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Mauritius, Isola delle palme e degli ombrelli
del prof. Umberto Fragola - CIGV Italia

Questo reportage non è la storia geo-politica di Mauritius, ma un insieme di impressioni personali di un cigivista. Zucchero, cotone, turismo; ma il Ministero del turismo si adopera, per portare il turismo al primo posto nella classifica delle risorse economiche.

La ricca presenza di palme (e in un immenso parco di palme è situato il Shandrani Hotel) mi ha ricordato il paesaggio di Tozeur, ai bordi del deserto tunisino (definita la «Hammamet invernale») con 3 mila palme e alberghi di sogno; sede di un altro e riuscito congresso. Il merito del CIGV è quello di aver fatto conoscere ai cigivisti località che non sono nel giro abituale dei tour operator.l Sono utili incontri per conoscere altri cigivisti e per fondere, in unico amplesso di pace, europei, africani, asiatici, che spesso ho visto adunati allo stesso tavolo. Ed io stesso, pur gravitando verso i « sette magnifici » del gruppo italiano, capeggiati dal simpatico e in perfetta forma (e ancora più caro) Mario Dalmazzo, ho saltellato qua e là per contattare soci che non conoscevo. Eppure, se la palma è la regina di Mauritius e di Tozeur, per gli europei che non cercano il mare balneabile, Tozeur viene raggiunta in media con 3 ore di volo, mentre per raggiungere Mauritius ce ne vogliono circa 12 da Parigi (ma si tratta di raggiungere l'Oceano indiano !).
Il paese è un crogiuolo di razze: mauritesi, indiani (40 %), cinesi, africani, europei e che s'incontrano nei servizi alberghieri e in particolare dell'Hotel Shandrani (significa «regina della luce»), prestigioso complesso a 5 stelle, dove il buffet nelle diverse sale dei 4 ristoranti è ricco e variato (cucina mediterranea e cucina indiana), tanto da stupire i più pretenziosi gourmet !
Alcuni si sentono francesi, molti si sentono legati all'Inghilterra, perchè Mauritius è associata al Conveult e le origini olandesi restano solo in qualche monumento, come la stele a Maheburg per ricordare Mauritius, che nel 1576 scoperse ed occupò l'isola disabitata e le diede il nome.
Le origini franco-britanniche nell'isola portano i francesi e gli inglesi ai primi posti della classifica dei numerosi turisti che arrivano; seguono tedeschi e al 4° posto gli italiani, alla pari con gli spagnoli e infine gli olandesi.
Tuttavia, l'Hotel Shandrani è staccato dal borghi abitati dell'isola e dalla stessa capitale Port Louis e ciò corrisponde alla linea decisa dai governanti e dagli architetti di isolare le strutture alberghiere - per tanti motivi - chiamate «a maglia chiusa»; e se ci sono i vantaggi, manca il contatto con la cultura locale che è uno dei fini del turismo, che non sia solo balneare e di relax; tanto che, purtroppo, non pochi stranieri vivono la vacanza in questo «paradiso» per loro allestito, privi di una sia pur sommaria immersione nella cultura locale.
Paese degli ombrelli (da sole) per chi ha la possibilità di comprarli. Alle fermate dei bus collettivi vi sono tettoie per ripararsi dal sole (in maggio 28-30°c). Nella capitale sembra di stare in una città indiana. Sono rispettate tutte le religioni (indù, mussulmani, cattolici ecc.). I mercati odorano di spezie e di frutta fresca; brulicanti di commercianti e consumatori, uno spettacolo da non perdere!
Quando un giovane ambulante mauriziano, che vende sulle spiagge pareo e magliette, targate Versace, apprese che abito a Napoli, si affrettò a precisarmi in lingua italiana: «Sono stato per tre anni nell'Isola di Elba e posso garantire che le magliette griffate Versace non arrivano da Napoli, che è la capitale della contraffazione!». Con lui mi rallegrai e tutt'altro che stupito per la sua opinione sulle imitazioni delle griffe, gli augurai buon lavoro e credo che non gli mancasse; perché donne francesi e inglesi intorno a lui formavano capannelli.
In conclusione, penso che bisogna essere grati al Presidente Trimeche e agli amici cigivisti de La Reunion, e in particolare al sig. Loupy della Bourbon Voyages, che ci hanno offerto la possibilità di conoscere la piccola Repubblica di Mauritius, che decolla con successo nel turismo internazionale. Io poi, in particolare, ho applaudito con calore, alla fine della splendida serata di gala nel sontuoso Sirius Ristorante, i dirigenti dell'H.Q. del CIGV e i delagati presenti e assenti, non solo per associarmi alla corale ovazione dei presenti verso Trimeche, come sempre arguto e vigilante nei suoi discorsi, ma anche - e direi soprattutto - per ringraziarlo della sorpresa inaspettata: di avermi consegnato, fra gli altri, il diploma per i miei 106 viaggi nel mondo.

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