Il restauro della Casbah Bassa di Algeri
di Luciano  Bertoli
Riteniamo interessante per i nostri visitatori questa relazione che l’ing. Luciano Bertoli ha tenuto al club rotariano di Tonon les Bains su di un argomento di sicuro interesse su di un particolare paese a noi vicino ma non molto frequentato per i noti problemi.
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1 – GENERALITÀ
Ho il piacere di intrattenervi, oggi, su una operazione molto importante, che ho realizzata una decina di anni fa, e che è stata il coronamento della mia carriera di architetto. La mia professione, iniziata in Italia un …. pochino di anni fa, ha avuto il suo maggiore sviluppo in Tunisia, dove ho vissuto quasi trent'anni, e, da questo centro, dove avevo il mio studio principale, anche in Iran, Etiopia, Libia, Algeria, Marocco. Rientrato dalla Tunisia alla fine della leadership di Bourguiba, avevo la ferma intenzione di mettermi in pensione anticipata: ma era, come dice il proverbio, fare i conti senza l'oste. In effetti ebbi la gradita sorpresa di essere stato contattato per la realizzazione di un'opera ambiziosa e di grande importanza, e precisamente il restauro della Casbah Nord di Algeri, detta "Bassa Casbah", quartiere che dà sul mare e che era costituito da un complesso di diversi palazzi e costruzioni più modeste, certune in stato di completo abbandono, altre parzialmente distrutte o pericolanti.
Il mio nome era già conosciuto nel Maghreb, dalla Tunisia, e devo dire che le autorità del Paese mi hanno accolto favorevolmente: in effetti il progetto era realizzato per conto dello Stato, da una grande impresa italiana. Il complesso di cui si tratta era conosciuto col nome di "BASTION 23" , perché parzialmente edificato sopra ed a lato delle fortificazioni verso mare, che costituivano le prime difese della città contro gli invasori.
2- UN PO' DI STORIA.
Allo scopo di rendere più comprensibile l'Architettura di un Paese, è necessario conoscerne la Storia, dalla quale la prima, oltre che da altri fattori geografici e climatologici, è direttamente influenzata.  Per questo scorriamo, a volo d'uccello, i fatti salienti che hanno portato alla nascita ed allo sviluppo della città di Algeri, che va vista nel contesto del Maghreb, costituito dai tre principali Paesi dell’Africa nord occidentale e cioè il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, con particolare riguardo, almeno in questo intervento, all'Algeria ed alla città di Algeri.
La città di Algeri deriva il suo nome da Al Djazaïr, che significa appunto, in arabo, isola, e che designa quelle isolette rocciose vicine al litorale, cui vennero  successivamente unite.
I geografi e gli storici arabi che l'hanno descritta all’epoca, sono stati colpiti per il suo aspetto insulare e per il ruolo predominante, che la navigazione poteva giocare sul destino della città..
Città, diventata capitale di un Paese le cui origini risalgono alle civiltà paleolitiche di 300/400.000 anni fa, e che viene popolato dai Berberi, che formano ancor oggi il fondo della popolazione e che hanno mantenuti intatti i loro costumi, usi, lingua, apparentata, quest’ultima, alle lingue parlate in Egitto ed in Abissinia.  Questi Berberi erano quelli che i Romani chiamarono Numidi, Getuli, Mori.
A partire dal XII secolo prima di Cristo i Fenici fondano stabilimenti sulle coste del Nord Africa, il più importante dei quali sarà Cartagine, fondata nell'814 a.C., e che diverrà quel potente Stato distrutto poi dai Romani alla fine della terza guerra punica, nel 146 a.C.
Roma sostituisce Cartagine nel dominio del Nord Africa, formato da Tunisia, Algeria e Marocco, che vengono profondamente romanizzate.  La nuova provincia d’Africa conobbe una grande prosperità e la sua economia si sviluppò notevolmente; essa divenne la più ricca contrada agricola dell'Occidente e, come si sa, venne chiamata "il granaio di Roma".
Nella seconda parte del V secolo l'Africa viene occupata dai Vandali di origine germanica, che dopo un breve periodo sono cacciati dai Bizantini, che però ricoprono solo una parte di quella che fu la Provincia d’Africa.
Dopo poco più di un secolo, ebbero inizio le prime incursioni degli arabi mussulmani. che portarono alla conquista araba dell’Africa del Nord e della Spagna.
I Bizantini si difesero, ma i principali oppositori furono i Berberi, guidati dalla leggendaria Kahena, che incarnò l’ultima. resistenza berbera. I Berberi furono convertiti all’islamismo, ma riuscirono a fondare dei regni che, a partire dall’VIII secolo, continuarono fino al XII secolo con fortune alterne.
Nel X secolo i Califfi Fatimiti del Cairo intraprendono la cosiddetta “seconda invasione araba” , ben più importante di quella del VII secolo, del Maghreb.  L'avvento al potere della dinastia Fatimita, all'inizio del X secolo, porta alla repressione della popolazione berbera.  L'Africa del Nord subisce le conseguenze più nefaste, l’agricoltura si impoverisce, l’economia crolla, l'organizzazione sociale viene profondamente trasformata, la lingua e le tradizioni nazionali berbere spariscono nella maggior parte del Paese.
