Cina
Una crescita economica tumultuosa ma molto diseguale
Maria Weber
Negli ultimi vent’anni la Repubblica popolare cinese ha avuto un tasso medio annuo di crescita del PIL superiore all'8%, diventando la settima economia più grande al mondo e, secondo la Banca mondiale, potrebbe superare quella americana entro il 2020. L’aspetto veramente sorprendente di questa crescita sta nel fatto che il paese è riuscito a mantenere ritmi sostenuti per un arco di tempo molto lungo (oltre vent'anni) e nonostante una popolazione estremamente numerosa: 1 miliardo e 275 milioni di abitanti.
Grazie alle politiche d’apertura messe in atto a partire dal 1979, le imprese multinazionali hanno investito massicciamente in Cina nel corso degli anni novanta, attratti dalla rapida crescita industriale e dai costi competitivi della forza lavoro. La Cina è oggi il primo paese al mondo come ricettore di investimenti diretti esteri: più della metà delle 500 maggiori società al mondo sono presenti nel Pearl River Delta. Nel 2003, pur restando inferiori alle aspettative, gli investimenti diretti esteri erogati sono cresciuti del 34%, quelli concordati del 40,3%. La partecipazione cinese al commercio internazionale aumenta ogni anno: nel 2003 il volume delle transazioni commerciali e’ stato di circa US$ 851,2 mld. Il valore del surplus della bilancia commerciale cinese per il 2003 è stato di 25,54 miliardi di dollari. La composizione delle esportazioni illustra chiaramente l'evoluzione registrata dall'industria cinese: i beni che hanno contribuito alla forte crescita negli anni ottanta e all'inizio degli anni novanta(abbigliamento, giocattoli ed altri prodotti dal modesto contenuto tecnologico) sono sempre più sostituiti da beni tecnologici appartenenti ai settori dell'informatica, dell'elettronica e delle telecomunicazioni.
La tendenza all'aumento della partecipazione cinese al commercio internazionale è significativa anche perché la composizione delle esportazioni testimonia l'evoluzione della produzione industriale cinese: dieci anni fa, solo il 7 per cento delle esportazioni cinesi era costituito da prodotti high-tech ad alta intensità di ricerca e sviluppo (R&D). Nel 2002, circa il 23 per cento delle esportazioni cinesi è costituito invece da prodotti ad alta tecnologia e nel 2003 tale percentuale è salita al 25 per cento (Xinhua News Agency, 7 January 2004). Un altro dato pare rilevante: nel 1995, l’80 per cento di esportazioni cinesi ad alta tecnologia proveniva da imprese a capitale estero, oggi solo la metà di tali esportazioni provengono da queste imprese, l’altra metà è prodotta direttamente da imprese al cento per cento cinesi. La Cina è oggi il terzo paese per la produzione mondiale di information technology (IT): computer, hardware, software e apparecchiature per le telecomunicazioni. Nel settore dei computer, la Cina è la quarta produttrice mondiale. Il 70 per cento del mercato interno di PC è controllato da aziende cinesi e il paese è secondo esportatore mondiale di hardware e il primo fornitore estero degli Stati Uniti. Anche il settore dei semiconduttori è in forte espansione: l’11 per cento dei semiconduttori prodotti di tutti è cinese. Un altro dato pare rilevante: nel 1995, l’80 per cento di esportazioni cinesi ad alta tecnologia proveniva da imprese a capitale estero, oggi solo la metà di tali esportazioni provengono da queste imprese, l’altra metà è prodotta direttamente da imprese al cento per cento cinesi.
La crescita tumultuosa dell'economia cinese è stata però molto diseguale. Le differenti province cinesi hanno beneficiato in modo diverso della crescita economica: alle zone costiere maggiormente sviluppate e con un PIL più elevato si contrappongono quelle interne e più occidentali ancora caratterizzate da una scarsa vitalità e da uno sviluppo limitato. Il gap tra redditi urbani e redditi rurali è così ampio da essere paragonabile al gap del Brasile. Una crescita tanto squilibrata sta facendo preoccupare il governo cinese. Per equiliberare la crescita e tenere a freno il surriscaldamento dell'economia sopratutto per eccesso di credito nel settore edile, il governo cinese ha annunciato alcune svolte importanti. Nel marzo 2004, all'apertura della sessione annuale dell'Assemblea nazionale del popolo (facente funzione di parlamento), il premier Wen Jaobao ha sottolineato il problema del crescente divario tra i redditi rurali e quelli urbani. Wen ha promesso tagli di un punto percentuale all’anno alle tasse dei contadini, fino alla loro completa eliminazione nel 2009, e i investimenti nell’economia rurale di più del 20% (vale a dire di 3.6 miliardi di dollari). Il premier ha infine promesso sussidi diretti agli agricoltori per 1.2 miliardi di dollari ed ha indicato l’obiettivo di rallentare la crescita tumultuosa, L’obiettivo di crescita che il governo si pone per il 2004 è del 7%, sensibilmente inferiore al 9.1% conseguito nel 2003. Il governo vuole evitare che l’economia si surriscaldi eccessivamente. Gli investimenti nelle aree rurali possono contribuire a distogliere alcune risorse dalle zone del paese che corrono di più. Infine, Wen ha apertamente criticato gli investimenti eccessivi in alcuni settori e quelle banche che sono gravate da troppi crediti, molti dei quali di difficile o impossibile riscossione. Non a caso, il mese scorso il governo ha ordinato alle banche di tagliare il credito a clienti attivi su parchi industriali, grandi progetti d’edilizia urbana e shopping mall.
