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TRA GLI AMERINDI DELLO XINGU'
di Fulvio Padovani - CIGV Brasile

L'esploratore ed etnologo tedesco Karl von den Steinen (1855-1929) aveva effettuata una prima spedizione nell'alto e medio Xingù nel 1884 ed il suo nome fu dato ad un fiume che scorre all'altezza del parallelo 12/S. La sua relazione concernente ricerche etnologiche ed antropologiche risulta di vivo interesse anche oggi, dato che molti aspetti della regione appaiono immutati, malgrado l'avanzata degli allevatori di bestiame nelle zone periferiche.
Sulle orme di Von den Steinen abbiamo ripercorso, poco tempo fa, quelle regioni, nell'intento di prendere contatto con le tribù dei Caiapós settentrionali e dei Kalapalos. Questi ultimi, secondo riferito dai "sertanistas" fratelli Villas Bóas, sarebbero stati responsabili per la morte del Colonnello Fawcett, di cui tanto a suo tempo parlò la stampa mondiale, ucciso dal cacicco Izirari. Successivamente il capo Maricà, aiutato dall'indio Avaré, avrebbe avvelenato con acqua di "mandioca brava" il giornalista americano Albert De Winton, avventuratosi nel loro territorio alla ricerca di notizie sulla scomparsa dell'esploratore britannico.
RAONI' E PAIAKAN
Tra i Caiapós settentrionali abbiamo incontrato i Tuxarramães e i loro nemici tradizionali, i Jurúnas insediatisi attualmente sulle rive del fiume Suia-'Missu'. Il cacicco Raoni è ben noto per avere effettuato, insieme al cantante Sting, un periplo mondiale tendente a galvanizzare l'opinione pubblica in favore della causa degli indios. Quanto a Paiakan, diremo che è un cacicco progressista, che si è dato agli affari, vendendo a multinazionali grandi quantità di mogano ed altre essenze forestali originarie delle riserve indigene nel Parà. Peraltro, egli ha investito il lucro comperando camionette, trattori e persino due aerei "Seneca" attualmente sotto sequestro per mancanza di pagamento ai concessionari che ne curano la manutenzione. Pochi decenni or sono egli non parlava il portoghese ed esibiva la sua completa nudità; ora circola in "jeans", usa occhiali "ray ban" e orologi di quarzo.
Come abbiamo potuto osservare localmente, gli indios dello Xingù, anche se sviluppano i contatti commerciali con i bianchi corruttori, si mantengono ancora fedeli al clan e alla tradizione. Viene qui a proposito una citazione. Ricorderemo che Claude Levy Strauss aveva sintetizzato magistralmente il fenomeno, affermando che "nei popoli senza storia esiste una fedeltà ostinata a un passato concepito come modello intemporale, gíustificato sempre con un argomento: lo abbiamo imparato dai nostri avi..."
Prima dell'incontro con i bianchi, le tribù della regione si scambiavano oggetti in cui un'etnia dimostrava la sua superiorità tecnica. Così quelli del gruppo Aruak si erano specializzati nella confezione di grandi recipienti di argilla, senza conoscere il tornio; molti potevano estrarre dai loro terreni i minerali diabasici, trasformando le pietre in accette prima dell'introduzione di analoghi strumenti di ferro. Ne deriva che soltanto la tecnica trasmessa attraverso generazioni successive e spesso originata dai miti, è per queste culture l'unica soddisfacente. Tornando a Levy Strauss con un riferimento al suo libro del 1962 (La pensée sauvage) egli si dimostra scettico nei confronti delle culture indigene, da lui ben conosciute e studiate nel corso della sua permanenza in Brasile, nei lontani anni dell'anteguerra. Peraltro egli si era occupato soprattutto dei Bororos, nel centro del Mato Grosso, e non sembra abbia avuto contatti con i Caiapós.
MEMORIA DELLA "ECO 92"
Ove si pensi che, durante la "Eco 92", varie Organizzazioni Non Governative hanno intrapreso vigorose campagne in favore delle minoranze etniche, non è da escludersi che, al momento più favorevole, possa essere impostato il problema degli amerindi della Xingù, ora conviventi. Attualmente, l'Ateneo di Campinas, UNICAMP, una delle poche Università brasiliane che promuovono corsi con laurea in linguistica, sta sviluppando un progetto per la descrizione e documentazione di 17 idiomi degli indios della suddetta Riserva. In essa vengono rappresentate le grandi famiglie Karib, Jè, Tupi/Guarani, Aruak. Von den Steinen, nella sua relazione, affermò che le tribù Tupi e Karib hanno origine comune. Sta di fatto che i Caiapós non sono Karib, ma Gés, ma in questi ultimi decenni si è sviluppato un processo di scambi intertribali, che ha fatto sorgere una certa uniformità culturale.
Le tribù dei Caiapós settentrionali dimostrano una tendenza a far causa comune, tra quelle che vivono attualmente nel Parco Nazionale e quelle disperse nel territorio del Parà. Se un giorno potesse avvenire tale agglutinazione, il congiungimento darebbe luogo alla delimitazione di un territorio di circa 100 mila kmq e cioè un'area superiore a quella di uno Stato brasiliano (p.es. lo Stato di Pernambuco) e già abbiamo sentito parlare di un eventuale Caiaponia, che i patrocinatori delle Organizzazioni Non Governative vorrebbero avanzare per un riconoscimento alle Nazioni Unite.
XENOFOBIA ALL'INVERSO
Nel corso della nostra avventurosa penetrazione fra gli amerindi semibarbari dello Xingù abbiamo potuto notare elementi di evidente xenofobia provocati dall'avvicinamento degli allevatori di bestiame ai loro territori. Abbiamo constatato che indigeni della Riserva Nazionale hanno talvolta invase senza preavviso "Tazendas" situate alla destra del fiume e rivendicano dalle Autorità l'estensione delle loro terre per una fascia di 40 Km per tutta la lunghezza del corso d'acqua indipendentemente dal fatto che la zona sia o meno produttiva. Anni or sono essi erano riusciti ad ottenere che i limiti della Riserva fossero tutelati da una fascia di 15 Km di larghezza, soggetta ad amministrazione Federale. In un secondo tempo, questa fascia fu attribuita alla giurisdizione indigena e i suoi limiti furono demarcati con blocchi di cemento armato.
Il nostro non e' stato un viaggio turistico. Non ci sono mancate le emozioni, ed i pericoli, costanti derivavano dagli insetti e dalle possibili infezioni tropicali più che dalla natura selvaggia sempre in agguato. Crediamo di aver fatto il nostro dovere, con l'entusiasmo di autentici Cigevisti.