Il tempo che fu 
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Album: Emigranti

Belle, interessanti, commoventi le foto nei nostri emigranti di inizio secolo, che ci presenta Mario Dalmazzo. E non sono soltanto gli italiani del sud che emigrarono negli Stati Uniti, Canada e America del Sud: ci furono anche i liguri e piemontesi, come questi emigranti del cuneese. Per una attenta ricostruzione delle vicende storico sociologiche legate al fenomeno dell'emigrazione si veda la recensione dell'ottimo libro di Poinard che trovate nella sezione "recensioni" del nostro sito.
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Album: Dancalia

Dancalia (Etiopia) 1928-29 e 1995, di Antonio Biral. Etiopia anno 1928, l'italiano Ludovico Nesbitt per la prima volta nella storia percorre da sud a nord l'inesplorata Dancalia, un'area geografica tra le più torride e inospitali della terra, con temperature che raggiungono i 60 C. Attraverso la Depressione Dancala (120 m sotto il livello del mare) e la Piana del Sale, raggiunge, dopo mille peripezie, Dallol e la costa del Mar Rosso. Etiopia anno 1929, un altro italiano, Raimondo Franchetti, alla testa di una carovana formata da un centinaio di uomini e di altrettanti cammelli attraversa la Dancalia da est a ovest, e precisamente da Beilul, sul Mar Rosso, a Macallé. Etiopia 1995, Antonio Biral e altri nove compagni, dei quali tre donne, con una carovana di cammelli ripercorre il tratto più impegnativo dell'esplorazione del 1928. Dal lago salato Afrera alla Piana del Sale. Sfidando condizioni climatiche proibitive tra popolazioni poco tolleranti e imprevedibili, gli Afar.
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Album: La transumanza

Belle foto di pastori raccolte da Mario Berruti. Lo sviluppo della pastorizia in alta Valcamonica (provincia di Brescia), favorito dalla presenza di molti pascoli sopra i 2000 metri difficilmente raggiungibili dal bestiame grosso, può essere fatto risalire senza dubbio ad epoche assai remote. Eppure, nonostante questa attività economica per secoli sia stata ininterrottamente presente nel paesaggio sociale delle valli bresciane, conoscendo la sua crisi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quella del pastore è sempre stata avvertita come una figura ai margini, scarsamente integrata rispetto alla comunità degli umani, della quale non condivideva stabilmente nè lo spazio, il luogo di residenza, nè il calendario e il tempo. Tra fine maggio e i primi di giugno era il momento di recarsi ai pascoli alti, a fine settembre quello di ridiscendere al villaggio; al principio di ottobre si partiva per la pianura - il Lodigiano, il Cremonese, la Bassa bresciana - per ritornare in valle nella seconda metà di maggio. Transumanza invernale e transumanza estiva erano gli eventi in cui si divideva l'anno dei pastori. Questa separatezza, sancita dallo stesso gergo, il gavì, che essi utilizzavano per distinguersi e riconoscersi tra loro, ha suscitato spesso la diffidenza e l'ostilità sia dei valligiani che dei contadini della pianura, creando difficoltà al lavoro e condannandoli a una condizione di estrema solitudine.
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