Collezionare  cypraee   ( “Cowries”)
 
Un po' di anni fa, anzi molti anni fa, quando amavo vagare per le isole dei mari caldi fra i tropici, m’imbattevo sovente in quelle meraviglie della natura che sono le conchiglie e incontrandone una, due e tante, mi interessai alla malacologia, la disciplina che le studia, e da lì, a raccoglierne alcuni esemplari, il passo è stato facile.
Cercai però di dare un indirizzo a questa raccolta, e concentrai la mia attenzione su una sola famiglia, quella delle “cypraee”. Il perché di questa scelta ha molte  motivazioni di vario carattere, ma soprattutto è stata la loro bellezza e la loro grande varietà di colori, pur rispettando tutte una forma particolare ed attraente, quella di un globo
allungato che bene si tiene in una mano, un volume raccolto in uno spazio chiuso, ma soprattutto l’aspetto della superficie levigata e lucente, direi quasi luminosa, come quello di una finissima porcellana cinese e la varietà dei decori e dei colori.

Quando i primi esemplari di porcellana cinese arrivarono sui mercati europei si pensò che fossero stati fabbricati appunto con le cipraee, per la loro somiglianza con la porcellana cinese e si condussero molti esperimenti in tal senso, naturalmente senza risultato. Quello che mi incuriosì fu proprio il nome di “porcellana” che fu dato a questa nuova materia, appunto proveniente  dalla Cina. Con questo nome si chiamavano quelle conchiglie così simili nel loro aspetto e questo fu il nome dato a questi nuovi oggetti provenienti dal quel lontano paese. Ma da dove proviene il nome “porcellana”? L’ipotesi più probabile è che il nome derivi dal latino “pulcella”, ragazza, donna, che più tardi diviene “porcella” e poi  “porcellana”. Questa ipotesi si lega bene all’altro nome che diverrà scientifico, “Ciprea”, derivante dal nome dell’isola di Cipro, là dove proprio da una conchiglia sorse dal mare la dea della bellezza e della femminilità, Venere. E se guardiamo bene questa conchiglia, nella sua forma troviamo tutte le ragioni per una tale interpretazione.
A quei tempi, ai tempi della mia attrazione per questi oggetti del mare, io svolgevo la mia attività proprio nel settore della ceramica, la prima attività “industriale” dell’uomo per creare nuovi materiali, modificando quelli che la stessa natura gli offriva. Questo mi spinse a guardare con attenzione queste conchiglie e iniziare a raccogliere cipree, pur non avendo assolutamente intenzione di fare una cosa razionale ordinata, nè tantomeno scientifica. Avevo solo il piacere di avere in mano oggetti di grande armonia formale e quindi naturalmente belli. Che le conchiglie abbiano attirato sempre la fantasia umana,  la nascita di Venere da una conchiglia testimonia la meraviglia dell’uomo di fronte a questo miracoloso aspetto della natura, a parte il fatto che esse hanno costituito sempre una fonte di alimentazione da quando l’uomo ha cominciato a vagare sulla terra. L’uso dei molluschi come alimento accompagna sovente le tracce lasciate nel tempo della nostra preistoria  dai nostri lontani predecessori.
Siamo sempre stati affascinati dalle conchiglie e forse la prima collezione di esse della quale abbiamo traccia è stata trovata nelle rovine di Pompei, ma forse il primo studioso scientifico risale al 300 avanti Cristo, e naturalmente fu Aristotele, che fu aiutato in questo dal suo allievo Alessandro che si chiamò più tardi “Il Grande”.
Aristotele iniziò i suoi studi sui molluschi marini e, anche se non ne fece una vera classificazione, pure gettò le basi della odierna malacologia con risultati validi fino a non molto tempo fa. C’è da domandarsi cosa sarebbe stata oggi la conoscenza umana in ogni campo se non ci fosse stato Aristotele. Domanda senza risposta.
Ancora prima di Aristotele si era parlato di conchiglie, ma per ragioni gastronomiche, alcuni autori greci e latini conoscevano da dove provenivano le migliori ostriche o altri molluschi mediterranei.  Archestrato, poeta di Gela, ci dice che le migliori ostriche provenivano da Abidos, i pettini più grandi da Mitilene, le cozze più buone da Enos e così via.
Lasciamo Aristotele e compagni per tornare alle nostre piccole Cipree che in inglese hanno un nome diverso: cowries. Non hanno nulla in comune con i bovini cow ma con la parola Kauri che sembra venire dall’ urdu o dal sanscrito. Con questo nome sono conosciute in tutto il mondo.  La “famiglia”, così si definisce nella classificazione delle scienze naturali, comprende un certo numero di “specie” che sono poi quelle che sono alla base delle raccolte o collezioni che dir si voglia. Lasciamo ai naturalisti le discussioni e le polemiche sulla classificazione , sulle varie incertezze formali e sostanziali. A noi in questo momento è utile per continuare il nostro breve discorso per presentare ai nostri amici queste piccole meraviglie della natura.
Accettato questo punto di vista ci domandiamo quante sono le cypraee o meglio quante possono definirsi ‘Cypraea’  Un numero esatto non c’è perché sempre si possono trovare eccezioni e varianti e questo è più che naturale. Basta pensare a quanto è grande il mare ed a quante diverse condizioni  naturali devono questi piccoli esseri soggiacere. Ecco quindi che possiamo dire che le “specie” oscillano intorno ai duecentocinquanta generi riconoscibili e non sempre facilmente riconoscibili. Possono variare da un anno all’altro quando qualche nuovo studio o scoperta di esemplare sconosciuto può cambiare la situazione. Per questo non indichiamo una cifra precisa ma solo un ordine approssimato.  Le dimensioni sono variabili, molto variabili fra pochi millimetri a una quindicina di centimetri, la forma di una grande variabilità rispetta sempre la globularità se così si può definire , che  costituisce la sua peculiarità. I colori come abbiamo detto variano dal bianco purissimo al nero , proprio per certe specie appunto chiamate melanesiche che vivono in particolari ambienti marini. Lo stesso mollusco che le produce che ne è anzi parte essenziale  ha forme e colori assai belli ( ho sentito dire e lo dico fra parentesi che la collezione di conchiglie non è che una raccolta di scheletri, esoscheletri, di animali il che è in un certo senso è vero).  Il mollusco vive entro la sua conchiglia ma la copre sempre con il suo manto quasi a protezione ed il manto ha colori e disegni veramente belli. Forse è proprio questo continua protezione che dà luogo alla levigazione e lucentezza che noi ammiriamo e che ci attraggono di più. La nostra porcellana spesso ha qualcosa da invidiare alla Cyprea.  Non me ne volete se scrivo in un modo o in un altro questa parola. Tanto ci intendiamo lo stesso ed in fondo non commettiamo errori perché tutti i termini sono corretti.
Qual’è la cyprea più bella? Il mio giudizio, che è condiviso anche da altri, ma che è un giudizio soggettivo e come tale va considerato, è la “cyprea Aurantium”. Forse sono stato influenzato in questo da un inglese col quale ho avuto rapporti epistolari e che viveva alle isole Figi. Si chiama o si chiamava Mr. Ackroid e insegnava nelle Grammar School di Suva. Io ancora non mi interessavo ai Kauri ma lui in una lettera me ne parlò come di un oggetto assai raro e per diritto divino appartenente al Re o capo che dir si voglia delle Figi. Mi promise che se gli fosse stato possibile me ne avrebbe inviata una. Intanto mi inviò una bellissima “tapa” che tuttora conservo. Di lui non ho più avuto notizia. Lo avrei incontrato volentieri. 
Quando vidi ed ebbi in mano la prima Aurantia ne rimasi veramente incantato. E’ una conchiglia mediamente di dieci centimetri molto globosa se così posso dire, e di un colore uniforme arancio che sconfina nell’oro e che giustifica il suo nome. Generalmente non ha difetti nella superficie nè variazioni nel colore e la base ben nettamente separata da una continua linea è bianchissima veramente porcellana finissima. Fino a qualche tempo fa anche per la limitazione imposta dai figiani la conchiglia era rarissima ed aveva un alto prezzo che poi scese di un buon cinquanta per cento quando i giapponesi ne pescarono in profondità nel fondo del mare un certo numero che ne fece appunto scendere il valore economico ma non quello estetico. Non esagero se dico che l’ “Aurantia” è una vera gemma e che capisco il re figiano che se ne appropriò in esclusiva.

