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Gli indigeni della Terra del Fuoco alla fine del Millennio
di Fulvio Padovani - CIGV Brasil

Ritengo che possa interessare un richiamo ai miei appunti di viaggio relativi ad una recente sosta ad Ushuaia, effettuata prima di affrontare il Capo Horn e l'Antartide. Qui ho raccolto qualche notizia sugli amerindi fuegini.

Come è noto, la Terra del Fuoco è un arcipelago situato all'estremo Sud del Continente americano, scoperto da Magellano nel 1520 e così denominato dal navigatore che aveva osservato, al di là dello stretto, numerosi fuochi accesi dagli indigeni. Costituito dalla Isla Grande de Tierra del Fuego", dalla "Isla de los Estados", dalla "Isla del Cabo de Hornos", dalle isole Clarence, Desolaciòn ed altre minori, l'arcipelago si estende per oltre 70.000 kmq, di cui 26.400 verso occidente sono soggetti alla sovranità del Cile e 20.912 a quella dell'Argentina. Esistono rivendicazioni reciproche a proposito di alcune isole (Lenox, Luff, Augusto, etc.) e pochi anni or sono, nel 1993, a seguito di un arbitraggio del Vaticano, è stata attribuita la sovranità cilena sulle isole Navarrino, Picton e Nueva, sul canale di Beagle, con riserva da parte argentina di eventuali prospezioni petrolifere.
Ricerche effettuate in passato in varie zone della "Isla Grande de Tierra del Fuego" hanno dimostrato che esistevano gruppi nomadi di indigeni fin da 10.400 BP. Tali ricerche si sono estese ai "Sitios Tres Arroyos, Marazzi e Cabeza de Leon" ed alcuni di essi avrebbero attraversato lo stretto di Magellano nel corso dell'ultima era glaciale. L'economia di questi gruppi era fondata sulla caccia e risulta che essi convivevano con una fauna ora parzialmente estinta (ad es. il cavallo americano). Erano i cosiddetti "cazadores pedestres", mentre gli indigeni stabilitisi sul litorale vivevano della pesca e della caccia agli elefanti marini (i "canoeiros "). All'arrivo dei bianchi, gli indigeni della Terra del Fuoco potevano, essere elencati nel modo seguente :
- Tribù dei SELK'NAM, conosciuti anche come "ONAS"..
Erano "cazadores pedestres" e vivevano nel territorio della Isla Grande. Predatori, specialmente del "guanaco", cacciavano pinguini, anitre, volpi e mammiferi marini. Raccoglievano anche molluschi e crostacei.
- Tribù degli HAUSH, chiamati anche MANEKENKN,
Localizzati nella penisola Mitre. Secondo alcuni ricercatori, essi sarebbero stati perseguitati dagli ONAS e costretti a rifugiarsi verso l'estremità orientale di detta penisola.
- Tribù degli YAMANA, chiamati anche YARCAN e CANOEIROS DEL BEAGLE. Pescatori, cacciatori di leoni marini di cui utilizzavano il grasso come base della loro alimentazione. Presentavano macro schelia in contrasto con le estremità inferiori.
La denominazione Yargan sarebbe derivata dal nome indigeno dell'attuale Canale di Beagle ("YAGHA -SHAGA") localizzato al centro del loro territorio. Infatti, gli YAMANA si erano stabiliti sulle due sponde del canale e nelle vicinanze dei canali adiacenti all'isola del Capo Horn.
- Tribù degli ALAKALUE
Indigeni simili agli YAMANA. Pescatori. Abitavano nella penisola Brecknock, nel Cile, nella maggioranza delle isola cilene verso Nord e in gran parte dell'Isla Grande de Tierra del Fuego.
Gli indigeni fuegini sono stati studiati, nel secolo scorso, dal Rev. Thomas Bridge, che fu sovrintendente della Missione Anglicana Sudamericana stabilitasi a Ushuaia nel 1864 e che, tra l'altro, fu autore di un Dizionario Yamana/English; dal Missionario Salesiano Pe. Alberto De Agostini, accurato disegnatore di una mappa dell'Arcipelago Fuegino; dal Rev. White Stirling; da Giacomo Bove, ufficiale della Marina Italiana che comandò una spedizione argentina alla Terra del Fuoco nel 1881/82; da Florentino Ameghino, paleontologo argentino di origine italiana, che peraltro si specializzò nello studio della fauna fossile della Pampa (1854/1911).
Tra i reperti che ho potuto osservare con la cortese assistenza dei conservatori del "Museu del Fin del Mundo", mi sono stati esibiti fossili, resti di utensili ossei come arpioni e ruspe utilizzate per raccogliere il grasso dei mammiferi marini, provenienti dalle tribù Yamana; archi, frecce e resti di animali cacciati dai Selk'man. Tali oggetti provengono dai "yacimientos" di Mafazzi, tres Arroyos, Cabeza de Leon, Tunel e Cancha Packewaia.
Secondo valutazioni sulla cui attendibilità è molto difficile esprimere giudizi, ma che vengono accettate dagli studiosi del Museo di Ushuaia, la popolazione indigena residente nella Isla Grande de Tierra del Fuego nel secolo XVI non avrebbe superato un totale di 10 mila individui. Nel 1910, e cioè quarant'anni dopo l'arrivo dei Missionari Anglicani e circa ottant'anni dopo il passaggio di Darwin per i canali fúegini, esistevano soltanto 150 individui, principalmente della tribù Yamana.