I Fatimiti lasciano al governo del loro impero d’Africa del Nord il principe Bologhine, che, attorno al 960, intraprende la fondazione della città di Algeri, su un antico insediamento che richiudeva le tracce di una vecchia agglomerazione.
Ma, sulle rovine dell'impero berbero, tre regni si erano formati nel XIII secolo, corrispondenti press’a poco al Marocco, all'Algeria ed alla Tunisia.  Per tre secoli si susseguono le lotte, insurrezioni, sacchi di città, razzie, e nel XVI secolo la Berberia à ridotta ad una semplice espressione geografica e le collettività berbere sono incapaci di uno sforzo comune.  Ridotta all'impotenza, l'Africa del Nord è disputata dai potentati che dominano il Mediterraneo: gli Ispano-Portoghesi, da un lato, i Turchi, dall'altro: la croce contro la mezzaluna.
Nel 1492 l'intera Spagna si libera completamente dal dominio arabo, che pure si era mantenuto per circa 800 anni. L’intolleranza cristiana obbliga i mori a fuggire, e si assiste cosi ad una ondata gigantesca di rifugiati in tutta l'Africa del Nord che, tra l’altro, portano come bagaglio una cultura raffinatasi negli splendidi palazzi di Granada e di Cordoba, nel campo architettonico, filosofico, matematico, musicale, artigianale.
Nel 1510 i Portoghesi occupavano saldamente il Marocco, gli Spagnoli dominavano il litorale da Melilla a Tripoli.  Ma i Turchi, con l'aiuto dei corsari greco-turchi e di altre nazionalità, prendevano il sopravvento,,
I fratelli Barbarossa, capeggiati da Kheir-ed-Dine, ebbero ragione delle forze di Ferdinando il Cattolico e di Carlo Quinto  e ben presto scacciarono i cristiani da Algeri, da Tunisi, da Tripoli. mentre i Portoghesi dovettero ritirarsi dal Marocco.
Dopo questa vittoria, i Beylerbey, funzionari turchi che comandano la Reggenza, dipendente dalla Turchia, si sforzano di rendere la piazzaforte inespugnabile, ne migliorano le fortificazioni, ne moltiplicano le batterie.  Attorno alle mura che si sviluppano, vengono costruite le case per alloggiare la popolazione crescente. Alla città si accedeva attraverso 5 porte principali ricavate nelle spesse muraglie di cinta.  Nel punto culminante della città si trovava la fortezza della Casbah propriamente detta, che era una potente cittadella.  Numerosi forti completavano il, sistema difensivo.
Sono di quest’epoca le razzie di donne nelle isole dell'Arcipelago Toscano e sulle coste italiane, che vanno a popolare gli harem mussulmani.  La guerra della corsa, in pieno sviluppo, porta ricchezze e potenza alla città.
E’ nell’attuale darsena dell’Ammiragliato, che poteva essere chiusa da una catena, che la flotta algerina, forte fino a 70 navi, era rifugiata.  Nasce cos! il porto di Algeri, che, malgrado le sue modeste dimensioni, farà tremare i paesi nemici durante tre secoli.
Kheir-ed-Dine, detto il Barbarossa, fondatore della Reggenza di Algeri, si è rivelato un uomo di stato di una volontà e di un senso politico tali che l’Algeria diventa, sotto il suo regno, una grande potenza mediterranea.
Per rinforzare i suoi legami con Istanbul, Kheir-ed-Dine presta omaggio al Sultano Selim I, che gli dà il titolo di Pacha e lo nomina Beylerbey, o Emiro degli Emiri, di Algeri.
I Beylerbey designati dalla Sublime Porta dal 1518 al 1587 governano Algeri da veri re.  Stupendi palazzi sono costruiti in quest’epoca.
Nel corso del XVII secolo Algeri si affranca sempre più dall’autorità di Istanbul, e diventa indipendente "de facto".  E’ l’epoca dei Dey, a partire dal 1671.  In questo periodo sono completate le mura e la costruzione della Cittadella.
Dal XVI al XIX secolo la storia di Algeri è quella delle lotte perpetue contro le nazioni cristiane,
Nel 1830, la Francia trova un pretesto per sbarcare le sue truppe in Algeria che, dopo la rivolta dell'Emiro Abd-el-Kader, la sua resa nel 1847, la sottomissione della Kabilia e dei centri berberi, diventa praticamente colonia francese.  Seguono numerose insurrezioni, quella generale durante la guerra franco-tedesca del 1870-71, l'insurrezione del 1945, alla fine dell’ultima guerra mondiale, la rivolta del 1954 che doveva portare, nel 1962, alla indipendenza dell'Algeria.