 Ci sono altre bellissime cypraee e soprattutto rare e di valore economico assai elevato per la rarità e la bellezza ma non è qui il caso di parlarne. Chi sarà incuriosito dell’argomento può trovare informazioni sulla letteratura abbondante in merito.. Darò un cenno alla conchiglia più diffusa e più nota in tutto il mondo, quella che tutti chiamano il Kauri o cowrie e che è diffusissima in tutti i mari tropicali. La cypraea moneta. E’ piccola di pochi centimetri di colore bianco giallastro di forma non perfetta, irregolare nei contorni e nel volume. Si chiama moneta perché da sempre è stata usata proprio come oggetto di scambio, moneta quindi, ed usata fino a non molto tempo fa in molte popolazioni sia degli arcipelaghi oceanici che nei paesi africani e non solo della costa. Marco Polo nel suo Milione parla nel capitolo CX di una città, Toloma ricca e bella, ricca di oro e di monete, oro e “porcellane” la moneta minuta è di porcellana. Quante migliaia di schiavi, i negrieri inglesi o spagnoli hanno pagato con sacchi di cypraee agli stessi re africani che vendevano i propri sudditi! Non è il caso qui di parlare delle altre belle e rare cypraee che non è lo scopo di questo scritto. Per dare una idea di quelle che sono le cypraee, in  “Immagini” inserirò  una piccola serie  di foto di alcuni esemplari che  nei limiti di una modesta iconografia tenteranno di dare una idea e di giustificare questo impulso alla raccolta di queste conchiglie, impulso che a suo tempo mi prese per un certo tempo della mia vita. 

Chi non ha visto ed ammirato molti gioielli cosiddetti etnici costituiti da kauri e provenienti da tanti paesi dei tropici?  Si trovano ormai in tutti i mercatini domenicali e copiano quegli originali che sono esposti nelle vetrine dei musei etnologici e che ancora si possono trovare tra i popoli dell’Indonesia delle Celebes o del Irian, dell’Africa e di tante  isole del Pacifico.

Per vedere una parte della collezione: Immagini: Collezioni: Le cypraee