I colori ed i contrasti: impressioni di un viaggio in India

di Marcello Sergio - Cigv Roma

 

Il primo impatto con la realtà dell'India e' attraverso New Delhi, città che conta oltre 14 milioni di abitanti. Di solito parliamo di traffico nelle nostre città italiane, ma cio' che si vede a Delhi e' inverosimile.La guida e' all'inglese, a destra, ma sulla stessa carreggiata marciano sia il pedone che il ciclista, il riscio' ed il tuc-tuc, l'automobile ed il camion, la motocicletta e l'immancabile mucca che, a bordo strada o al centro, viene rispettata da tutti nel suo quieto pascolare lungo le strade. Ancora piu' impressionante e' il rumore continuo dei clacson che servono solo ad attirare l'attenzione, senza alcun nervosismo o fretta da parte di chi guida (nelle nostre città sarebbe corredato da esclamazioni e gestacci vari).


La visita della città comincia con la grande Moschea, ma dopo e' il silenzio e la quiete del parco dove viene ricordato il Mahatma Ghandi ad irrompere nel fragore del traffico di Delhi.
La religiosità del luogo e l'enorme rispetto che nutrono gli abitanti verso il loro illustre personaggio e' dimostrato dalla cura del giardino circostante. Due persone puliscono in continuazione il marmo del mausoleo intorno alle fiaccole perennemente accese. E questo e' il primo contrasto verso le condizioni poco igieniche delle strade circostanti.
La bellezza dei palazzi e templi e' nota a tutti, ma l'aspetto della metropoli avvolta da un cielo giallo pallido forse e' meno conosciuta. Forse non sapremo mai la quantità di smog e "polveri sottili" presenti nell'aria di Delhi (a Roma e Milano esce un bollettino pressocche' quotidiano).

Il nostro viaggio prosegue con Mandawa, città famosa per le case decorate da stupendi affreschi che abbelliscono le pareti. Alcuni palazzi sono ben conservati, altri vengono tenuti in stato di abbandono senza alcuna vigilanza da parte delle autorità locali.
Il contrasto e' tra la bellezza delle case e le condizioni in cui vivono le persone che vi abitano, che con grande dignità proseguono le loro attività quotidiane, mentre noi turisti continuiamo la nostra visita.  A Mandawa, come in altre località dell'India, i bambini piccoli hanno il contorno degli occhi truccato con linee nere e cio' rende il loro sguardo piu' luminoso, facendo spiccare il bianco dei loro grandi occhi.

A Jaipur, con i riscio' ci buttiamo nel traffico caotico e nell'assordante rumore dei clacson.
Lungo la strada principale sembra una grande festa, come se la nostra squadra del cuore avesse vinto lo scudetto o la Nazionale avesse conquistato il campionato del mondo di calcio, riversandosi tutti lungo le  strade a fare caroselli con moto e macchine suonando il clacson.
L'emozione piu' grande e' la salita a dorso di elefante al Forte di Jaipur, straordinaria costruzione che si erge a pochi chilometri dalla città. La bellezza del posto e' indescrivibile, con stanze, soffitti e locali decorati nei piu' piccoli particolari ed un panorama meraviglioso sulla vallata circostante.

Tutti ormai conoscono la città di Agra per la presenza del famoso Taj Mahal, una delle nuove 7 meraviglie del mondo. E' indescrivibile il fascino della costruzione che rappresenta ormai il simbolo architettonico dell'India. La sera prima della visita al Palazzo, assistiamo ad uno spettacolo teatrale, che, nella sua semplicità di recitazione, ha la funzione di raccontare la grande storia d'amore tra l’imperatore Shah Jahan e la principessa Mumtaz.
Alla morte della principessa, l’imperatore, distrutto dal dolore, farà costruire in suo perenne ricordo un’opera che verrà ricordata nei secoli, richiamando a corte i piu’ importanti architetti e decoratori dell’epoca. Alla fine dello spettacolo noi tutti siamo commossi e l’attesa di vedere il Palazzo diviene sempre piu’ forte.
Finalmente all’indomani  vediamo la bianca costruzione che tante volte abbiamo visto nei reportage televisivi.
Lo stupore e’ enorme, la bellezza del posto incantevole! Sembra che una candida lacrima d’amore si sia riversata su una verde pianura!

Il giorno dopo, visitiamo una scuola pubblica di un piccolo paesino. I bambini lasciano allineate al di fuori delle classi, lungo un muretto, le loro scarpette e ci salutano, alcuni presentandosi con il loro nome.
Stupiscono i loro occhi grandi e sinceri, la timidezza di alcune bambine che, sorridendo, si voltano quando qualcuno di noi scatta una foto.
 
Le successive soste sono al palazzo di Gwalior, dove arriviamo con un treno locale partito da Agra ed al piccolo paese di Orccha. Quest’ultimo ci stupisce per la sua inconsueta tranquillità. E’ possibile passeggiare tra le stradine, le cui condizioni igieniche sono molto precarie, senza essere pero’ circondati da persone che vogliono a tutti i costi vendere qualcosa. La bellezza di Orccha e’ racchiusa nel suo Palazzo che visitiamo di mattina e che si contraddistingue per la meraviglia dei suoi affreschi ben conservati in alcune delle innumerevoli stanze.

La visita della città di Khajuraho ci stupisce per la bellezza dei suoi templi caratteristici per le decorazioni a sfondo erotico. Non vi e’ centimetro delle costruzioni che non sia decorata da una figura nei minimi dettagli. Le immagini piu’ belle sono quelle femminili nei loro veli trasparenti e meraviglia come sia stato possibile scolpirle nella pietra arenaria.

Non e’ possibile dire di aver visitato l’India se non si e’ stati a Varanasi.
Il traffico, la confusione delle persone che camminano, il frastuono dei clacson, la precarietà dell’igiene e’ tutto amplificato.
Ma a Varanasi, forse, viviamo l’esperienza piu’ affascinante!


La cerimonia serale sul Gange rimarrà un forte ricordo. La musica, l’innumerevole numero di persone che rendono grazie, i rituali dei sacerdoti che elevano gli incensi e pregano con la loro gestualità hanno il potere di coinvolgere totalmente e commuovere.
Ma l’emozione piu’ grande si avverte il mattino seguente, quando, con sveglia alle 4.30, ci troviamo sul Gange per osservare l’alba. Saliamo su una barca trasportata da un anziano rematore.
Ricordo che esattamente 8 anni fa ebbi la fortuna di vedere l’alba sul Sinai. In quell’occasione mia moglie era incinta al secondo mese e fece la scalata al Monte Sinai con grande tranquillità.
Questa volta sul Gange c’e’ anche mio figlio Federico che lascia correre sul fiume la fiammella votiva.
Al sorgere del sole mi rendo conto di aver vissuto un’altra esperienza unica, come quella sul Sinai, ed un ringraziamento si innalza al Cielo!