Girondolando qua e là ...
arriviamo sul Baltico
di Francesco Costantini
Né Gioia né io siamo ”Grandi Viaggiatori”, però viaggiare ci piace e nel nostro carnet ci sono più di sessanta Paesi visitati.
La domanda che ci facevamo da qualche tempo era :”vale la pena di visitare gli staterelli baltici e cioè: Estonia, Lettonia e Lituania ?”. La risposta, oggi che ne siamo appena ritornati è: “si, ne valeva la pena”.
Sono belli e interessanti tutti e tre con una punta di maggior pregio per la città vecchia di Tallin, per i palazzi granducali della Lettonia, per le chiese barocche di Vilnius.
Ma procediamo con ordine ed ecco qua commenti e consigli di due “Piccoli Viaggiatori”.
Noleggiare un’automobile a Vilnius e girare senza accompagnatori per tutti e tre gli Stati Baltici è raccomandabile: le Agenzie di noleggio sono efficienti e gli impiegati disponibili, ma, quel che più conta, le strade sono ottime e poco frequentate. Grandi rettilinei, sorpassi facili e facilitati da automobilisti molto disciplinati e rispettosi tanto del codice stradale quanto dei diritti del pedone come avevo trovato solo in Canada. Autostrade nessuna, superstrade poche, ma non ce n’è bisogno (per ora).
Munirsi di carte stradali precise è essenziale perché comunicare con la gente del posto è quasi impossibile. Ho trovato un po’ d’inglese in Lituania e niente, ma proprio niente fuorché le impossibili lingue locali in Lettonia ed Estonia. Però tutti gentilissimi: a gesti e facendo disegnini sulla sabbia mi hanno sempre aiutato a ritrovare la rotta.
Naturalmente con l’eccezione degli alberghi e dei ristoranti dove i turisti sono tutti europei e americani.
A proposito di ristoranti: Il consiglio è di evitare i ristoranti tipici lettoni ed estoni dove si mangia proprio male. Si mangia benissimo invece nei buoni alberghi e nei ristoranti internazionali: e non soltanto cibo di ottima qualità, ma anche servito in maniera impeccabile. Il ristorante Otto Schwarz, nell’Hotel de Rome di Riga, merita almeno un paio di stelle Michelin. Il ristorante dell’Horel dei Bernardini di Vilnius, arredato in maniera aggraziatissima, mi ha anche usato una gentilezza ad personam: per tutta la serata il sottofondo musicale è stato a base di canzoni napoletane e romanze da opere italiane.
Il prodotto tipico dei luoghi è l’ambra. In vendita dappertutto, ma da comprare soltanto in Lituania, perché più economica. E se proprio necessario anche in Lettonia, a Riga, dove i rivenditori di ambra sono dappertutto: è un po’ più cara, ma bella e braccialetti, collane, anelli sono fatti con cura. Si riesce anche a farsi fare qualche sconto, ma, come in tutti i Paesi ex sovietici, la negoziazione è difficile.
Comunque da non comprare in Estonia. C’è meno scelta ed è più cara.
La storia dei tre Paesi è proprio interessante. Soltanto qui si può completare la conoscenza delle Città Anseatiche e dei Cavalieri Teutonici. Soltanto qui si può completare la storia del grande Regno di Polonia e Lituania. Soltanto qui si può ammirare la magnificenza dei Granducati di Livonia e di Curlandia.
La Curlandia. Un Granducato che per tanti rievoca solo operetta, ha invece lasciato dietro di sé Palazzi granducali di straordinario splendore come quello in perfetto stato di conservazione di Rundales e quello altrettanto bello, ma da restaurare, di Jurgala.
Palazzi dovuti all’ambizione di quel Biron (o von Buren), che, ultimo Granduca di Curlandia, godette dapprima dei favori della Zarina e poi li pagò con ventidue anni di Siberia.
I monumenti valgono il viaggio.
Tallin con le sue mura, le sue torri e, soprattutto, con la Chiesa del Santo Spirito che racchiude sculture e costruzioni lignee di grande pregio e che nulla hanno da invidiare ai capolavori raccolti nel Museo di Wroclaw. Ed anche con il suo originalissimo Municipio caratterizzato da una slanciatissima parete inferiore ed all’interno del quale ho goduto musiche di Bach suonate da un’arpista del posto che usava uno strumento a corda di duemila anni fa.
Riga con la Chiesa di San Pietro ed un campanile dal quale si gode una vista spettacolare della città.
Vilnius con le sue Chiese barocche ricche di decorazioni ed arredi rococò, con le sue Chiese gotiche dall’architettura insolita, persino con una Chiesa ortodossa (detta dagli abitanti locali “the russian church”) caratterizzata da un’iconostasi tutta verde. E con una Madonna Nera da venerare per le grazie che concede.
Kuresaare in Estonia e Kaunas in Lituania, altre perle.
 
Qualche impressione in libertà.
I Lettoni sono i tedeschi del Baltico. Duri e arroganti.
Gli Estoni sono “fifty fifty”. Quelli autoctoni sono i finnici del Baltico. Freddi e civili.         Quelli importati sono i russi del Baltico. Indifferenti.
I Lituani sono gli italiani del Baltico. Socievoli e servizievoli.
Tallin è la più bella delle città baltiche. Molto turistica.
Riga ha una città nuova piena di luce e di giardini.
Vilnius ha una stradina centrale, la pilies gatvè, per lo “struscio”.
Altre cose da ricordare.
Le ragazze sono tutte belle. Alte, bionde, slanciate. In Lettonia con le unghie laccate di verde. Ovunque con l’ombelico in bella mostra.
Non ci sono lavoratori extracomunitari. Camerieri e cameriere sono tutti del posto, giovanissimi, talvolta inesperti.
L’euro ha circolazione assai limitata, meglio dotarsi di valute locali, ma da spendere tutte finché si è sul posto.
I mendicanti sono pochi, ordinati, silenziosi e rigorosamente raccolti sul sagrato dell Chiese.
Ai semafori nessuno ti rompe le scatole per lavarti i vetri della macchina.
 
Conclusione.
E’ stato un bel giretto.
Un paio d’anni fa avevo visitato la Polonia ed ero rimasto sorpreso dal fatto che tanti amici mi chiedevano: “ma cosa vai a vedere in Polonia?”. Sorpreso perché la Polonia è bella e c’è tanto da vedere: Cracovia e Danzica sono straordinarie, ma anche Varsavia, Breslavia e Poznan sono di grande interesse.
Beh, le Repubbliche Baltiche sono altrettanto belle.