La Via Francigena
Sulle tracce di re, santi, mercanti, pellegrini e guerrieri
di Dario Cova
Nel 476 d.C. alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il ricco patrimonio di strade che i Romani avevano costruito in oltre sette secoli di dominio si avviava verso la decadenza poiché prive della necessaria manutenzione. Pur tuttavia queste strade “ruptae”, indicavano la rotta (road, rue, ruga) a pellegrini, a eserciti, a mercanti, a re ed imperatori sulla strada per Roma, alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo o dal Papa. Infatti le strade più importanti dell’epoca erano quelle che portavano a Roma, le cosiddette Vie Romee. Una delle più conosciute era la Via Francigena o Francesca o Franceta, ovvero la strada che nasce dalla Francia. Il primo documento che ci permette di ricostruire con sufficiente precisione il tracciato della Via Francigena, che fino al XIII secolo avrebbe costituito la principale arteria terrestre tra l’Europa continentale e la penisola italiana è il diario di Sigerico, scritto nel 990. Pellegrino sulla Via Francigena, dopo aver ricevuto dal Papa il pallium, segno dell’investitura ad Arcivescovo di Canterbury, Sigerico lascia un diario manoscritto, oggi conservato alla British Library di Londra, in cui sono indicate tutte le soste (settantanove tappe o “submansiones”) e il percorso dei milleottocento chilometri tra Roma e Canterbury. Esse ci permettono anche di verificare le variazione di percorso subite nei secoli della Via Francigena, la più importante quella che a Bar-sur-Aube lasciava la via diretta che dalla Champagne puntava su il Gran San Bernardo per giungere nella pianura padana e poi attraverso l’Appennino tosco- emiliano attraversare la Toscana e il Lazio per giungere a Roma. Dal punto di vista commerciale la Via Francigena costituiva nel basso Medioevo la via più diretta di collegamento fra le Fiandre e la Toscana attraverso la regione dello Champagne-Ardenne, che rappresentava il naturale approdo per chi proveniva dall’Inghilterra. Anche se con il passare del tempo sotto la spinta di nuovi mercati furono tracciate altre vie, la Francigena ha svolto per secoli la funzione storica di luogo di incontro e scambio tra civiltà diverse anticipando di fatto l’unificazione culturale e politica dell’Europa.

Champagne – Ardenne: una regione spumeggiante
E’ lo champagne a far da protagonista in una regione storica che ha visto la consacrazione dei Re di Francia e i tragici combattimenti delle due Guerre Mondiali. Nel percorrere la strada tra Epernay e Reims ci si rende conto di quante sono le aziende che producono questo vino dalle più famose e titolate fino a quelle artigianali meno note ma ugualmente valide. Lo champagne accompagna perfettamente un menù completo e ancora meglio i piatti e i prodotti della regione, per esempio il tartufo della Haute-Marne, formaggi come il caprice des dieux, prosciutto cotto, salsiccia e sanguinaccio nelle Ardenne, biscotti rosa di Reims e i “Tappi di champagne” al cioccolato e distillato di champagne, la potée, una zuppa di carni miste, cavolo e patate, la choucroute, la bayenne, patate stufate con le cipolle, la trota di Diderot.

Il percorso anglo-francese della Via Francigena si snoda da Canterbury nella contea inglese del Kent, al confine franco-svizzero nei pressi di Pontarlier, settecento chilometri lungo le antiche strade romane attraverso la Francia settentrionale,toccando Calais, Arras, Reims, Chalons-en-Chanpagne, Besançon. La Cattedrale di Canterbury, da dove partì Sigerico per il suo viaggio verso Roma, con i ruderi della vecchia abbazia ci ricorda la presenza romana ma anche Thomas Becket, ucciso nel tempio dal suo rivale Re Enrico II, per difendere la propria fede. Lungo campi di grano, sulla Pilgrim’s way come la chiamano gli inglesi, giungiamo alle bianche scogliere di Dover dove ci imbarchiamo per attraversare la Manica e raggiungere il suolo francese in una località situata vicino all’attuale Wissant. Questa regione della Francia è da sempre stata un luogo di scambi commerciali, ma anche di lunghe guerre tra Franchi e Germani, per limitarci negli ultimi due secoli alla Guerra franco-prussiana del 1870-71, per arrivare alla prima e seconda Guerra Mondiale. La Cattedrale di Notre-Dame a Reims, una delle massime espressioni dell’arte gotica, che vide l’incoronazione del Re di Francia, l’ultimo Carlo X nel 1825, ci accoglie con “l’angelo che sorride”. Tra vigneti e boschi, andiamo a riscoprire una regione tra le più suggestive dal punto di vista storico della Francia. E’ la regione della Foret d’Orient e dell’omonimo lago che ricordano i Templari. E’ la Francia eterna dove riposa a Colombey les Deux-Eglises il Generale De Gaule ma che ha visto il giovane Napoleone cadetto a Brienne nel Collegio Reale Militare tra il 1779 e il 1784. A Bar-sur-Aube i caratteristici graticci di legno che animano le pareti delle case della Champagne ci ricordano i luoghi di sosta per pellegrini, ma anche i mercanti provenienti dalle Fiandre e dall’Italia che sotto il porticato esterno alla chiesa effettuavano i loro commerci. Una piccola deviazione ci permette di raggiungere Clairvaux (Chiaravalle) . Partendo da qui i monaci cistercensi di San Bernardo hanno irradiato in tutta Europa una cultura religiosa fatta di preghiera ma soprattutto di lavoro. A loro si deve, tra l’altro, la trasformazione in ricchi spazi agricoli di vaste aree paludose della Pianura Padana. Da Bar-sur-Aube partiva il percorso alternativo alla Via Francigena tradizionale che, attraverso al Borgogna, giungeva a Lione e superando il Moncenisio, attraverso la Val di Susa, si dirigeva su Torino per poi raccordarsi a Pavia alla Via Francigena. E’ la via seguita da Filippo II Augusto che al ritorno della III Crociata del 1191, sceglie di attraversare le Alpi non più dal passo del Gran San Bernardo ma a quello del Moncenisio.