Analogamente il Marocco, dopo essere passato attraverso i protettorati spagnolo, e francese, che si erano divisi praticamente il territorio, diventava indipendente nel 1956.
Parallelamente la Tunisia aveva conservato una specie di autonomia, fino a che la Francia, nel 1881, la occupava e la amministrava sotto forma di protettorato. Anche qui le rivolte indipendentiste si sono susseguite e sono culminate con l’ottenimento dell'indipendenza nel 1956, e col decadimento della monarchia Husseinita e la presa del potere presidenziale da parte di Habib Bourguiba.
Ma, questo, fa parte di un altro capitolo.

3- L’URBANISTICA E L’ARCHITETTURA.
Entrando nel vivo dell’argomento, vediamo che la città di Algeri è già conosciuta da documenti e carte nautiche pisane del XII e XIII secolo, che segnalano il porto di Algesiras, o Al Djazaïr, o Algeri.  Nel XV secolo si ritrova, su tutte le carte  dell’Europa Occidentale, col nome di Algeri.
Indubbiamente la città offre allo storico d'arte delle belle vestigia del passato: la grande Moschea della rue de la Marine è una autentica fondazione dei conquistatori Almoravidi, questi Sahariani velati che, venuti dal Senegal nell’XI secolo, dovevano far retrocedere la conquista cristiana degli Spagnoli.
Vicina a questa, la Moschea della Pêcherie, edificata nel XVII secolo dai Turchi, che richiama il ricordo di Costantinopoli, di Bursa, di Salonicco.
Ma ciò che maggiormente seduce e resta più durevolmente nel ricordo è appunto quanto resta della vecchia città barbaresca, di quel triangolo di cui la base segue il bordo del mare e di cui il vertice è costituito dalla Casbah, cioè la Cittadella Turca ed il palazzo degli ultimi Bey.
La topografia iniziale del sito si differenzia da quella di altre città Nord-Africane, quali Tunisi, Rabat, Marrakech.  Essa permette di distinguere due grandi quartieri caratteristici di due periodi della sua storia : la città bassa e quella alta.
La città bassa, attualmente rimodellata dagli urbanisti europei, era la vera erede della Icosium romana, il cui nome, derivante dal Punico Icosim, alludeva alle isole poste vicino al litorale.
Questo sito, migliorato dai Turchi che legavano le isole alla terraferma, determina il destino di questo punto della Costa nord-africana.  La città antica si allungava lungo il litorale e conservava nelle sue strade parallele la sistemazione impressale dagli antichi urbanisti.
La città alta, invece, si svolge lungo le pendici del monte; guardando attentamente quello che sembra essere un dedalo di viuzze e di vicoli senza sbocco, si notano due linee direttrici principali, che seguono approssimativamente le creste delle colline che modellano il monte e perpetuano il tracciato degli antichi sentieri berberi, che, così come nella berbera Kabylia , servono i villaggi situati sulle cime e si tengono a distanza dalle valli, per paura dei cattivi incontri.
Fra queste strade principali, altre più piccole si sono create, seguendo le vecchie scarpate, ciò che ha facilitato il tracciamento delle fognature e delle condotte d'acqua, elemento, quest’ultimo, di cui Algeri divenne ricca, dopo l'installazione degli Ottomani, nel XVI secolo.
Il carattere del rilievo di Algeri, la presenza di un centro urbano sulle scarpate del monte, spiega il perché la maggior parte delle viuzze sia tagliata da scale.  Ciò che ha, come conseguenza, il non utilizzo delle stesse da veicoli a motore. Gli antichi carri che circolavano nelle città romane, sono stati sostituiti, dai mussulmani, dal cammello, dall'asino e dal trasporto a dorso d'uomo.
La strada diventa così un corridoio tra case per pedoni ed animali senza veicolo.  Essa serve per semplice luogo di passaggio, e non di sosta: la gente del popolo, si ritrova nei caffè e all'hammam, cioè al bagno turco.  La borghesia si ritrova nei negozi, dove i proprietari tengono salotto.
Mentre nella città alta si trovava la zona residenziale abitata della popolazione indigena, appartenente alla classe media ed esercente attività artigianali e commerciali; in quella bassa, sviluppatasi attorno a quella zona in cui erano raggruppate le attività economiche, i grandi centri dei poteri politico e militare, i principali centri religiosi, si trovava il quartiere dei Raïs, dei signori, con le stupende residenze costruite in prossimità del porto, e quelle dei grandi dignitari.  Sempre nella città bassa si trovavano le caserme dei Giannizzeri, corpo militare turco.
Piccoli e grandi luoghi di culto erano sparsi in tutta la città; fra quelli grandi, oltre alle già citate Moschee della Marine e della Pêcherie, va ricordata quella fatta costruire da un famoso rinnegato, Ali Bitchine: questi pare fosse un Italiano, originario di Livorno, e si chiamasse Puccinini o Piccinini o un nome similare: esso è venerato ad Algeri.
