Perù, magia Inca
di Marcello Sergio

Il nostro tour prevede un itinerario attraverso alcune tra le località più importanti e rappresentative del Perù. Questa Nazione negli ultimi anni ha avuto una stabilizzazione politica e una discreta crescita economica sfruttando soprattutto le risorse del territorio. Il Perù infatti rappresenta il 4 produttore di oro al mondo ed il 2 di argento e rame. Il viaggio inizia naturalmente dalla capitale Lima. Nove milione di abitanti rispetto ai 30 milioni dell’intera nazione, Lima è suddivisa in 47 quartieri, ognuno dei quali ha un suo sindaco. Attualmente vi è un Sindaco principale, per la prima volta di sesso femminile. Atterrati all’aeroporto di Lima, situato nella zona del porto, veniamo subito sorpresi da un forte odore di pesce! Ci viene spiegato che è dovuto alla produzione della “farina di pesce”, prodotto tipico di essiccazione peruviano. Le condizioni meteorologiche a Lima sono molto particolari. Qui non esiste il cielo azzurro! Si dice che il colore del cielo a Lima è simile a quello della “pancia di asino”, cioè grigio (Lima è detta anche “la città grigia”), vi sono quasi sempre le nuvole, ma non piove mai! e quando si dice mai è proprio mai! L’ultima pioggia abbondante risale a circa 40 anni fa. Queste condizioni climatiche sono dovute all’umiditá proveniente dall’Oceano Pacifico su cui si affaccia Lima. Non vi sono metropolitane nè ponti, il trasporto pubblico si serve di caratteristici bus colorati. Il centro storico di Lima è costituito dalla Plaza Mayor dove è possibile vedere la Cattedrale di S. Giovanni Evangelista del 1535, quando Francisco Pizarro vi pose la prima pietra, il Palazzo Presidenziale, la Casa del Oidor, la più antica costruzione di Lima, il Palazzo dell’Arcivescovado, il Palazzo Municipale. La Cattedrale, unica tra le costruzioni della Plaza visitabile, accoglie la tomba di Pizarro ed è costruita con colonne ed architravi in legno. Ciò ha reso possibile la conservazione nei secoli, resistendo ai numerosi terremoti che si verificano in Perù. Anche il Convento Francescano, poco distante dalla Cattedrale, è costruito con mattoni di una pietra locale detta “adobe”,  realizzati con terra, paglia e altro materiale che lasciato ad essiccare li rende resistenti alle vibrazioni sismiche permettendo minimi spostamenti senza che si verifichino crolli. Notiamo infatti che alcuni punti delle pareti del Convento presentano delle curvature dovute alle scosse di terremoto, ma non sono pericolanti. Questo tipo di mattone rappresenta anche un buon isolante termico. Le attività finanziarie e commerciali sono state spostate in questi ultimi anni dal centro della città verso il quartiere di S. Isidro, dove sono presenti anche centri residenziali. Il quartiere Miraflores invece rappresenta la zona a maggior sviluppo turistico. Infatti anche nelle ore serali è frequentato da turisti e locali, potendo rimanere in giro per negozi e ristoranti aperti fino a tarda sera. Percorrendo a piedi la Avenida Larco si giunge fino a Larcomar, caratteristico centro commerciale all’aperto, costruito su più livelli, con spettacolare affaccio sull’Oceano Pacifico.  Il nostro viaggio prosegue, dopo un volo di circa 2 ore, per Arequipa. Situata a 2350 m di altitudine, Arequipa viene spesso scelta come meta per acclimatarsi ed evitare il cosiddetto “mal di montagna” (mal di testa, nausea, affanno) che può colpire il viaggiatore recandosi verso le località di Puno e Cusco situate ad oltre 3000 m. Vengono consigliati dalle guide alcuni accorgimenti: bere molta acqua, camminare lentamente ed evitare gli sforzi può essere un primo consiglio. È preferibile assumere il “mate di coca”, ossia il the con infusione di foglie di coca che ha la funzione di rendere l’organismo più resistente allo sforzo fisico, riducendo anche il fenomeno del jet lag. Ancora più efficace, e sicuramente da provare anche solo per curiosità, è masticare le foglie di coca. Una dozzina di foglie di coca, facilmente reperibili in hotel o in qualsiasi piccolo bar, vengono avvolte a formare una “palla” intorno ad un frammento di pietra “llicta”, anch’essa messa a disposizione dalle guide, che ha la funzione di “catalizzatore”, quindi di rendere assorbibile con la saliva l’essenza delle foglie. Altro rimedio naturale per la sensazione di nausea che può prendere salendo in altitudine oltre i 3000-3500 m può essere quello di inalare da un batuffolo di cotone imbevuto di alcol etilico. Bisogna dire che le guide più attrezzate sono equipaggiate in macchina di bombola di ossigeno, presente anche in tutti gli alberghi, a disposizione dei turisti. Ad Arequipa è importante visitare la Plaza de Armas, con la Cattedrale, ed il Monastero di S. Catalina. La Plaza de Armas  è costituita da edifici e porticati realizzati in “sillar”, una roccia vulcanica chiara che ha dato ad Arequipa il nome di “città