CIOCIARIA TERRA DI GRANDI ABBAZIE E DELLE PREZIOSE ACQUE DI FIUGGI

Papa Giovanni Paolo II, gran viaggiatore, ama ancor oggi, andare alla scoperta della campagna e degli antichi borghi delle province del Lazio che, Roma capitale, con le sue attrattive, tende a far dimenticare. Un itinerario in provincia di Frosinone porta in Ciociaria territorio che, sin dal nome, rivela le sue origini agricole e pastorali. L’appellativo deriva infatti dalle ciocie, le calzature con la suola di pelle munita di stringhe con le quali si presentavano ai mercati i contadini o i pastori che andavano in città per suonare la zampogna, strumento musicale ottenuto mediante l’innesto di alcune canne in un otre di pelle contenente aria.
La prima città importante che si incontra dopo Paliano, a circa 39 km da Roma, è Palestrina, l’antica Preneste, celebre per aver dato i natali a Pierluigi da Palestrina musicista, riformatore della musica sacra e sede di importanti monumenti fra i quali le rovine del tempio romano della Fortuna Primigenia.
Sempre da Roma, se proprio si ha fretta, si può imboccare l’autostrada A1 in direzione di Napoli e uscire dopo circa 65 km ad Anagni. Anagni, l’ex Anagnia o, forse, dal greco “Ananas” è, unitamente agli altri centri di antichissime origini, con l’iniziale “A” quali Alatri, Arpino, Atina ed Ausonia la più famosa, soprattutto per aver dato alla Chiesa ben quattro Papi fra i quali Bonifacio VIII immortalato da Dante nella Divina Commedia per l’oltraggio che avrebbe subito per opera del principe Colonna ricordato come lo “schiaffo di Anagni”.
Che dire di Alatri, la città dalle mura ciclopiche e dall’acropoli, unica al mondo nel suo genere, con le due porte d’accesso di cui la prima è sormontata da un architrave monolitico lungo circa 6 metri e alto oltre un metro e mezzo, pesante decine di tonnellate?
L’altra città anch’essa con iniziale “A” è Arpino celebre non solo per alcuni dei suoi illustri cittadini quali Marco Tullio Cicerone e Marco Vipsanio Agrippa, ma anche per le mura ciclopiche che la circondano e che conserva l’unico in Italia, e, secondo gli studiosi, nel mondo, arco a sesto acuto di architettura pelagica.
Importanti e vicine sono, poi, Fermentino con la sua Acropoli, il Duomo, il Palazzo Vescovile, i resti della triplice cinta muraria e la rocca eretta nel X secolo a Fumone che vide la tragica fine di papa Celestino V, quello del “gran rifiuto” citato anch’esso da Dante nella Divina Commedia.
La Ciociaria, oltre ai tesori in santuari, cattedrali e chiese presenti nelle città storiche citate è famosa per le abbazie quali quella di Calamari e, soprattutto di Montecassino e per la Certosa di Trisulti. Questa è uno splendido complesso monastico divenuto monumento nazionale attualmente affidato ai monaci cistercensi che ne curano l’importante biblioteca, la storica farmacia ed il patrimonio artistico. La Certosa è immersa in uno dei paesaggi montani più belli della Ciociaria a 800 metri d’altezza.
L’abbazia di Calamari, nel comune di Veroli rappresenta una rarità ai giorni nostri, perché conserva ancora integra l’organizzazione spaziale prevista da Bernardo di Chiaravalle.
L’abbazia, infine, di Montecassino, situata sulla sommità del Monte Cairo che domina Cassino è la più celebre delle abbazie benedettine, fondata nel VI secolo, più volte devastata dai Longobardi e dai Saraceni è stata distrutta dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale che, fortunatamente, risparmiarono il sepolcro di S. Benedetto e l’adiacente Cripta fedelmente ricostruita secondo le forme secentesche. I chiostri, la chiesa barocca, la sagrestia, l’Archivio e la Biblioteca, messi al sicuro prima della distruzione, custodiscono importanti documenti sulla vita dell’abbazia stessa e non solo.
La Ciociaria non è solo patrimonio artistico, ma anche un comprensorio rispettoso delle bellezze naturali, dei suoi laghi, fiumi, parchi e riserve. Citiamo solo, tra le tante, il fiume Liri e le cascate piccola e grande, la selva di Paliano, il parco naturale dei Monti Simbruini, le Grotte di Pastena e quelle di Collepardo.
Le grotte di Pastena si dividono in due rami: il fossile di 880 m e quello attivo o l’area speleologica di 2217 m caratterizzati da un fiume sotterraneo, dal lago blu, da stalattiti e stalagmiti dalle forme più fantasiose.
Dopo le citate “A”, dulcis in fundo, due località con iniziale “F”: Frosinone, cuore e capitale della Ciociaria e Fiuggi, città termale universalmente nota per le acque curative, ma anche per l’attività turistica e congressuale, grazie anche ad un suo illustre cittadino Sir Charles Forte.
L’artigianato, specie nella lavorazione del legno, delle botti, del vimine è, come la gastronomia, un’altra delle preziose peculiarità del frusinate.
Molte le manifestazioni tradizionali, tanti i piatti tipici! Dal celebre e celebrato “Timballo di Bonifacio VIII” (tagliolini all’uovo sottilissimi conditi con sugo di carne, rigaglie di pollo, uova, formaggi, funghi e tartufo, il tutto avvolto in fette di prosciutto e mandato al forno), tralasciando una serie piuttosto robusta di altri piatti tipici, la Ciociaria a tavola si presenta con una specialità esclusiva originaria del comune di Amareno.
Gli abitanti sono circa 4000 che allevano, in stabulazione all’aperto su pascolo, oltre 12.000 bufale con produzione di latte, mozzarelle, carne e derivati quali la bresaola e i salumi.
Prodotti poco conosciuti ma “certificati” per superiorità nutrizionale e qualitativa. Non rimane che fare un brindisi a base di Passerina del Frusinate, dopo un bicchiere di Cesanese del Piglio doc e di un introvabile Cabernet di Atina, che può essere assimilato all’Avanà di Gravere altrettanto difficile da trovare. Vanno consumati solo in loco!
Peccato, considerata l’eccellenza, la genuinità e la qualità!
Ermanno Valori
Roma, 18 aprile 2004