La superficie limitata del sito di Algeri e le tradizioni architettoniche, comuni d'altronde ai mondi mussulmano e cristiano, spiegano l’adozione di facciate con piani superiori a strapiombo.  Come in certe città medioevali europee, il primo piano si proietta in avanti sul pianterreno, ed il secondo fa lo stesso sul primo.  Da una parte e dall'altra della strada le facciate delle case si avvicinano; a volte una delle abitazioni scavalca la strada, ed una camera, annesso dell'abitazione e tradizionalmente riservata agli ospiti, è costruita sopra il passaggio a volta, che diventa, in basso,  zona di ombra e di calma apprezzata dal passante.
Ma la caratteristica principale che conferisce ad Algeri una fisionomia particolare, è la struttura degli "encorbellements", cioè di quegli aggetti che danno un sapore pittoresco alla città.  L'estremità delle travi che sostengono il solaio superiore riposa su dei tronchi rotondi di Thuya, piantati obliquamente nel muro.  Una cornice di mattoni alleggerisce lo sbalzo. Questo sistema, sconosciuto alle città medievali maghrebine ed andaluse, viene dal Levante, e si ritrova negli antichi quartieri di Smirne ed in Anatolia, ed è stato importato dai Turchi nel XVI secolo.
Anche la copertura a terrazza è stata importata dall'Oriente e sostituisce quella a tetto caratteristica delle abitazioni berbere.
La struttura generale della casa algerina, con la sua caratteristica più evidente, il patio centrale, risponde alle condizioni climatiche che caratterizzano l’area mediterranea, ove si riscontrano temperature elevate, insolazione importante, piogge ripartite in misura ineguale e spesso rare. Essa corrisponde inoltre ad una organizzazione sociale che implica una relativa riservatezza della vita familiare ed una certa reclusione della donna, che ha, anch’essa, un carattere mediterraneo e che si ritrova, accentuata, nella società mussulmana.
Alla casa si accede tramite un vestibolo, o Skhifa, o sala d'aspetto, ove il padrone di casa può ricevere i visitatori senza farli penetrare nell'intimità della abitazione.
Dalla Skhifa si accede al patio, cortile quasi sempre quadrato, circondato da gallerie.
Sotto le gallerie si aprono le camere, che hanno porte a due battenti.  Queste camere, che si estendono su tutta la lunghezza delle gallerie su ognuno dei lati, sono poco profonde: la lunghezza ridotta dei travetti di cui si disponeva, per la costruzione dei solai, imponeva una distanza limitata tra i muri portanti.
In faccia all'entrata si trova generalmente una nicchia, dal fondo piatto, occupata da un divano, posto d'onore per ricevere l’ospite e per servirgli il caffè. Altre nicchie laterali servono da armadietti o scaffali.
La porta d’entrata  principale è decorata con battenti in bronzo o in ferro battuto, ed è protetta da una tettoia a sbalzo o sostenuta lateralmente da travicelli inclinati.

4- LA BASSA CASBAH.
Nel XVIII e XIX secolo la Bassa Casbah è il quartiere di Algeri che ha le maggiori relazioni socioeconomiche, data la sua posizione sul mare.
E’ solo a partire dal 1830, a seguito dell'occupazione francese, che comincia a perdere questa primaria importanza.  Il tessuto originario autentico ha cominciato a deteriorarsi 3 o 4 anni dopo l’occupazione francese, quando si iniziano grandi lavori per alloggiare le divisioni militari, che precedentemente erano accampate fuori città.  La zona si va trasformando in zona militare, molti souk, o viuzze commerciali, e moschee sono demoliti, molte moschee sono trasformate in chiese.
I primi piani organici di cambiamento sono del 1837. Le trasformazioni continuano sino al 1870.  Nel frattempo la gestione passa da quella militare a quella civile, ed il regolamento di Napoleone III del 1865 giuoca un ruolo importante per impedire ulteriormente le demolizioni.
E’ di questa epoca la costruzione del boulevard che, allacciando i due grandi boulevards dell'Imperatrice e di Bab el Oued ha avuto come risultato di isolare completamente l’estremità Nord della Bassa Casbah, detta il ''Bastion 23", dal resto del tessuto della città bassa.
Molti studi e progetti di urbanismo cercano di rendere Algeri più attraente ad occhi europei.  Solo nel 1922 si deciderà di conservare l'autenticità della Alta Casbah, ma il male ormai era già stato fatto.
Mi ricordo di un progetto similare che, in Tunisia, negli anni '60, entusiasmava certe autorità, "consigliate" da organismi internazionali, quelle della cosiddetta "percée" , o "sfondamento" della Casbah: il progetto doveva creare una grande arteria, in asse con l'avenue Bourguiba (ex Jules Ferry) che, continuando quest'ultima, doveva sboccare sulla piazza del Governo, nella parte superiore della Medina. Demolizioni, distruzioni e successive ricostruzioni avrebbero fatto la gioia di architetti, di impresari e di altre categorie meno sospette ma forse ugualmente interessate. Per una volta, il mirabolante progetto fu abbandonato e la Medina gode ancora del suo antico "cachet".
