I Buddha incoronati dell’Arakan
E
San Tha Aung

di
Mario Dalmazzo

Molti anni fa durante un viaggio in Birmania, ancora si chiamava così, a Rangoon, altro nome ormai superato, trovai un libro che in un suo specifico capitolo trattava questo argomento che mi interessò moltissimo, anche perché l’Arakan era una regione non molto nota e praticamente irraggiungibile per i divieti del governo birmano. L’autore che si chiama o si chiamava San Tha Aung e secondo le note biografiche indicate sulla copertina, era un professore di fisica, arte e scienza dell’università locale, già ben noto per i suoi rapporti con l’Università di Harvard presso la quale aveva lavorato per i suoi studi sul computer , sull’atomo e l’energia nucleare. In quel momento era” Director General dell’Higher Education of Ministry of Education Burma”. Insomma un personaggio di rilievo nel paese e per di più nativo dell’ Arakan. Il libro, una pubblicazione del tipo dispensa universitaria, corredato però da una interessante documentazione iconografica , verte come dice il titolo, “The buddhist art of of ancient Arakan”, sul buddismo nell’Arakan.
L’argomento è assai particolare ed ora dopo tanto tempo, l’ ho ripreso in mano ed ho pensato di scrivere qualcosa in merito, perché proprio in questi ultimi tempi il governo burmese ha iniziato ad aprire al turismo questa regione, ma soprattutto per un altro motivo del quale dirò più avanti.
L’Arakan è una regione che si stende lungo la costa birmana affacciata sul golfo del Bengala ed una catena di alte colline boscose e per lo più disabitate la separano dal resto del territorio. Questa particolare configurazione geografica ha fatto sì che la regione restasse in un certo senso isolata dal mondo birmano ed anche da quello indiano del Bengala col quale confina, sviluppando una sua storia e cultura che ha mantenuto una sua originalità nei secoli passati, quasi dimenticata dalla Birmania stessa e dal Bengala islamico. Fu un regno importante fin dal 1000 d.C. e di esso si conosce la lunga lista dei suoi sovrani, leggendari e storici, una lunga dinastia che data il suo inizio nel 3000 a.C. con il primo Re, Maurayu, figlio di un principe di Kapilavastu, la mitica città nepalese ove nacque lo stesso Buddha.
Il buddismo è il substrato culturale della popolazion dell’Arakan, per secoli, anzi per migliaia di anni, si può dire che il Buddismo Theravada, la forma prima e più originale dell’insegnamento del Buddha, si è conservata quasi inalterata fino ai nostri giorni, usando tuttora i canoni Pali del Tripitaka e mantenendo anche una iconografia costante per secoli e secoli. I giovani si formano tramite la frequentazione dei monasteri, e la vita monastica li prepara ad affrontare il loro futuro. Il Buddismo tantrico con le sue deviazioni rispetto all’originale, non è mai penetrato nell’Arakan. Pagode e stupa hanno mantenuto le loro forme tradizionali e si trovano nei principali centri abitati o isolati nelle foreste e sui fiumi che sono ancora le principali vie di comunicazione della regione. La stessa cosa si può dire per l’iconografia della figura del Buddha . Ma c’è una eccezione ed è quella che mi ha interessato particolarmente e che il testo di San Tha Aung mette in rilievo:” the crowned Buddha “.
Ricordiamo come il Buddha dopo la famosa notte nella quale raggiunse l’illuminazione con la rinuncia a tutti i desideri e gli orpelli della vita, si spogliò dei suoi modesti abiti che pose in perfetto ordine accanto a se, disegnando così la forma dello stupa e indicando come lo spogliarsi di tutto il superfluo fosse il primo passo verso il raggiungimento della felicità spirituale. Da quel momento i buddisti si vestirono della semplice tunica che divenne l’abito comune dei monaci e dei devoti
Nella iconografia del Buddha ecco che accanto all’immagine tradizionale ne appare invece una diversa, e questo in modo prevalente nell’area birmana e nell’Arakan, una figura incoronata e addobbata con altri simboli del potere e della autorità terrena. Una iconografia che potremmo definire assolutamente non ortodossa anzi eretica e forse blasfema. La rappresentazione del Buddha in veste regale, fa notare l’autore del libro, non cambia però in nessun modo l’atteggiamento del personaggio, che mantiene tutte le sue varie posizioni ( mudra) che potremmo definire ieratiche e tutte con un loro preciso significato. La sua immagine mantiene quella espressione di distacco e di serenità che lo distingue in tutte le sue raffigurazioni come se gli ornamenti fossero una sovrapposizione indipendente.
Nel testo la trattazione del significato dei Buddha incoronati è portata avanti con richiami alla teologia del buddismo che esulano da questo breve ed elementare discorso e la risparmio ai lettori, essendo l’argomento troppo specifico. Ritengo però interessante riportare nella nostra sezione “Immagini” una serie di rappresentazioni dei Buddha incoronati tratte proprio dal testo di San Tha Aung , e che invito a visitare.
