Archeologia 
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Album: Leptis Magna

gli scavi di Leptis Magna nel XIX secolo, di Mario Dalmazzo. Una serie di foto che illustrano alcuni aspetti della storia degli scavi archeologici ivi effettuati nel corso del secolo passato, dal 1912 fino alla fine del 1900. La proprietà delle foto è di Mario Dalmazzo e di Franco Turba. Sono foto dilettantesche non certo di qualità ed un po’ anche strapazzate, ma sono vive e reali come raccontate da chi le ha vissute. Esse poi oltre a non essere sempre conosciute rappresentano una documentazione non solo archeologica, ma anche storica delle varie epoche nelle quali sono state riprese.
Last change: 08/18/10
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Album: Berenice Pancrisia

Berenice Pancrisia, città fantasma, di Alfredo e Angelo Castiglioni. Una scoperta: la mitica città dell'oro dei faraoni ritrovata dai fratelli Castiglioni nella Nubia sudanese. Il suo ritrovamento è raccontato nel bel libro dei Castiglioni da noi recensito, nella sezione "Recensioni", dal titolo "La città fantasma".
Last change: 08/17/10
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Album: Bam com'era

Tappa carovaniera fra l’India e il Golfo Persico, baluardo imprendibile fra oriente e occidente, centro dei Selgiuchidi, della dinastia Safavide e di quella Qajar, visitata anche da Marco Polo, aveva superatocrisi ed avventure di ogni tipo, assedi e carestie, resistendo anche alle invasioni mongole. Aveva resistito con le sue mura di mattoni crudi di argilla, limo e sabbia rinforzata con paglia e fibre vegetali, con i suoi bastioni possenti e i suoi spalti merlati dai quali dominava tutta la pianura ed il deserto intorno ed aveva accolto nel suo caravanserraglio i mercanti con le loro preziose merci, spezie, oro, sete, e pietre preziose, provenienti dalla Cina e dall’India. Nel 1810 l’antico centro fu abbandonato, per tornare più tardi come avamposto che a poco a poco si ripopolò, per divenire nel secolo XX° testimonianza storica, monumento da salvare e patrimonio dell’umanità tutta. Nel 1976 le immagini delle sue mura di argilla cotta al sole, indurita dal tempo, furono scenario e sfondo ad un famoso film italiano di Valerio Zurlini, tratto dal libro di Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”. Nella notte del 26 dicembre del 2003, sono bastati pochi minuti per distruggere tutto questo. Un terribile terremoto con migliaia di vittime. Ora restano le rovine delle mura e delle torri mozzate sbriciolate dal sisma. Anche se ricostruita, Bam non esisterà più se non come ricordo di una sua mitica esistenza, come “smeraldo del deserto” verde oasi di giardini e palmeti. Il CIGV- Italia vuole ricordarla con queste foto scattate dal nostro socio, Alberto Codecasa, in un suo viaggio di qualche anno fa. Le riportiamo in “Immagini” senza alcuna didascalia, come visioni che la memoria non vuol cancellare.
Last change: 08/07/10
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Album: Tipasa

Il parco archeologico di TIPASA Nella sezione " Viaggio", in Archeologia, abbiamo pubblicato un breve testo dedicato ad una località archeologica della costa dell'Algeria, ad una trentina di chilometri ad ovest di Algeri: Tipasa. Un nostro socio fiorentino, Marco Regni, l'ha visitata di recente e ci ha inviato una serie di foto scattate durante la sua visita. Poichè Tipasa è una località non molto nota ed è una di quelle città morte sulle rive del Mediterraneo, come Leptis magna o Kerkua o Terra Amata (anche se quest'ultima è un caso assai particolare), pensiamo che sia interessante mostrarne alcune foto che ne danno un' idea, anche se sommaria, e che sono un buon commento a quanto già descritto nell' articolo citato. Volentieri le proponiamo anche senza alcuna didascalia, per dare una idea dell'atmosfera e del paesaggio di questa interessante luogo archeologico.
Last change: 05/31/10
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Album: Oceania

La direzione del Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze ci ha gentilmente concesso di pubblicare in “Immagini” alcune foto dal suo volume “Oceania Nera”. Ve le proponiamo qui collegandole per il loro argomento ad altre gia inserite sul nostro sito sul tema dei popoli dell’Oceania; su “Prima della foto” dove già questo interessante argomento è presente, in Immagini “La valle degli spiriti”, in Recensioni sempre “La valle degli spiriti”e “Oceania Nera”, in “Quando non c’era la fotografia”, “Popoli d’Oceania”, “ Dai diari di Cook” e “ Sepik la valle degli spiriti”. Le foto che qui riproduciamo sono dei rari pezzi presentati nella mostra del 1992 a Firenze e che fanno parte delle importanti raccolte del museo stesso del quale parleremo in altra parte.
Last change: 08/16/10
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Album: Tassili degli Azger

L’Africa da un punto di vista geologico è il continente che più ha conservato le sue strutture geologiche iniziali da quando la Pangea, (le prime terre emerse del globo), si separarò nelle diverse “placche” per formare i vari continenti e forse per la sua posizione centrale presenta caratteristiche quasi uniche. Si può dire che in Africa non vi sono vere e proprie catene montane salvo poche eccezioni ma solo grandi coni vulcanici. Il Tassili, un grande altipiano nel centro del Sahara, per varie centinaia di kilometri costituisce un territorio assolutamente unico da molti punti di vista. Qui in immagini presentiamo alcune aspetti particolari del Tassili degli Azger: le pitture rupestri preistoriche che le popolazioni che vi abitarono prima della desertificazione, qualche millennio fa, lasciarono sulle pareti delle grotte. Oggi il Tassili si può solo vistare con lunghi percorsi a piedi in un ambiente di rara ed unica suggestiva bellezza. Le foto sono di Mario Dalmazzo eseguite durante una sua lunga visita in loco.
Last change: 08/20/10
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Album: Le paleopietre di Malta