Nel 1968 ho assistito ad un altro "sventramento", quello conseguente al nuovo tracciato dell'ex viale Mussolini di Addis-Abeba, divenuto Churchill road, che congiungeva la stazione ferroviaria con il nuovo palazzo del Municipio della capitale. Ma, in tal caso, l'operazione è stata benefica e prestigiosa, perché le demolizioni, peraltro relative, interessavano solo vecchie case in "cicca" e qualche residenza in pietra (tra queste ultime, anche la nostra villa, dove risiedevo con la famiglia nei lontani anni dal 1938 al '43). La realizzazione è stata di innegabile successo.
Ma torniamo ad Algeri.
Solo dopo l’ultima guerra si riprendono studi di sistemazioni diverse, finché, dopo il 1962, l'amministrazione della nuova Algeria indipendente decide di riabilitare le costruzioni esistenti, invece di continuare la costruzione di nuovi edifici; è in questo periodo che il Bastion viene dichiarato Monumento Nazionale e ne viene decisa la ristrutturazione ed il restauro.

5- IL BASTION 23.
La storia del Bastion 23 comincia con la costruzione del Bordj ez-Zouzia, fortificazione sul mare eseguita su ordine di Ramadhan Pacha come parte delle mura fortificate della città di Algeri, nel 1576.  Il luogo, conosciuto inizialmente solo per le sue difese militari, è diventato poi il prolungamento naturale della Bassa Casbah verso il mare.
Su queste fondazioni, a partire dal 1750, dopo il violento terremoto che ha sconvolto Algeri, si cominciarono a costruire i primi edifici. Dapprima un grande palazzo, che fu costruito su ordine del Raïs Mehemet Ali, venduto poi al Dey Baba Mustapha, che ne fece la sua residenza. Da allora questo edificio viene chiamato:  Palazzo del Pacha, o Palazzo 18, che fa parte del complesso storico.
Seguirono le costruzioni dei Palazzi 23 e 17 e la zona divenne un centro di vita sociale.  Il Palazzo 18, il più importante del gruppo, divenne la Sede del Comando del Genio Civile nel 1830, poi un foyer di studentesse. poi la sede del Consolato d'America.  Nel 1858 fu sede della Biblioteca Comunale, quindi la residenza del duca di Aumale, poi, più  tardi, tornò ad essere adibito ad abitazione.
Dopo l'indipendenza tutto il blocco, di costruzioni della Bassa Casbah, costituito dai Palazzi summenzionati 18-23 e 17 e da una serie di abitazioni dette "dei Pescatori", nonché da due altri gruppi di edifici, divenne centro abitato, a seguito dell’aumento della necessità di disporre di alloggi, dato il fenomeno di urbanesimo verificatosi negli anni ‘60 e ’70.
Con le demolizioni parziali eseguite su certi edifici del complesso, per consentire certe sistemazioni urbanistiche, l'insieme, che si comportava, dal punto di vista statico, come un sistema monolitico, veniva a perdere quell’equilibrio che da secoli si era instaurato.  Come conseguenza, il Palazzo 23 cominciò a fessurarsi seriamente, mettendo in pericolo l'incolumità degli abitanti.  Il crollo di certe parti di altri edifici, la parziale ed arbitraria demolizione di altre parti, i disordini sopravvenuti in altre ancora, nonché il desiderio di recuperare un complesso storico di primaria importanza, hanno indotto il Governo Algerino, tramite il suo Ministero della Cultura e del Turismo, a deciderne il recupero.
E’ cosi che i lavori sono stati appaltati ad una Impresa Italiana, per la quale noi abbiamo approntato i progetti di intervento strutturale, di riconfortamento dell’insieme, di costruzione di nuovi edifici ad immagine e somiglianza di quelli precedentemente esistenti, del restauro di tutti gli elementi, con una casistica e con problematiche completamente diverse da un edificio all'altro e, nell’edificio, da un manufatto all'altro.
Si è approfittato degli interventi per consolidare tutti gli edifici, tenendo conto che Algeri si trova in zona a sismicità abbastanza elevata (zona 2) e che tutte le strutture in cemento armato  dovevano essere completamente invisibili ed essere opportunamente incorporate nelle vecchie strutture di muratura di pietra e mattoni ed annegate nei vecchi solai. in legno.  Il che, è stato realizzato con gli accorgimenti più disparati e con metodi tecnici concettualmente semplici ma di realizzazione quasi sempre molto difficile, metodi che chiamavano parzialmente le vecchie strutture a collaborare con le nuove, agli effetti statici e per opporsi a quelli dinamici,
Il metodo da noi attuato si va d’altronde via via più diffondendo in operazioni di tale natura, ove si tende sempre più ad eliminare certi sistemi già in uso, e che non sempre hanno dato i risultati scontati in partenza.
