Arte nel mondo 
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Album: Dei e Demoni dell'Himalaya

Nella sezione “Recensioni”abbiamo presentato il testo-catalogo dell’ interessante mostra “Arte Buddista Tibetana, dei e demoni dell’Himalaya”, allestita dal Comune di Torino (18 giugno-19 settembre 2004), mostra che vuole essere un’anticipazione della sezione di arte tibetana che insieme ad altre collezioni di arte orientale, costituirŕ il Museo d’Arte Orientale che sarŕ inaugurato a Torino nel 2006. In “Immagini” presentiamo una serie di foto, per gentile concessione del Comune stesso, di pezzi esposti nella mostra che danno una, sia pur pallida, idea del livello espositivo e dell’importanza dell’esposizione stessa. Le foto sono selezionate dal catalogo e vogliono presentare le diverse sezioni nelle quali č articolata la mostra. Vogliamo qui ringraziare particolarmente la nostra socia Rita Marchiori, direttore regionale delle Attivitŕ Culturali Istruzione e Spettacolo del Piemonte che ci ha personalmente accompagnato nella visita alla mostra stessa.
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Album: i Bhudda coronati

Questa serie di immagini di bronzi antichi che vi presentiamo, sono strettamente legate all’articolo di Dalmazzo che abbiamo pubblicato in “Viaggio”, e che fa riferimento ad un libro scritto da San Tha Aung del quale si parla nello stesso articolo. Leggere l’articolo č necessario per comprendere queste antiche sculture ed il loro significato e con esso qualcosa di un paese assai poco conosciuto, l’Arakan. Le riproduzioni non sono di gran qualitŕ ma speriamo sufficientemente chiare ed interessanti soprattutto per gli appassionati dell’arte orientale.
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Album: Cavalli d'africa

Nella sez. “Recensioni” abbiamo segnalato il testo “Cavalieri dell’Africa”, edito dal Centro Studi Archeologia Africana di Milano, un testo assai interessante per l’argomento insolito, l’impiego del cavallo nei paesi dell’Africa sub sahariana. Esso riporta i contributi particolari di studiosi e specialisti del mondo africano. Con il permesso della Presidenza del Centro, riproduciamo qui in “Immagini” alcune foto che illustrano questo tema. Di ogni foto riportiamo a quale autore dei singoli studi essa si riferisce. Come abbiamo messo in rilievo nella recensione, il cavallo non č stato un animale di grande diffusione nelle popolazioni africane per la difficoltŕ dello stesso a sopravvivere nella particolare situazione ambientale (sanitaria), ma per la sua “nobiltŕ” č stato un simbolo importante del potere religioso e politico e quindi ha avuto una sua degna presenza come dimostrano le opere d’arte che qui vi proponiamo. Si va dalle terrecotte di Djennč ai bronzi di Benin, dai dipinti e graffiti rupestri del Sahara ai dipinti dell’Etiopia, una grande varietŕ iconografica della quale cerchiamo di dare una piccola esemplificazione in un breve spazio.
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Album: Pitture murali cinesi

Le pitture tombali della antica Cina sono molto interessanti sia dal punto di vista artistico che per lo studio della storia e del costume di questo paese. Qui trovate alcuni esempi significativi. Le foto provengono da un’interessante pubblicazione del 1974 edita a Pechino. Le pitture sono state trovate in tombe di varie epoche ed in diverse localitŕ, scoperte per la maggior parte in scavi condotti negli anni cinquanta dagli archeologi cinesi e vanno dalla fine del primo secolo A.C fino all’ottavo secolo D.C, dalla dinastia Han fino alla dinastia Tang. Esse sono il riflesso dei costumi della classe dominante dei proprietari terrieri, dei funzionari di corte, dei militari e delle loro cerimonie ed attivitŕ ludiche e in particolare della caccia e della guerra, ma anche della vita comune del lavoro dei campi e delle semplici abitudini dei contadini.
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Album: Le Grotte Mogao

Pitture parietali nelle grotte Mogao Sulla via della seta, a Dunhuang. Il viaggiatore che percorra l’antica via della seta, giunto nella regione dell’Xinjiang ai bordi del grande deserto del Takalamakan, arriva nella antica cittŕ di Dunhuang, centro carovaniero, fondato nel 110 a.c. dall’imperatore cinese WU della dinastia Han. Qui giunto, non puň fare a meno di visitare le famose grotte Mogao, distanti non piů di 25 km dalla cittŕ. Sono una sorprendente e meravigliosa galleria di pitture murali, di sculture in stucco ed hanno anche conservato una raccolta di manoscritti e testi fondamentali dell’arte buddista, il tutto creato nell’arco di un millennio. Dunhuang č stato un punto nodale per tutto un millennio, luogo di incontro fra l’est e l’ovest di tutta l’Asia Centrale. Da quella regione ai bordi del grande deserto sono passate tutte le correnti culturali e soprattutto religiose dell’epoca, a cominciare dallo zoroastrismo al nestorianesimo e cristianesimo orientale, ma soprattutto del buddismo, che dall’India per quella via si diffuse nello sterminato territorio della grande Cina. Senza entrare in maggiori particolari vogliamo qui presentare ai nostri visitatori di “IMMAGINI” alcune pitture parietali che si possono collegare a quelle giŕ presentate, delle tombe cinesi dello stesso periodo (epoca Han fino ai Tang), nelle precedenti pagine. Sarŕ solo una pallida idea di questo aspetto poco noto dell’arte antica dell’Asia centrale, ma che potrŕ suscitare curiositŕ e desiderio di approfondimento.
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Album: Sculture cinesi di Mogao