bianca”. Questo tipo di pietra sostituì infatti in questa regione l’”adobe”, che abbiamo invece ritrovato a Lima, resistente anch’essa ai fenomeni sismici che molto spesso si verificano nella zona. Il Monastero di S. Catalina rappresenta una “città dentro la città”. Fondata nel 1580 da Maria de Guzman, ospitò nel corso dei secoli centinaia di suore di clausura. È possibile visitare le celle dove abitavano le suore, percorrendo vere e proprie stradine, che portano il nome di località spagnole (Siviglia, Granada, Toledo), caratteristiche per le colorazioni accese (blu, arancio) delle mura. La regione di Arequipa è nota per l’artigianato e soprattutto per la lavorazione della lana. Vi sono 3 varietà di lana pregiata: la vigogna, più rara e costosa, l’alpaca (baby alpaca e royal alpaca) altrettanto morbida e calda e il lama, che dà una lana più grezza. Esiste anche un incrocio tra alpaca e lama, detto huaìso, che non ha la possibilità di riprodursi. Se avete intenzione di acquistare un prodotto in lana di alpaca, fatelo ad Arequipa, dove vi sono le ditte produttrici. Si prosegue verso Puno ed il lago Titicaca. Si raggiungono quindi altitudini intorno ai 3800-4000 m. Lungo il tragitto è possibile vedere sia la vigogna che l’alpaca ed i lama che pascolano tranquillamente lungo le pendici dei monti o nelle vallate circostanti. Il paesaggio è caratteristico e possiamo renderci conto dell’altitudine in cui ci troviamo in base alla vegetazione circostante. Infatti man mano che si sale l’erba circostante diventa più bassa e diradata. Prima di arrivare a Puno è possibile visitare il sito archeologico di Sillustani, dove sorgono le “chullpas”, torri funerarie dove i defunti venivano sepolti insieme a cibo, indumenti ed effetti personali, ma non sono mai stati ritrovati i resti umani, costituendo tuttora un enigma per gli archeologi. Puno è una cittadina situata sul lago Titicaca. Rappresenta uno spaccato delle tipiche atmosfere peruviane con la Plaza de Armas, su cui sorge la Cattedrale, e Calle Lima dove è possibile fare una passeggiata tra negozi di artigianato e ristoranti tipici. Il Lago Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo, situato a 3809 m. Ha una superficie di 8560 km quadrati, uno dei più grandi del Sud America, con una profondità fino a 274m. È costituito per il 90% di acqua dolce e per il 10% di acqua salata. La percentuale di acqua salata rappresenta una spiegazione per il fatto che il lago non è mai ghiacciato, ma un’altra teoria prevede che vi sarebbe una faglia sotterranea di acqua calda. Per il 60% appartenente al Perù e per il 40% alla Bolivia, il lago Titicaca è una meta turistica, oltre che per il paesaggio, per la presenza delle Islas Uras,  le bellissime isole galleggianti sconosciute al turismo fino agli anni 90. Gli Uros sono tuttora una popolazione che vive di caccia e pesca, praticano il baratto, pur avendo le scuole elementari ed essendo praticamente autosufficienti. Costruiscono le loro isole sfruttando i blocchi di radici di “totora”, ossia di giunco. Sovrapponendo diversi strati di questo materiale, riescono a costruire le strutture galleggianti ove vivono, comprese le barche su cui navigano sul lago Titicaca. La totora rappresenta per gli Uros anche un alimento importante, essendo ricco di iodio e quindi prevenendo le malattie della tiroide. Con una navigazione di circa 1 ora si arriva all’isola di Taquile, rinomata per l’arte della tessitura. Il nostro viaggio ci porta verso Cusco, ma la strada è lunga ed il percorso ricco di attrazioni turistiche. Pucara, situata sempre sull’altopiano del Titicaca, ospita un museo archeologico dove sono esposti monoliti e stele in pietra raffiguranti immagini antropomorfe. Abbiamo la fortuna di assistere alla sfilata di bande musicali rionali in occasione della Festa di Gesù Bambino, con uomini e donne che ballano indossando i costumi tipi locali. La cittadina è famosa per la produzione dei “toritos”, ossia dei torelli in terracotta che vengono fissati sui tetti delle case spesso insieme ad una croce, come portafortuna. Proseguendo verso Cusco si raggiunge il passo La Raye a 4338 m dove è possibile ammirare un incantevole paesaggio tra i rilievi delle Ande. L’aria rarefatta e rigida non ci impedisce di godere della spettacolarità del luogo. Altre due tappe ci separano da Cusco: una sosta presso Raqchi, per ammirare i resti del Tempio del dio Inca Wiracocha, ed una per ammirare i dipinti della chiesa di S. Pietro di Andahuilillas, detta “la Cappella Sistina del Sud America” (vietato fotografare). Ed eccoci arrivati a Cusco: 500 mila abitanti, l’80% della popolazione vive di turismo, concentrato verso il centro cittadino e destinato verso la Valle Sacra e Machu Picchu. Cusco è una bellissima città dove si osserva una mescolanza di stili incaico e coloniale. La visita può iniziare dal caratteristico quartiere di San Blas