In una conferenza preparata per una Università Algerina, noi abbiamo esposto i vari metodi utilizzati in generale nelle opere di riconfortamento e restauro di vecchie costruzioni e, in particolare, ai metodi da noi utilizzati nel riconfortamento del Bastion 23.  Qui li sorvoliamo, data la sede non tecnica, ma li lasciamo a disposizione degli addetti ai lavori.
Basti citare che il nostro intervento si è esteso dalla consolidazione di fondazioni, murature, solai e strutture in genere, agli intonaci, alle impermeabilizzazioni, al recupero dei rivestimenti del suolo e murali, alle opere in legno (serramenti interni ed esterni, parapetti di balconi e scale, armadi a muro ecc.), alle opere in ferro (griglie alle finestre), tutto secondo i canoni dell’epoca, agli impianti tecnici, alle reti stradali, fognarie, acqua, luce, fino al recupero di reperti archeologici turchi e, ultimi ritrovati, romani del I sec.d.C.

6- IL PALAZZO DEL PACHA  (n°18)
Il Palazzo del Pacha, a differenza delle case modeste che hanno una entrata bassa, ad arco semicircolare, possiede, come tutte le residenze più importanti, un gran portone d'ingresso, con incorporata una porta più piccola ed una finestrella-feritoia.  Passata la porta, ci si trova in un piccolo vestibolo che è chiuso, dietro, da una seconda porta, che dà in un vestibolo più grande: la Skhifa.  Architettonicamente varia, ma generalmente decorata da colonnati, archi, panche in marmo od in pietra, rivestita da ceramiche, è un luogo dove si gode di una frescura ristoratrice.  Queste lunghe sale ricoperte da volte a crociera, servivano da sala d’aspetto ai clienti del padrone di casa che a volte se ne serviva anche da sala d'udienza.  Al fondo della Skhifa un cortiletto rischiara questa parte del palazzo.
Dalla Skhifa si scende, da un lato, verso le scuderie ed i locali di deposito derrate e, per un'altra porta, si sale al primo piano, ove si sbocca in un angolo del patio.  Questo patio è denominato West-ed-dar, cioè "centro della casa”, ed è una eredità delle case moresche in Berberia, il prototipo delle quali sembra essere la casa romana con la corte a porticati.
Gli archi che danno sul patio, sostenuti da colonne in marmo, sopportano solai con travetti rotondi in legno.  Le camere laterali, data l'importanza della residenza, hanno, oltre alla porta di accesso, anche finestre che danno sulla galleria, con griglie in ferro battuto.
Le camere, come già si è accennato, sono larghe 2,5/3 ml., ma hanno lunghezze di 13/15 ml,.  Alla estremità dei locali, degli archi traversanti la stanza isolano delle nicchie, utilizzate come alcove, o "Seddah".
I plafoni in legno sono decorati e dipinti.  Al centro delle pareti. di fronte alla porta di ingresso, un aggetto uscente sulla facciata forma una nicchia a fondo piatto, detta "Qbou".
Piccole finestre munite di elementi decorati e traforati in gesso, con vetri colorati, sono poste nelle parti alte.  Piccoli armadi sono ricavati nello spessore dei muri.
Sulle pareti verso la galleria, e comunicanti con questa, vi sono piccole nicchie, in cui si sistemavano le lanterne ad olio: esse sono munite di condotto verticale per il tiraggio in spessore di muro.
La pianta del 1° piano si completa con lo Hammam, o bagno turco, completo di calidarium, tepidarium, frigidarium, e con grandi cucine.
Al 2° piano, stesse disposizioni che al 1°, su tre lati; sul quarto, il gineceo, dal quale si può accedere anche al 3° piano, o piano terrazza, o "minzah", su cui danno diversi locali di riposo, e che era accessibile direttamente anche dagli appartamenti del padrone di casa.
La scala principale che porta alla terrazza è protetta  da una cupola.  Sulla terrazza è visibile la pianta  della casa, perché i muri delle camere escono di 30 o 40 cm. sopra il solaio della. terrazza.  Questi muretti sono tagliati in diversi punti, per permettere lo scolo delle acque piovane verso i punti di raccolta, che scaricano l'acqua verso le zone del patio, da cui condotte verticali in terra cotta convogliano le acque delle cisterne, poste sotto la casa.
Diverse anfore, sempre piene di acqua fresca, sono sistemate giudiziosamente, nei punti più freschi della casa, incastrate negli spessi muri.  Diversi locali igienici completano la casa.
In generale quasi tutte le case di  Algeri non hanno finestre verso l’esterno, dato che la vita della famiglia è volta tutta verso il West-ed-dar, cioè il patio, centro della casa.
Gli elementi del piano sono eterogenei.  Come si è detto il patio interno dovrebbe derivare dall'analogo elemento romano, mentre la nicchia delle camere, di fronte alla porta di ingresso con aggetto sulle facciate, si afferma in Berberia nel X ed XI secolo. 
La tradizione si è mantenuta nel Paese, per trionfare con le case di Tunisi ed Algeri. Per quanto concerne Algeri, sembrerebbe si sia fatta sentire una certa recente influenza tunisina.

