CABOVERDE
Ilha do Sal
di Laura Salvaterra
Tutto inizia tardi, quando con un'amica decido di pensare alla destinazione della nostra futura vacanza.
Dopo brevi ricerche anche tramite internet e televideo, all'inizio di settembre decidiamo la destinazione Caboverde per la fine di quel mese.
Giunte alla scelta dell'isola, Ilha do Sal, cominciai ad informarmi meglio sul luogo dove saremmo andate a finire, visto che la maggior parte di amici e persone che ne avevano sentito parlare, ci dicevano ….. cosa andate a fare su un'isola che non ha niente e noi spesso e volentieri non sapevano cosa rispondere, giacchè ci pareva che in fondo dicessero la verità.
Così, prese dalla curiosità, il 20/9/03 partiamo per Caboverde.
Decolliamo, con la Azzurra Air, verso le 14, dal Catullo di Verona, dopo che ci eravamo già fatte due ore di macchina per raggiungerlo.
Siamo in aereo, dopo aver sorvolato la Sardegna, il Marocco, le Canarie e trascorse 6 ore di volo, cominciamo ad intravedere la costa, con le sue onde bianche che si infrangono a riva.
Una volta atterrati (alle 19 ci sono ancora 30 gradi) ci guardiamo per un attimo e ci chiediamo, ma dove siamo finite ….
Da qui inizia la vera e propria vacanza.
Prendiamo il pullman e con i finestrini aperti (si moriva dal caldo), iniziamo a fare i nostri commenti su ciò che si comincia ad intravedere dell'isola. Arrivate all'hotel prescelto (il Crioula) ci assegnano la camera.
Il giorno a venire l'impatto con il mare è fantastico. Credevamo di trovare l'acqua fredda, visto che è Atlantico, ed invece si rivela calda.
Dopo essere uscite dall'acqua, ci incamminiamo verso il paese di Santa Maria o meglio verso il suo famoso pontile. Eravamo curiose di vedere se era proprio come le foto del catalogo, visto che dalle foto …. le cose risultano sempre più belle di quello che in realtà sono. Non era questo il caso, in realtà era molto meglio.
Siamo sul pontile, un'opera lignea d'altri tempi; la parte iniziale fatta con assi nuove, poi mano a mano le assi cominciano a diventare …. sconnesse, traballanti, con gobbe, con larghe fessure che bisognava ben guardare a dove si mettevano i piedi per non correre il rischio di farci prima di tutto del male ed in secondo di prenderci un delizioso bagnetto in mezzo ad una miriade di piccoli pesciolini.
Bella la scena dei pescatori che tornano al pontile, loro punto di incontro, con le barche cariche di ogni sorta di pesce. L'ilha do Sal è ricca solo di sale e pesce.
Facciamo una veloce visita in paese a Santa Maria, borgo vivacizzato dai colori solari delle abitazioni e ritorniamo al nostro hotel, non prima di essere tornate a rituffarci in quello splendore di mare.
Proseguiamo ……iniziamo ad ambientarci ed i giorni trascorrono in fretta..
E' ora di darsi da fare …. per vedere l'isola.
Lorenzo, un capoverdiano della vicina isola di Santiago, ci organizza il giro con un pick-up, sul quale prendono posto altri quattro ragazzi che alloggiano nel nostro hotel.
La prima tappa è Espargos, paese la cui vita ruota intorno alla crescente attività aeroportuale, fulcro economico di questo nucleo urbano, dove la modernizzazione ne modifica quotidianamente l'aspetto.
Ci dirigiamo poi verso la salina di Pedra de Lume, con a destra e sinistra sempre e solo mare blu, nonchè terra arida. Il luogo, anticipato da alcune vecchie costruzioni portuali, è collocato all'interno di un vasto cratere vulcanico spento. Per accedervi è necessario violare l'oscurità di una stretta galleria, un passaggio scavato nella roccia vulcanica per consentire ai salinari di trasportare più agevolmente il loro prezioso carico cristallino.
Manuel Antonio Martins fu, nella metà del 1800, uno tra i primi uomini d'affari coinvolti nel business del sale, un affare che pesava quanto ventimila tonnellate annue.
Una volta entrati nel cratere, il paesaggio offre una visione dantesca, ingentilita da fantastici cromatismi dei cristalli di salgemma. I colori virano dal rosa all'ocra, dal giallo al verde, quest'ultimo offerto dalla vegetazione palustre che cresce ai limiti delle saline. L'acqua del mare, che entra nel cratere grazie alle infiltrazioni nel suolo lavico, evapora lentamente, dando così vita ad uno scenario davvero unico. Dall'alto, si notano i sostegni ossidati ed in disuso da 24 anni di una teleferica, un ingegnoso sistema di trasporto messo in funzione dalla compagnia d'oltralpe Salins du Cup Vert, che assunse la proprietà nel 1919. Il cloruro di sodio estratto dal cratere prendeva così la via della vicina Africa e del più lontano Brasile.
Una strada tortuosa scivola fino all vasche di evaporazione. In uno di questi salmastri specchi di acqua è possibile prendere il bagno e provare le benefiche virtù terapeutiche. Qui non c'è il rischio di annegare, l'acqua tiene incredibilmente a galla!
Si deve fare però attenzione agli occhi, così come è necessario indossare sandali di gomma per proteggere i piedi dalle taglienti lamine cristalline. Portare con sé delle bottiglie di acqua dolce è attualmente l'unica soluzione per farsi una piccola doccia al termine della salata abluzione.
Una timida ripresa dell'attività estrattiva sembra sconfiggere gli spettri della decadenza di un settore che, negli anni trenta, vide l'inizio di un progressivo ed inesorabile declino.
Alcuni progetti di recupero dell'area a fini termali e la costruzione di un ristorante nella zona, lasciano presagire ad una possibile rinascita di Pedra de Lume come attrazione turistica.
Ritornati ad Espargos, raggiungiamo, sul litorale opposto, Palmeira, centro portuale ed attracco per diportisti, pieno di container, dove non manca anche lo stabilimento Shell.
Una pista corre ora a nord, seguendo la linea costiera sino alla piscina naturale di Buracona. La forza dell'oceano ha modellato la scogliera vulcanica a formare una sorta di grande vasca incassata tra cristalli di lava nerastra. Alcuni potenti flutti assicurano di tanto in tanto il ricambio dell'acqua.
A fare da cornice è la schiuma biancastra di fragorose onde che flagellano le pareti di magma secolare, mentre un articolato insieme di grotte sottomarine attira numerosi subacquei.
Rientrando a Santa Maria, la strada sfiora la Baia do Algodoeiro, oltre la quale alcune belle dune sinuose anticipano l'estremità meridionale dell'isola e dove le tartarughe hanno eletto il sito come fondamentale punto di sosta tra America ed Africa, oltre che a significativo luogo di riproduzione.
Quest'ultimo avviene tutto l'anno, ma è nel periodo estivo che la tartaruga verde intensifica la sua presenza sui litorali di Sal, deponendo anche 100 e più uova ogni volta, da luglio a settembre.
Al termine di questa interessante escursione all'interno dell'isola, siamo giunte agli sgoccioli del nostro viaggio.
Lascia un po’ di tristezza, alla fine, questo break, pegno di una vacanza solare e tranquilla, lontana anni luce dalla frenesia delle nostre città.
Ma…. torniamo soddisfatte…… per ciò che abbiamo lasciato.
Sicuro che ritorneremo a Sal, ma vorremmo vederle tutte le 9 isole dell'arcipelago!
Laura Salvaterra - CIGV Italia