Dopo aver presentato le pitture delle grotte di Mogao vogliamo dare anche una sintetica visione delle sculture. che insieme alle pitture ne ornano le pareti e sono una interessante manifestazione artistica del connubio fra l’arte cinese ed il mondo buddista che proprio in quell’epoca si sta sovrapponendo al confucianesimo. Il carattere di queste sculture č religioso e ben diverso dalla tradizione cinese confuciana. Tutta l’arte di questo periodo č parallela a quella che vi abbiamo presentato con le pitture murali delle tombe cinesi dello stesso periodo dal 1° secolo a.C al VII-VIII secolo d.C. Le immagini ci sono state proposte dal nostro socio Alberto Codecasa che percorse a suo tempo la via della seta. Vogliamo qui ricordare che in queste grotte sono stati trovati anche veri e propri tesori di rotoli manoscritti e documentazioni su argomenti religiosi del buddismo ma anche importanti scritti di carattere scientifico, astronomico, naturalistico, politico ed economico in migliaia di pagine tanto da costituire un vero archivio della cultura di quei secoli. Il tutto č custodito dal Dunhang Research Institute. Le immagini ci sono state date dal nostro socio Alberto Codecasa e provengono da una pubblicazione guida sulle grotte pubblicate da Dunhuang Research Institute Foto di Qi Duo
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Album: Icone russe

Vicenza cittŕ del Palladio, con la sua Basilica, le sue ville e i suoi palazzi. Le classiche scenografie cinquecentesche tracciano quasi il modello di una cittŕ unius architecti. E invece… basta poco a scoprire come il tessuto urbano sia composto di elementi eterogenei, irriducibili ad una formula unica; basta allargare solo di un po’ il consueto itinerario tra le meraviglie palladiane per scorgere altre meraviglie, che magari aiutano ad illustrare o a capire meglio le prime, e viceversa. E cosě, a raccontare una parte importante della storia della cittŕ ecco uno dei piů significativi esempi di architettura barocca della terraferma veneta, le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari. Frutto di una profonda riflessione sul delicato problema della gestione dei patrimoni artistici privati in vista di una pubblica fruizione, da qualche anno Banca Intesa ha portato a compimento un progetto culturale di grande impegno, trasformando, grazie ad un accorto restauro, in sede museale la storica residenza dei Leoni Montanari. Con l’apertura al pubblico delle omonime Gallerie all’interno della bella dimora storica vicentina si č cosě espressa la volontŕ di rendere accessibili al pubblico, in maniera stabile e continuativa, alcune delle collezioni d’arte dell’Istituto. Al piano nobile č esposta una preziosa raccolta di pittura veneta del XVIII secolo, espressiva dell’ultima, splendida stagione pittorica della Serenissima, tra cui un significativo corpus di tele di Pietro Longhi, vedute urbane e “capricci” architettonici di Canaletto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi. Il piano alto del palazzo accoglie invece circa centrotrenta icone russe dal XIII al XIX secolo - una significativa selezione della raccolta degli oltre quattrocento esemplari messa insieme all’inizio degli anni Novanta dal Banco Ambrosiano Veneto, ed ora confluita in Banca Intesa, - organizzate secondo un itinerario che affronta i temi della tradizione liturgica ortodossa. Ed č una piccola selezione di queste “finestre sull’infinito” quella che qui presentiamo in “Immagini”.
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Album: Quando Dio abitava a Ife

Capolavori dallŐantica Nigeria. Una stupenda mostra a Palazzo Strozzi di Firenze, che presenta la raccolta di 50 capolavori di arte africana provenienti dai piť antichi regni dell'Africa, normalmente conservati - ma non esposti - nei musei dell'attuale Nigeria. La presentazione dei 50 capolavori provenienti dall'antica Nigeria avviene attraverso tre diverse chiavi di lettura. Una parte didattica racconta allo spettatore i fatti che portarono alla scoperta degli straordinari oggetti esposti. In questa parte, piť didattica, vengono riportate le descrizioni, ormai leggendarie, dei primi viaggiatori che, alla fine del '500 si avventurarono negli antichi regni d'Africa fino alle voci piť recenti del '900. sito della mostra: http://www.anticanigeria.it
Last change: 08/13/09
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Album: Ceramiche Attiche e Apule

Collezione Banca Intesa. La collezione di circa 450 vasi radunata tra il 1830 e il 1860 dall’arciprete Giuseppe Caputi e dal suo erede Francesco Caputi a Ruvo di Puglia, č una delle poche collezioni “storiche” giunte intatte fino a noi. I materiali in essa contenuti provengono, come sappiamo da indicazioni di diverse fonti contemporanee, dalle importanti necropoli di VI-III sec. a.C. rinvenute nella cittadina dalla fine del ‘700 in poi. Le necropoli erano pertinenti a un antico insediamento peuceta fiorente dal VI secolo fino all’etŕ romana. La collezione Caputi fu ceduta negli anni ‘30 del XX secolo alla famiglia Resta e poi acquistata nella sua interezza, negli anni ‘50, dall’ingegner Giovanni Torno. L’ingegner Torno, oltre a conservare la raccolta a Milano - impedendone cosě la dispersione - in una dignitosa sistemazione di tipo museale, con il nome di "collezione H.A.", ne incrementň la consistenza con l’acquisizione di una settantina di vasi a vernice nera, fino ad arrivare ai 515 pezzi attuali. Oggi l’intera collezione č proprietŕ di Banca Intesa, che sta compiendo sul materiale un’importante opera di tutela, studio e valorizzazione, procedendo a puliture e restauri che hanno reso agli oggetti, tutti di altissima qualitŕ, lo splendore originario, pur rispettando in non pochi casi i restauri ottocenteschi.
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