7 – IL RESTAURO DEL CENTRO
Con il Palazzo del Pacha noi troviamo altri due grandi Palazzi, un gruppo di tre edifici, un altro gruppo di due immobili ed infine una serie di casette a due o tre livelli, dette Case dei Pescatori (Maisons des Pêcheurs").
Tutti questi palazzi, immobili e casette formano un insieme unico, senza soluzione di continuità, e molte caratteristiche originali sono state scoperte e messe a giorno. Così, certi locali nell'interrato, con colonnati ed originali strutture architettoniche, una "sala di preghiera" – piccola moschea – che era stata trasformata in deposito, dei bagni turchi e delle grandi cucine, trasformate in locali d'abitazione, e così via.
Fra i lavori di restauro, abbiamo dovuto ricostruire, partendo da zero, i due gruppi di due e di tre immobili già citati, e questo dopo studi approfonditi e altrettanto approfondite ricerche negli archivi algerini e francesi sulla storia, l'origine, le antiche planimetrie degli immobili, i vecchi disegni e schizzi o le antiche litografie.
Abbiamo così recuperato e messo in opera, laddove ciò si è potuto fare, le antiche colonne, le antiche pietre.
La ricostituzione delle antiche terrazze, che erano state parzialmente trasformate in depositi e ricoperte, a tratti, da tettoie inclinate, ha messo in valore l'antico aspetto di un periodo in cui le terrazze facevano parte della vita attiva quotidiana, come luogo di soggiorno, e dove le donne, quasi sempre rinchiuse nelle abitazioni, potevano ritrovarsi e scambiarsi visite.
La quasi totalità delle finestre originali era stata sostituita da finestre alla francese, con aperture che erano state ingrandite. Noi abbiamo eseguito i disegni dettagliati dei serramenti (porte, finestre, piccole aperture, armadi a muro) secondo uno studio meticoloso sugli antichi prototipi, che comprendevano anche una ferramenta particolare. Dopo ricerche in diversi Paesi – in particolare Spagna, Egitto, Tunisia, Francia ed Italia – abbiamo trovato dei vecchi artigiani che hanno potuto realizzare i nostri disegni con risultati altamente soddisfacenti.
Ugualmente abbiamo proceduto per le inferriate in ferro battuto che proteggevano le finestre, applicando gli antichi sistemi di lavorazione e di realizzazione.
I solai sono stati spesso ricostituiti con travetti tondi in thuya, simili agli altri ancora in buono stato. Essi sono stati rinforzati da una opportuna soletta portante in cemento armato, completamente nascosta nella struttura.
Le pietre ed i marmi sono stati restaurati, con sabbiatura preventiva, per le prime, operazione che ha conferito un nuovo aspetto agli elementi, e con colle speciali e pulitura chimica per i secondi, il tutto eseguito da operai specializzati.
Le ceramiche ed i rivestimenti dei pavimenti che mancavano per la realizzazione di tutto il progetto, sono state da noi ridisegnati secondo gli antichi modelli e sono stati fatti fabbricare nuovamente da specialisti ceramici.
Abbiamo ricostituito un vicolo della vecchia Casbah, chiamato Sabaa et-Tabarine, la "*Strada delle 7 taverne", dove abbiamo riscoperto antiche porte, botole, depositi sotterranei, cisterne, ed ancora un grande riparo, a livello del mare, ricavato nelle fondazioni del Palazzo del Pacha, che poteva contenere un grande battello dell'epoca. Quest'ultima scoperta non ha potuto essere restaurata, per mancanza di crediti dell'Amministrazione. Peccato !
Abbiamo già richiamato gli interventi che abbiamo dovuto realizzare per il consolidamento dell'insieme dei blocchi di costruzione e dei dettagli delle strutture.
Il metodo che abbiamo preconizzato e studiato ha ignorato totalmente i metodi già proposti per la salvaguardia del Bastion 23, che prevedevano il riconfortamento, o consolidazione, del complesso con tiranti classici e tradizionali in ferro, che avrebbero attraversato gli edifici da una facciata a quella opposta; si prevedeva altresì di sostenere i pannelli di muri in pericolo di crollo con pareti in cemento armato, a loro volta appoggiantisi su una serie di micro-pali in fondazione.
Noi abbiamo adottato la soluzione di rinforzare le antiche strutture, facendole collaborare all'equilibrio dell'insieme.
Abbiamo così cominciato dalle vecchie fondazioni, mettendole "in sandwich" fra le nuove strutture in cemento armato, quest'ultime collegate tra loro trasversalmente. Abbiamo ricreato una nuova struttura portante, costituita da pilastri, travi, corree, solette, tiranti in cemento armato, tutte collaboranti fra loro e richiamanti alla collaborazione le antiche murature consolidate. Abbiamo, tramite opportuni artifici, assicurata la continuità di tutte queste strutture. Il tutto, con l'appoggio di verifiche meticolose, queste ultime conformi alle regole della Scienza delle Costruzioni e del Regolamento antisismico algerino, che è fra i più all'avanguardia in questo campo. E tutto ciò, facendo nostra la regola fondamentale secondo cui là, dove non si può o non si possono più applicare i canoni rigidi della scienza delle costruzioni, occorre mettere in conto il buon senso, la sensibilità, l'esperienza del progettiste dell'opera.