L'ingresso della Cina nell’organizzazione mondiale del commercio (WTO), nel novembre 2001, apre immense opportunità ma rende anche necessario il completamento di una serie di riforme volte ad allineare il paese agli standard internazionali. L’aumento della pressione competitiva avrà ripercussioni sia sulla struttura produttiva del paese che dovrà affrontare in modo deciso i problemi ancora irrisolti delle imprese di stato e della scarsa competitività del settore agricolo, che sull’occupazione, rischiando di vedere aumentare di molto nei prossimi anni le fila dei disoccupati. In particolare, il governo intende ultimare la riforma delle aziende di stato, con la tra-sformazione in società per azioni, quotando sul libero mercato le aziende migliori e dichiarando in ban-carotta quelle insolventi. Oltre alla riforma delle aziende di stato, il governo cinese deve affrontare la totale ristrutturazione del sistema bancario e finanziario, ridu-cendo l’interferenza politica e aumentando l’autonomia decisiona-le della Banca Centrale.
Shanghai di notte oggi: foto di Angelo Tondini, per gentile concessione della rivista "In the World"
Molte sono le questioni che andranno risolte dalla nuova leadership politica, emersa dal 16° Congresso del Pcc (novembre 2002),
perché la Cina possa procedere nei prossimi anni sulla strada dello sviluppo economico intrapreso. Il 16° Congresso ha segnato il passaggio del potere dalla vecchia classe dirigente alla cosiddetta quarta generazione (quarta dopo quella di Mao Zedong, quella di Deng Xiaoping e quella di Jiang Zemin). Nel suo rapporto il presidente Jiang Zemin ha ripetuto che entro i primi vent'anni del XXI secolo, il Pcc porterà il benessere in tutta la Cina. In realtà il sistema di welfare cinese è da ricostruire ex-novo. La riforma del welfare rappresenta senza dubbio una delle maggiori sfide che il paese dovrà affrontare nei prossimi anni. I punti nodali che una riforma organica e sistematica comporta sono molti. Innanzitutto, l’invecchiamento della popolazione e con esso la necessità di una completa ristrutturazione del sistema pensionistico. In secondo luogo, la ristrutturazione di un sistema sanitario nazionale che non solo non è in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione che invecchia, ma che, per il momento, non raggiunge quella parte della popolazione che vive nelle zone rurali. Per quanto riguarda il sistema pensionistico, occorre ricordare che le pensioni statali coprivano solo i dipendenti statali e comprendevano una quota mensile, un sussidio per l'acquisto del grano, un sussidio per le spese d’altre derrate alimentari ed un sussidio per le spese funerarie. I progetti di riforma, ancora in discussione, pongono l'enfasi sulla creazione di un sistema pensionistico adatto ad una economia di mercato e sul fatto che la responsabilità per la raccolta dei fondi pensione debba essere suddivisa tra stato, imprese e singoli individui. Con quest’obiettivo il governo ha incentivato la popolazione ad aderire ai pacchetti offerti da numerose assicurazioni private, di cui alcune straniere, che propongono sia assicurazioni sulla vita che sanitarie e fondi pensione integrative, aprendo immense opportunità per le assicurazioni di tutto il mondo.
Ulteriore sfida alla sostenibilità dello sviluppo cinese è l’aumento dei vincoli derivanti dai problemi ambientali e dalla crescente domanda energetica che sta aumentando la dipendenza dalle importazioni soprattutto di greggio, in particolare per la scarsità di risorse energetiche e la necessità di ridurre l'inquinamento atmosferico. L’utilizzo massiccio di combustibili fossili, quali il carbone ha aumentato velocemente le emissioni di biossido di carbonio (CO2) che sono cresciute più del doppio rispetto alla media mondiale. La Cina ed il Giappone sono rispettivamente il primo e il secondo emettitore di CO2 nella regione asiatica. Inoltre, la maggior parte delle grandi città cinesi superano, di almeno tre volte, il limite massimo fissato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per quanto riguarda la concentrazione di polveri sottili e di biossido di zolfo (SO2). In Cina, ceneri e polveri sottili derivanti dalla combustione del carbone, sono responsabili di 50.000 morti premature e 400.000 nuovi casi di bronchiti croniche all’anno in solo 11 delle città principali (World Bank, 1997).
La forte crescita economica cinese è quindi squilibrata e con molti puntii interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo.

* Maria Weber insegna all'Università Bocconi di Milano ed è Senior Research Fellow all'ISPI di Milano, dove coordina le attività di ricerca sulla Cina ed è responsabile del corso Postgraduated Business in China, volto alla preparazione di giovani in grado di operare nel mercato cinese (per informazioni: www.ispionline.it). Autrice di molti volumi sulla Cina di cui l'ultimo “Il miracolo cinese” (seconda edizione 2003, Il Mulino).