Voglio però citare una frase che mi sembra opportuna per comprendere meglio questa che potremmo dire insolita iconografia e che lo stesso San Tha Aung cita e che per trovare una risposta agli interrogativi che questa immagini del Buddha sollevano. Ne riporto una libera traduzione: “ E’ assolutamente chiaro nel Maha Parinibbana Sutta che “il Dio Buddha” non si adorna con regali addobbi, come una corona, collane, braccialetti ed anelli, ma comunque poiché egli aveva predicato molto sovente fra i troni dei re e dei potenti, molti della folla che accorrevano ad ascoltare avevano avuto l’impressione che lui stesso che parlava fosse un re. Secondo i nostri predecessori rimaneva negli ascoltatori l’impressione di un essere extraterrestre che parlasse loro e ciò naturalmente influenzo’ la produzione degli artisti e fonditori delle sculture verso le immagini coronate.”
Aggiungo che, come è naturale in tutte le questioni liturgiche, ci sono altre interpretazioni assai più complesse, come quella della storia del Re Jambupati, del regno di Pancala, potente e dotato di poteri soprannaturali, maestro nelle arti marziali ed abilissimo nell’arte dell’arco, che influenzò gli scultori e gli abili fonditori del bronzo a modificare le statue con l’aggiunta degli orpelli. La storia in realtà è assai più complicata ma ci porterebbe in spazi troppo ampi che esulano da questo scritto. Comunque noi guardiamo le immagini e notiamo ciaramente come al di sotto degli ornamenti regali la figura del Buddha rimanga inalterata nella sua espressione di serenità che supera ogni orpello, ogni desiderio, ogni debolezza della vita avendo raggiunto la consapevolezza piena della propria esistenza umana e il superamento di ogni sua negatività come il dolore.
Ho detto precedentemente che un’altra ragione mi ha portato a riprendere in mano questo vecchio libro ricordo del mio primo viaggio in Birmania che ormai ha ripreso il suo antico nome: Miamnar, quello che conobbe Marco Polo quando fu inviato là come esperto commerciale da Kublai Kan e che suscitò in lui tanta meraviglia.
L’altra motivazione che mi ha indotto a scrivere questo articolo è l’autore di questo libro che non ho mai conosciuto ma che avrei voluto conoscere. In verità ho fatto alcuni tentativi di ricerca per averne notizia senza risultato se non quello che ora riferirò.
Le mie indagini recentemente tramite il mezzo ora più diffuso Internet mi hanno portato lungo un cammino difficile; ho trovato il nome di San Tha Aung in un bollettino di Amnesty International nel quale si cita San Tha Aung come un condannato a venti anni di prigione per motivi politici dall’attuale governo birmano. Ecco alcune righe tratte da un rapporto del 2001 sul Sub continente asiatico in particolare sulla Birmania:
Si dice fra l’altro:
“ …….almeno 1500 prigionieri politici arrestati ngeli anni precedenti fra i cui 100 prigionieri di coscienza e centinaia di presunti tali si trovano ancora in prigione. Daw Aung San ed altri leaders della lega nazionale per la democrazia sono stati messi agli arresti domiciliari…”
In altro paragrafo “prigionieri politici”:
“ Un Aye Tha Aung prigioniero di coscienza e leader della Lega per la democrazia di Arakan è stato arrestato in aprile e condannato a 212 anni di carcere. Il suo stato di salute è sensibilmente peggiorato in seguito all’arresto. Egli era il segretario del comitato rappresentante il Parlamento del Popolo… Istituito nel 1998 dalla Lega Nazionale per la Democrazia…..”
UIn altro documento con soggetto “A tribute to te Martyrs day-19 jul. 1999 più avanti parlando di altri martiri lo stesso foglio scrive:
He was then elected by supreme Council of United Hills people as there chief representative to work with the burmese interim governement led by Aung San Sao Htun was Ag San wen the assassins raided the segretriat on fate ful.
Queste documentazioni che riporto frammentariamente non chiariscono con sicurezza la sorte del nostro autore e le riferisco solo come possibili eventi anche perchè la grafia dei nomi birmani può portare equivoche interpretazioni e chiedo scusa al lettore di essermi soffermato su questi particolari che , comunque, per me hanno significato anche per l’amore che porto per la Birmania e per il suo popolo che ho potuto apprezzare e conoscere nelle mie visite. Potrei concludere consigliando di non visitare questo paese e potrebbe essere una posizione corretta da un punto di vista ideologico, ma perdere un contatto ed un incontro che sempre genera uno scambio positivo dal punto di vista umano. Così questo breve articolo,posso dire, è dedicato a lui, a San tha Aung ,un uomo di grande personalità, amante della propria terra, l’Arakan, per la quale ha dato tutto sé stesso.