Diverse commissioni di studiosi hanno visitato il complesso, durante e dopo la realizzazione, che è stata strettamente sorvegliata dagli organismi di controllo tecnico dello Stato, con conclusioni estremamente lusinghiere.
Questa realizzazione ha fatto l'oggetto di diversi Seminari Internazionali e di articoli dettagliati sulle riviste tecniche; in particolare essa ha ricevuto le felicitazioni da parte dei partecipanti al Congresso Europeo che si è tenuto sul tema del consolidamento dei vecchi edifici.
La destinazione del complesso restaurato ha, in principio, una destinazione culturale. In effetti, era stato previsto di alloggiarvi i Musei della Marina, dell'Etnologia, delle Arti Arabe, nei tre Palazzi; un centro testimone per l'Artigianato, nella Case dei Pescatori; un Centro Turistico e Culturale della Casbah, nel gruppo dei tre immobili e, finalmente, una grande Biblioteca nel gruppo dei due immobili.
Per la Storia, devo aggiungere che per la quasi totalità della durata dei lavori la vita era rallegrata da disordini, che seguivano l'evoluzione della politica del paese, con comparsa di più in più seria dei gruppi integralisti, che generavano l'intervento delle forze armate, con tutto un panorama di incendi, di fucilate, li lancio di pietre, di uccisioni. I disordini iniziavano tradizionalmente nel quartiere di Bab-el-Oued, dove si trovava il nostro Bastion 23, e nel quartiere povero di Algeri-Est; la città era paralizzata, rientrare dal cantiere all'Hôtel St Georges diveniva une vera avventura e si rischiava di trovarsi improvvisamente in mezzo ai tiri incrociati o fra i protestatari che non avevano evidentemente alcun riguardo per nessuno, con conseguenze spesso tragiche.
Fu mentre mi trovavo all'Università di Tizi Ouzou, capoluogo della Kabylia, dove ero stato invitato in qualità di conferenziere, in occasione di un seminario sulla "Metodologia degli interventi nei restauri", che il presidente Boudiaf, da poco eletto e rientrato in Algeria dal Marocco, dove si trovava esiliato, era stato assassinato.
Io dovevo partire lo stesso giorno per l'Europa: arrivato, dopo lunghe deviazioni e giravolte, attraverso sentieri secondari, all'aeroporto Houari Boumedienne, ebbi la sgradita sorpresa di constatare che tutte le partenze erano state sospese. Dopo due ore di attesa, nella speranza di un miracolo, la compagnia Swiss Air annunciava che un aereo stava dirigendosi su Algeri, per riportare a Ginevra i passeggeri in possesso di un biglietto della propria compagnia. Fortunatamente io ero in tali condizioni, essendo partito qualche giorno prima proprio da Ginevra, per recarmi ad Algeri. E così tutto finì bene, anche se i passeggeri delle altre compagnie vi guardavano come se foste degli animali di una specie rara.
Nella mia vita mi ero già trovato diverse volte in condizioni molto difficili, fra i disordini rivoluzionari, in Etiopia, in Libia, in Marocco, ed avevo così già acquisito una certa esperienza, che mi ha permesso, in seguito, di "cavarmela" in altre circostanze difficoltose.

8- CONCLUSIONE.
Con questo breve quadro sintetico ho cercato di dare una idea dell'ambiente e della vita algerini, e particolarmente della città di Algeri.  La vastità dell'argomento ed il tempo ovviamente limitato mi hanno costretto a rapidi cenni su argomenti che, presi uno ad uno, richiederebbero ore di studio e di commenti.
Termino questa esposizione dichiarando che, come coronamento di una lunga carriera professionale, ho avuto la soddisfazione di poter compiere questi studi e la loro realizzazione, ciò che mi ha permesso di concretizzare le mie teorie e – anche – di constatare, umilmente, giorno per giorno, che l'Uomo deve sempre imparare, nella vita, e che la sommità che egli pensa avere raggiunto ad ogni passo, presenta sempre una nuova rampa inclinata verso una nuova sommità, che egli, l'Uomo, si sforzerà ancora e poi ancora di raggiungere.
Vi ringrazio per la vostra amabile attenzione.


BIBLIOGRAFIA
- L’Algérie Turque - L'Architecture musulmane d'Occident.
- G. Marçais- La Casbah d'Alger.
- A. Ravéreau - La Casbah d’Alger. 1988
- L. Bertoli - Méthodologies d'intervention dans les restaurations et réconfortations des bâtiments anciens. Firenze -    Alger. 1989
- L. Golvin- Palais et demeures d'Alger à la période ottomane. 1988
- Yapi-Merkesi - Rapport 1985 sur le Bastion 23.