le soste secondo il carico che portano.
La mia giovane barca fa parte della flotta del Gruppo Grimaldi. E' un grattacielo di 9 ponti, alta più dì 35 metri, lunga mt. 178 e larga mt. 164, di cui 8 ponti dedicati al carico. Può contenere migliaia di automezzi e un gran numero di containers. Me compresa siamo in 27 persone, di cui 12 tra Comandanti ed Ufficiali, 1 nostromo, 3 marinai, 1 mozzo, 1 cuoco con il suo aiutante, 1 cameriere, 1 trattorista, 1 giovane di macchina, 1 capo macchine, 1 elettricísta, 2 meccanici. Il programma è allettante. Si parte da Venezia Porto Marghera - Ashod e Haifa (Israele) - Izmir (Smirne-Turchia) - Ravenna - Capodistria (Slovenia) e rientro a Venezia.
Quante cose posso osservare sedendo sul ponte abitativo e quant'altro, nuovo e sempre più interessante, in plancia. Tutto fa parte di uno svago reale che fa propri la passeggiata, la chiacchierata con uno o l'altro personaggio del minuscolo equipaggio, tutti lupi di mare con alle spalle decine di anni di navigazione. Ho persino rivisto nell'equipaggio (nostromo e un paio di marinai) persone che ho incontrato anni fa su navi passeggeri! E' stato bello, come rivedere vecchi amici. Bello è trovarsi nelle ore del pasto. E' tutto così godibile che persino la televisione - italiana - diventa interessante e piacevole: voce di casa lontana e svago della sera incombente. E che dire del trovarsi in stireria? o nel locale lavanderia? ed il caffè sorbito fuori orario nell'angolo della vasta cucina?
C'è una particolare poesia quando questo gigantesco cargo entra nel porto designato. Ci sono porti canale e porti naturali. Dalle prime boe d'avvistamento alla banchina, ove giganti d'acciaio alzano le loro braccia nel benvenuto, la nave procede lentamente in corridoi prefissati. Sono spesso ore ed ore in cui di minuto in minuto si forma una febbrile attesa.
La pilotina ci fa strada. Ci sono i rimorchiatori. I gabbiani ci vengono incontro e parlano di terra vicina. La terra ferma è lavoro, incontro, soddisfazione, fatica, malcontento, gioia, tutto ciò che inflora il tempo del nostro soggiorno sullo splendido pianeta che si chiama Terra.
Durante il viaggio un argomento fisso, pur nella sua mutevolezza, è il vento, nota dominante di queste rotte. Mi si dice che ogni navigante dovrebbe conoscere la forza dell'aria.
Nel 1808 l'ammiraglio inglese Francis Beaufort mise a punto una scala empirica, graduata da 0 a 12, per classificare la forza dell'aria in movimento e gli effetti prodotti sulle acque del mare:

Nonostante la varietà del vento, la stabilità della mia carretta è incredibile, a volte mi sembra di non navigare, di stare non nella mia vasta cabina, ma in una camera di albergo! Credetemi il vero andare per mare attualmente necessita di un cargo. E' vero: il mare... andare per mare. Non vi è nulla di più misterioso e di più incantevole, nulla che più rapisca di piacere e di ammirazione di quella massa di blu intenso, gigantesca pennellata sotto l'azzurro del cielo. Blu: colore della verità in ogni cosa, della calma serenità, del desiderio di purezza e di creatività.
Partire: significa lasciare tutti e tutto, voltare le spalle al consueto, alla abitudine tiranna, staccare la spina. Viandante, straniera ecco che cosa si diventa: il cuore gonfio di angoscia e di gioia. Angoscia di non aver amici che ci attendono al prossimo porto e gioia nel sentirsi ancora in grado di dare e di ricevere tenerezza e comprensione, ancora capaci di essere felici. Essere felici in mezzo al mare, lo si è immensamente di più, di più. Felicità vuol dire apprendere più chiaramente chi siamo in quella ricerca che non ha mai fine, la ricerca di sè. Che importa se tra le onde potrebbero incombenti le grandi incognite: la calma piatta, insidiosa, il vento turbinante e Dio non voglia - la burrasca violenta e breve.
"Conoscere il mare, amare il mare - dice il Comandante - è respirare sensazioni indescrivibili, a partire dalla magia della notte. Poichè la gente ignora come brillano le stelle in queste notti solitarie e come la bianca Signora del mare - le bianche navi mercantili - le carrette - parlino e persino intonino dolci canzoni per chi li sa ascoltare. Ed ancora, l'uomo della strada non sa come si possa godere, dal mare, della visione della terra, come fosse una specie di sortilegio, di più: il disegno bizzarro di una fata morgana che crea lo scenario in cui siamo invitati ad una incredibile recita. Ogni lembo di terra diviene molto più bello se raggiunto dall'acqua. Si condivide la marina, apparantemente più insidiosa della terra ferma. Terra e mare: sorelle gemelle, con i loro colori, i loro animali, e quant'altro immacinabile e/o reale, figlie ambedue del sole radiante e dell'argneto della notte".
Se non fosse per quello spleen, ciò che i giapponesi indicano con sabishii, caleidoscopio in cui amici e ricordi si intrecciano con risate, malinconie, giochi, fatiche, successi ed insuccessi del passato e speranze dell'avvenire, del quotidiano, vorrei che il Cielo mi trasformasse in un eterno marinaio... ma la realtà è che ritorna con nella bisaccia nuovi amici, torna, per vivere ancora con voi splendidi giorni, torna la vostra.