Sono passate solo poche settimane dal rientro a casa e il tavolo del nostro tinello è nuovamente coperto da carte geografiche, atlanti e guide turistiche. La febbre del viaggiatore non è passata, anzi la felice conclusione del primo viaggio ci incoraggia a continuare e questa volta la destinazione sarà la più lontana possibile: la Nuova Zelanda, contiamo poi di trasferirci in Australia, nel Sud Est asiatico e in Sud Africa. Questa volta non abbiamo le incertezze del viaggio americano di quattro anni fa; ormai disponiamo di sufficiente esperienza e di informazioni affidabili.
Proseguiamo senza fretta verso sud, le tappe sono brevi, generalmente meno di cento chilometri al giorno, ci fermino a guardare e a fotografare, ci concediamo pause per cercare di capire l'essenza di questo paese che ci appare contraddittorio: da una parte si presenta e si vende al turismo internazionale come simbolo della natura intatta e nello stesso tempo è la sua più palese negazione. La realtà è che dopo l'arrivo degli europei e la relativa massiccia introduzione dell'allevamento delle pecore, il paese fu ridotto a una landa adatta solo al pascolo, basti pensare che è stato distrutto fino al 96 per cento delle foreste di kauri, veri giganti della natura.
Qualche volta ci capita di accamparci accanto a camper, spesso ricavati da vecchi autobus, in cui abitano strani tipi alternativi: gente che ha scelto la vita nomade e che vive fabbricando piccoli oggetti di artigianato e soprattutto di sussidi statali.