con la sua chiesa e le numerose botteghe artigianali dove è impossibile resistere allo shopping degli oggetti più tipici della regione (dai prodotti tessili ai dipinti dalle tinte accese, dalle zucche lavorate “mates burilados”, ai prodotti in ceramica e argento). Percorrendo in discesa la Costa de San Blas, una viuzza che parte dalla piazzetta, si arriva alla Plaza de Armas. Incantevole e maestosa piazza su cui si affaccia la Cattedrale, con a destra la Iglesia del Triunfo e a sinistra la Iglesia di Gesù e Maria, la Iglesia della Compania, circondata da portici sormontati da caratteristici “balcones”. È possibile visitare la Cattedrale insieme alle due chiese laterali in quanto comunicanti tra di loro. Assolutamente impossibile fotografare, anche in questo caso si assiste alla commistione tra le usanze inca radicate al culto della Madre Terra (Pacha Mama) e lo stile coloniale spagnolo e cattolico. Per cominciare ad avvicinarsi alla conoscenza delle tecniche di costruzione Inca e le relative simbologie è d’obbligo la vista al sito Qorikancha (Tempio del Sole). Sarà possibile infatti comprendere la perfezione del taglio delle pietre che si sovrappongono tra loro perfettamente senza uso di cemento e senza interstizi tra l’una e l’altra. L’inclinazione delle mura rende ragione della conoscenza degli Inca del loro territorio; infatti queste mura hanno resistito ai numerosi terremoti che si sono verificati nel corso dei secoli, mentre alcune costruzioni coloniali sono miseramente crollate. Le mura sono perfettamente rettilinee e le aperture trapezoidali sono perfettamente allineate tra di loro. In alcune nicchie anch’esse trapezoidali è possibile osservare durante il solstizio del 21 giugno il fenomeno dell’allineamento con il raggio del sole nascente. Le conoscenze astronomiche degli Inca con lo studio degli allineamenti dei pianeti rappresentano tuttora un mistero e ne rendono testimonianza anche il Parco archeologico di Saqsaywaman che sovrasta dall’alto la città di Cusco e dove è possibile vedere il masso più grande e pesante delle costruzioni Inca, e quello di Ollantaytambo nella Valle Sacra. Il Mirador de Taray è uno spettacolare punto di osservazione sulla Valle Sacra che ci aprirà la strada verso il nostro obiettivo turistico principale. Ma prima, per la gioia dei portafogli dei turisti, è possibile soffermarsi verso uno dei mercati artigianali più grandi della regione che si trova a  Pisac. Eccoci finalmente arrivati alla meta principale del nostro viaggio: Machu Picchu! Si parte dalla stazione di Ollantaytambo di prima mattina per prendere il treno della Perurail Vistadome, che dà la possibilità di osservare il panorama circostante attraverso le vetrate poste sul tetto. Il tragitto dura circa 1 ora e 45 minuti durante i quali si scende alla quota di 2400m del sito archeologico. Con l’utilizzo di un pulmino si arriva alla “città perduta” di Machu Picchu. Considerata una delle nuove 7 Meraviglie del Mondo, venne scoperta dall’americano Hiram Bingham nel 1911 e quest’anno ricorre quindi il centenario (vedi certificato!). La conformazione delle montagne circostanti solcate da profonde incisioni che le percorrono per tutta l’altezza, la nebbia che solitamente avvolge il sito, dà al luogo un aspetto magico ed unico per cui vale la pena affrontare un viaggio così lungo dall’Italia. Vi sono due punti panoramici da cui è possibile vedere l’intero sito archeologico, con le sue costruzioni in pietra sapientemente tagliate dagli Inca ed i resti dei vari Templi dedicati agli dei. Anche in questo caso ci si rende conto delle conoscenze avanzate delle tecniche di costruzione correlate allo studio astronomico del sole e delle stelle. Durante il solstizio del 21 giugno, la Grotta del Sole viene illuminata dai raggi del sole nascente che filtrano attraverso una stretta finestra. Come sfondo ai resti archeologici, l’inconfondibile profilo del Huayna Picchu, la montagna che rende l’immagine di Machu Picchu famosa in tutto il mondo. Il posto è magico, si respira un’energia che scaturisce probabilmente da un qualcosa che gli Inca conoscevano bene: la forza e la potenza della Pacha Mama , la Madre Terra. È straordinario considerare come i peruviani abbiano saputo sfruttare turisticamente questo posto. Durante il viaggio di ritorno, sul treno, assistiamo ad un breve spettacolo con musica e danza di un personaggio in maschera tipica. A seguire una sorta di sfilata di moda da parte del personale del vagone per esibire i capi sia maschili che femminili realizzati in morbida lana di alpaca: un richiamo per convincere i turisti agli ultimi acquisti!

Note: se proprio volete recarvi in Perù, non fatelo in periodo natalizio, ma se mai in estate o entro la metà di dicembre. Farà forse più freddo, ma eviterete la pioggia che ci ha purtroppo accompagnato durante la visita al  lago Titicaca e al Machu Picchu!