In base ad inforinazioni che ho personalmente raccolte presso la Prefettura di Ushuaia, nel 1995 sarebbero esistiti soltanto 12 indigeni puri nella località cilena di Puerto Eden, due Yamana a Puerto William, uno a Rio Grande (Argentina). Il villaggio di Ukika raggiungibile in "catamaran" da Ushuaia sarebbe l'ultimo ridotto degli indigeni fuegini ma, a quanto sembra, vi risiedono meticci che si dedicano all'artigianato.
I CANOEIR0S
Di fronte a questo impressionante dato di fatto, che non è solo imputabile alla predominanza dei bianchi nel territorio, debbono considerarsi come cause predominanti nell'estinzione delle tribù della Terra del Fuoco le seguenti motivazioni :
- cambiamenti nella dieta abituale, come conseguenza della distruzione indiscriminata dei mammiferi marini nei mari australí. La diminuzione della resistenza organica ai rigori del freddo puo essere ascritta alla mancanza di grassi e dell'olio che costituiva la base dell'alimentazione degli indigeni. I "canoeiros" sono stati pregiudicati più dei "cazadores pedestres";
- diffusione delle malattie contagiose introdotte dai bianchi;
- concentrazione degli indigeni (gli argentini citano le "reducciones" della Isla Dawson, nel Cile), ma evitano di riferire notizie sulle loro responsabilità nella occupazione di aree indigene;
- introduzione degli ovini e occupazione di terre da destinarsi ai pascoli, specialmente nelle aree a Nord. I "cazadores pedestres" sono stati spinti verso occidente, dove sono stati indubbiamente perseguitati. Si dice che in questo genocidio gli inglesi (ma saranno stati solo gli inglesi?) pagavano una Sterlina per indio eliminato.
Descrizioni degli amerindi fuegini sono state lasciate da Bougainville (viaggio degli anni 1766/67/68), che nel suo diaro di bordo li chiamò "pécherais") ed anche dal Capitano Cook (viaggio del 1768/69 con l'ENDEAVOUR). I due navigatori concordano sulle condizioni di estrema povertà dei "canoeiros". Il Rev. Bridges, nel suo libro "EL ULTIMO CONFIN DE LA TIERRA" dice testualmente: " ... comme ces gens vivaient pratiquement nus dans ce climat rigoureux, leur meffleur refuge était le feu. Les Yamanes maintenaient leurs foyers allumès jour et nuit. Les enfants se pressaient autour du feu à la recherche de chaleur et d'aliments...".
CLAUDE LEVI-STRAUSS
Le nostre osservazioni concernenti i resti delle tribù fuegine non possono prescindere dalla teoria generalmente accolta dagli antropologi, secondo cui l'uomo sarebbe penetrato nel continente americano attraverso lo stretto, o meglio, l'istmo di Bering proveniente dal Nordest asiatico.
Nell'Olocene le glaciazioni si erano ritirate verso le regioni polari ed allora, i primi abitatori del Continente sarebbero scesi lungo il littorale dell'Oceano Pacifico, fiancheggiando la Cordigliera delle Ande, verso il Sud. Incontrando i canali fuegini, li avrebbero esplorati superando la breve distanza che divide il Pacifico dall'Atlantico. Dalla Terra del Fuoco essi avrebbero preso il cammino del Nord, in direzione dell'Altopiano centrale del Brasile, raggiungendo in un primo tempo la Serra do mar e poi la Serra de Mantiqueira.
Altri gruppi, più avventurosi, avrebbero superato la Cordigliera marciando verso l'Oriente, nella latitudine tra il Perù e la Bolivia, insediandosi nelle regioni dell'attuale Mato Grosso, dove non mancava la selvaggina e dove, più tardi, l'inizio delle attività agricole avrebbe possibilitato la sopravvivenza.
Questa versione, che in sostanza non si contrappone a quella del periplo continentale, trova conferma nei reperti archeologici esistenti nelle caverne di Serranopoliis, presso la Serra dos Caiapós, nei "sambaquis" esistenti sul litorale atlantico ed anche nelle ceramiche della più lontana isola di Maràjò, nel delta amazzonico.
Questi movimenti umani, queste migrazioni identificate dagli scienziati, debbono essere commisurate in termini di decine e decine di generazioni. Ad esempio, quanti millenni saranno trascorsi fra l'epoca del passaggio attraverso l'istmo di Bering e la datazione dei petroglifi di Serranopolis? Almeno quindicimila anni. E chi può dire che le valutazioni considerate attendibili, attualmente, non potranno essere rettificate domani, in termini scientifici, in base a nuovi indizi ?
Claude Levi-Strauss riassume nei seguenti termini la versione attualmente considerata ufficiale dalla Scienza :
"... l'America vede l'arrivo dell'uomo, a piccoli gruppi di unita, favorito dalle ultime glaciazioni, in epoca non molto anteriore al 20° millennio. Nel periodo di 20 o 25 mila anni essi hanno svolto un insieme di ammirevoli procedimenti storicamente comprovati. Hanno saputo sfruttare, le risorse del nuovo ambiente, addomesticato animali e utilizzato specie vegetali...".

astrolabe