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Leptis magna
Un sogno imperiale salvato dalla sabbia
di Leonardo e Baldassare Giardina - CIGV Italia
Anno 946 Ab Urbe condita, Comando generale dell'esercito romano di stanza in Germania. Un messo trafelato irrompe nella tenda del comandante, Severo Lucio Settimio e, quasi urlando, dice: "Duce, in Roma alcuni cospiratori hanno assassinato l'imperatore Commodo" (in realtà la mano assassina fu quella della sua concubina Marcia, n.d.r). Il Generale, con voce ferma, ordina di radunare subito i suoi soldati per comunicare il gravissimo accadimento. Appresa la notizia, i legionari acclamano immediatamente Severo Lucio Settimio imperatore, ed egli decide di marciare senza indugi verso e su Roma. Contemporaneamente la capitale assiste attonita al rapido susseguirsi di eventi drammatici. 1 pretoriani designano a capo dell'Impero il Prefetto della città, Pertinace Publio Elvo. Ma, per alcune sue riforme non gradite, dopo breve periodo, gli si sollevano contro e lo uccidono. Decidono quindi immediatamente di mettere all'asta il seggio imperiale di cui si impossessa pagandolo profumatamente, il proconsole Didio Marco Decio Giuliano Severo, al quale il Senato conferma il potere contro il parere di tutto il popolo. Ma ormai l'armata di Settimio Severo è giunta alle porte di Roma dove sconfigge agevolmente le poche truppe fedeli a Didio Giuliano che, dopo un vano tentativo di associare Settimio all'impero, viene assassinato nel suo stesso palazzo da un pretoriano, anonimo esecutore di un ordine di quel Senato che poc'anzi lo aveva appoggiato. Severo Lucio Settimio entra così nella capitale da trionfatore e, nel 193 d.C., dopo aver sconfitto il suo rivale d'Oriente Pescennio Nigro, viene unanimemente riconosciuto imperatore. Già questore in Roma, poi proconsole d'Africa era stato nominato tribuno da Marc' Aurelio ; come imperatore conquistò la Mesopotamia, soggiogò i Parti e gi Adiabeni e in Gallia, presso Lione, sconfisse le truppe ribelli di Albino. Settimio Severo, dopo aver conquistato in oriente Ctesifonte, sita 26 Km. a Sud dell'odierna Baghdad, nel 208 d.C. parti con i figli Geta e Caracalla, per la Britannia. Sconfitti i barbari Caledoni, eresse nell'isola a difesa dell'Impero, una muraglia colossale di eccezionale lunghezza che da lui prese nome. Ed in Inghilterra, a Eboraco (Fodierna York) mori nel 211 d.C. Coltissimo, Severo Settimio aveva visitato Atene dopo la morte di Aurelio e, amico intimo di Papiniano, era un ottimo conoscitore della letteratura greca e romana. Come autore, egli ci ha lasciato le Memorie della sua vita. Ebbene, quest'uomo eccezionale, certamente uno dei più celebri imperatori romani, che abbellì la capitale con splendide costruzioni, come il magnifico Arco del Foro, il Settimonzio, e le Terme che portano il suo nome, era nato nel 146 d.C. sulla costa mediterranea dell'Africa, in un luogo chiamato Leptis. E-11 volle che la città che gli aveva dato i natali divenisse splendida come Roma e, per questo suo intervento, essa da allora mutò il suo nome in Leptis Magna, distinguendosi così definitivamente dal non lontano centro abitato, oggi tunisino, chiamato Lepti (Minus). Nata come emporio prima fenicio e poi punico nel VII-VI a.C., quale unico approdo sufficientemente ampio tra Alessandria e Cartagine, Leptis, tra il 1 a.C. e il 1 d.C., divenne fiorente città romana. In epoca augustea mecenati leptiani donarono magnifici monumenti cui si aggiunsero, nel 126-127 d.C., le bellissime Terme Adrianee. Ma la città divenne splendida e, con ragione "magna", per volere di quel suo figlio divenuto l'imperatore dei Romani, Severo Lucio Settimio. Con l'età severiana la città ebbe un nuovo impianto urbanistico e si arricchì di archi, templi e Fori che ne consacrarono l'imponenza e la razionale bellezza. Offesa mortalmente tra il 363 e il 366 d.C. da un terremoto e da ben tre scorrerie dei Vandali austuriani, dopo una breve fioritura in epoca bizantina, fu definitivamente distrutta nel VII sec. dagli invasori Arabi. 1 resti di quella che era stata la superba seconda Roma in terra d'Africa furono seppelliti dalle dorate sabbie del deserto. La ricchissima e bellissima Leptis Magna diventò così, per i rozzi ed ingenui cammellieri beduini, la "città delle ombre bianche". Le marmoree e candide statue che oggi affascinano il visitatore, comparivano infatti, e scomparivano, diafane e misteriose, simili a irreali miraggi notturni, sotto il lume fioco della Luna, affiorando dalle dune, per essere subito dopo ricoperte della sabbia sospinta dal rude vento del deserto. Per più di un millennio esse furono gli immemori guardiani, simili a fantasmi silenziosi e terrifici di preziose testimonianze che solo la pazienza e la pervicacia degli archeologi italiani ha permesso, a dispetto delle guerre e di regimi ostili tuttora vigenti, di offrire di nuovo all'ammirazione di noi fortunati posteri del XX e XXI secolo.