Durante una serata conviviale della delegazione Lombardia, Mario Dalmazzo ci ha parlato dei misteri della Malta preistorica con una serie di diapositive a commento (e le foto qui riprodotte sono appunto sue). Ve ne proponiamo qui una piccola selezione che, senza alcuna intenzione documentaristica nè didascalica, si limita a dare una sommaria visione di questo misterioso mondo scomparso che ha avuto una lunga vita di millenni e che ci ha lasciato imponenti tracce della sua esistenza, che però per noi sono di difficile interpretazione e comprensione. Che cosa ci nascondono quelle enormi pietre erette in costruzioni delle quali ben poco comprendiamo o quelle sculture dall'iconografia veramente unica al mondo o l'altrettanto unico ipogeo (Halsafieni) scavato in verticale per sei piani nella roccia calcarea che per secoli fu una necropoli particolare, con le centinaia di scheletri sfortunatamente ora dispersi e che costituisce un esempio senza confronti di una civiltà scomparsa ormai da oltre tre millenni e che per altrettanti ne era vissuta sull'isola maltese? E che dire delle tracce dei misteriosi binari che percorrono le isole dell'arcipelago da quando ancora non si conosceva il ferro nè la ruota e gli unici utensili a disposizione erano le braccia, la leva e le corde vegetali? Queste poche immagini, nei limiti posti da questo nostro sito, vogliono solo dare una impressione visiva, una piccola idea di questi affascinanti misteri che rimarranno probabilmente tali anche nei tempi futuri.
Last change: 08/10/10
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Album: Bestiario del Fezzan

“Bestiario” preistorico del Sahara libico. Foto di Luigi Codecasa. Sulle rocce che costeggiano il corso degli uedi ormai completamente asciutti, qualche millennio fa, da cinque a sette millenni da oggi (lasciamo stabilire ai preistorici le più probabili datazioni), gli antichi abitatori della regione che allora si presentava con clima, vallate, fiumi e vegetazioni molto diverse, si appostavano sulle rive dei corsi d’acqua vicino alle abbeverate delle mandrie e nell’attesa, incidevano sulla superficie delle rocce, forse a scopo propiziatorio, l’immagine dell’animale che stavano attendendo per cacciarlo. Questa è la prima impressione che si ha guardando quelle figure che ancora vivono sulle rocce. Lasciamo tutte le ipotesi antropologiche agli archeologi per una comprensione maggiore di queste sorprendenti opere, sopravvissute per millenni e conservate al di là di vicende e cambiamenti fortemente modificanti il paesaggio, ed ammiriamole così, come ancora ci appaiono. Luigi Codecasa ci presenta una serie di foto di queste incisioni, graffite sulle rocce, che costituiscono un corpo figurativo che ci riporta di colpo indietro nei millenni, a questi nostri antenati. Possiamo unire queste opere a quelle già da noi presentate, le pitture dei Tassili n’Azger, sempre in queste pagine di “Immagini”dedicate alla preistoria. Le presentiamo senza alcun intento documentaristico, ma semplicemente così come le può vedere un viandante lungo le valli aride del Fezzan. Queste, di Codecasa, sono state fotografate nell’area della catena del Msak Messafet, a nord-est di Ghat, lungo una vallata dell’uedi Mathendusc. Esse rappresentano una serie di animali selvaggi ormai da tempo estinti nell’area sahariana, in iconografie di notevole interesse artistico, patrimonio culturale di popolazioni del tardo paleolitico, prossime ormai al grande passo, dalla caccia alla pastorizia.
Last change: 08/18/10
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Album: La Valle delle Meraviglie

Scendendo verso il mare dal colle di Tenda nella val Roja, una volta italiana ed ora francese, sulla destra della valle, a San Dalmazzo si trova il complesso montuoso che trova il suo culmine nel Monte Bego. Le valli dai nomi affascinanti, “valle della Meraviglie”, “dell’Inferno”, “della Strega”, “dell’Arpette”, ”della Fontanalba”, “delle Miniere”, si avvolgono, quasi ad abbracciarlo, attorno al Monte, la cima più alta della regione,  che con i suoi 2870 metri di altezza le domina come  una  montagna sacra protettrice. Tale dovette apparire, quando, al termine dell’epoca glaciale, i massi levigati dai ghiacciai  le rocce e i pendii terrosi e fertili  tornarono alla luce con lo sciogliersi dei ghiacci, alle popolazioni  che  risalirono verso l’alto alla ricerca di spazi  fertili per le loro mandrie e nelle lunghe giornate estive lasciarono incisi sulle roccia levigate i segni del loro passaggio, dei loro riti, delle loro paure e della loro vita.  La valle delle Meraviglie porta incisi sulle sue rocce questi segni, che, nonostante le intemperie, si sono conservati fino ai nostri giorni. Attorno al monte più di trentamila incisioni ci parlano, talvolta in modo non comprensibile, dei popoli che risalirono queste valli circa cinque millenni fa. Un parco archeologico di grande rilievo per la preistoria dell’Europa. Qui vi presentiamo alcune fotografie, scattate durante una visita in posto, come invito a visitarlo.  Sono semplici immagini dell’ambiente nel quale si possono ammirare le incisioni rupestri che sempre hanno “meravigliato”  ed impressionato i visitatori e gli studiosi. Mario Dalmazzo
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