IL FASCINOSO MERCATO
Quando il vecchio e barbuto guardiano, avvolto in un candido humus, ci sente parlare, si rivolge a noi in un buon italiano, dicendosi nostro amico e nostalgico di tempi ormai passati, senz'altro migliori per questo sito straordinario che egli non ritiene giusto sia mortificato da segnalazioni insufficienti e da un più che anonimo. Pochi passi tra le colonne mozzate ai lati da un sentiero tracciato in un verde ordinato e, improvvisamente, ecco apparire, leggermente più in basso, l'imponente, composito, magniloquente Arco di Settimio Severo, troneggiante al centro di viali un tempo colonnati, che delimitano i confini della città romana. La magia del luogo è fatta di silenzi assoluti, come assoluta è l'assenza di gruppi di vocianti e non interessati turisti balneari della domenica. Ma, assolutamente magica, è anche la pura bellezza dei siti e dei monumenti che via via si incontrano nel muto procedere per le vie di quella che, duemila anni fa, era una città vivacissima e ricchissima, punto di incontro cosmopolita tra Roma, Africa ed Asia. Credo sia impossibile sottrarsi al fascino di queste rovine che impongono una seconda, se non una terza visita, da dedicare alla contemplazione prima e alla meditazione poi, non appena ci si è riavuti dallo stupore e dall'ammirazione del primo approccio. Dall'arco dei Severi (202-204 d.C.?), posto all'incrocio tra cardo e decumano massimo la coeva via colonnata, larga quasi 21 m, ci condurrà al maestoso ninfeo che grandeggia non lontano dall'imponente complesso formato dal Foro ruinato ma bellissimo e dalla elegantissima Basilica, entrambi di epoca severiana (210-216 d.C.), la cui pianta, senz'altro anomala a fronte dei canoni ufficiali, è tra le più note dell'architettura romana. Altrettanto insolite, come planimetria, sono le amplissime di Adriano (126-127 d.C.). Se il Foro vecchio, sito in vicinanza del mare, rinforzato in epoca bizantina da un muro di cinta protettivo narra, con l'accavallarsi dei monumenti le vicissitudini della prima e dell'ultima Leptis, i due complessi che più impressionano il visitatore sono senz'altro quelli quasi coevi, del Mercato e del Teatro. Il fascinoso Mercato che oggi ammiriamo fu completato con portici ottagonali e con accessi e raddoppi di colonne verso la via trionfale in epoca severiana, ma era stato iniziato (9-8 a.C.) e donato alla città dal ricco Hannobal Tapapius Rufus, figlio di Himilco. Questo benemerito mecenate aveva offerto ai suoi concittadini anche lo splendido Teatro nell'1-2 d.C.; esso quindi risulta essere uno dei primi dei mondo romano, dato che è posteriore solo a quello di Pompeo in Roma. La figlia di Rufus, Suphunibal, sotto iberio, completò l'opera del padre ornando il Teatro con le bellissime colonne in cipollino che ancora lo coronano. E, sicuramente, la ricchissima scena irta di colonne e abbellita da eleganti statue, nonché lo sfondo naturale di un mare azzurrissimo, rappresenteranno, per chiunque voglia visitare questa magica città morta, l'immagine ultima leggermente stereotipata, ma assolutamente insostituibile, di quel sito fascinoso oggi chiamato Lebdah, ma da sempre celebre come Leptis Magna, un sogno imperiale preservato dalle sabbie del deserto.
astrolab