Borgogna : tutto da gustare
Come l’ospitalità, anche la tradizione della buona tavola si è affermata in Borgogna sulla scorta delle “gesta” culinarie della corte ducale e grazie soprattutto alla presenza di materie prime eccezionali. La gastronomia costituisce ancora oggi l’attrazione principale più irresistibile di questa regione, la terra più ghiotta di Francia. Fama ingigantita anche dal fatto che, a scortare in tavola le delizie più elette, concorrono vini di qualità fuori dal comune. Molto nota a Digione è la tradizione del panpepato, altra grande specialità, conosciuto per le sue qualità digestive e la senape di Digione pronta a vivificare ogni piatto con il suo fantastico bouquet con il suo gusto ardente e piccante. La gastronomia borgognona conta principalmente su piatti diventati ormai i classici della tradizione: lumache, uova in meurette e boeuf bourguignon. I vigneti del Beaujolais, con cantine aperte al pubblico, offrono ben dodici tipi diversi di vino e l’allegra tradizione del Beaujolais Nouveau che si stappa solo il terzo giovedì di novembre.

Lungo tutto il tratto della Via Francigena, Templari e Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (l’attuale ordine dei Cavalieri di Malta) fornivano ospitalità ai viandanti così come testimoniano numerosi edifici, abbazie e anche ospedali per soccorrere malati. Ad Aumoniere, pochi chilometri da Pierrecourt svettano i ruderi del campanile della chiesa appartenente all’ordine di Sant’Antonio che svolse il ruolo di ospedale per malati contagiosi e di ospizio per viandanti fino al 1777 quando l’ordine di Sant’Antonio si fuse con quello dei Cavaliere di Malta. Sulle creste del Giura tra Francia e Svizzera attraversiamo il confine alla dogana dell’Auberson. I centonovantadue chilometri del percorso svizzero si snodano tra i laghi di Neuchatel e di Ginevra e la Valle del Gran San Bernardo. Un tracciato di grande respiro paesaggistico sulle orme di Giulio Cesare e di Napoleone che il 20 maggio del 1800 passò il valico per giungere la pianura piemontese dove il 14 giugno del 1800 sconfisse gli austriaci a Marengo. Sono ottocentonovantadue i chilometri che dal passo del Gran San Bernardo portano a Roma attraverso la Valle d’Aosta, la Pianura Padana, le verdi vallate appenniniche e le dolci colline della Toscana e del Lazio.
In tutta la Valle d’Aosta sopravvivono numerose testimonianze del passaggio dei pellegrini: sono le abbazie e i castelli che montano la guardia alle via di comunicazione già tracciate in epoca romana.
Tra questi lo splendido castello di Fenis, uno dei gioielli medioevali della Valle d’Aosta, il Forte di Bard e il castello di Ivrea, costruito a metà del XIV secolo che conserva integre tre magnifiche torri rotonde.

Piemonte in tavola: tanti bocconi da re
Tutti ricchi di sapori sono un vero punto di fusione tra il gusto delle cose semplici e la fantasia caratteristica della cucina d’Oltralpe, tra tutti la bagna cauda, un trionfo di semplicità di sapori a base di aglio, olio e acciughe. L’agnolotto, che ritroviamo in varie forme e dimensioni, d’inverno accompagnato di profumato tartufo o da sughi a base di carne è il primo piatto principe così come nelle Langhe si possono assaggiare i “tajarin” cotti nel brodo e conditi a piacere. Grande protagonista dei secondi piatti è la carne: dai semplici arrosti brasati, dalla cottura lenta e con l’ausilio di vini pregiati; dal gran fritto misto con carni, frattaglie, verdure e amaretti, al gran bolliti misto in cui l’equilibrio dei sapori fra le varie carni utilizzate si sposa con salse particolari. Anche ottimi formaggi fanno parte della tradizione: dalle tome fresche o stagionate, ai formaggi carpini e alle robiole, fino al Castelmagno e al Boscaiolo che ricorda il Brie francese.

Il paesaggio della pianura piemontese con i suoi canali e le sue risaie ci accompagna, dopo aver attraversato il fiume Sesia e il Ticino, a Pavia, l’ antica Ticinum dei romani, ma anche capitale stabile dei Longobardi. In queste pianure si svolsero gli scontri tra Franchi e Longobardi, tra Carlo Magno e Desiderio che nel 773 vide la sconfitta definitiva dei Longobardi. L’antica chiesa di San Michele che si incontra appena superato il ponte coperto di Pavia sul Ticino ci ricorda che in questa chiesa venivano incoronati i re d’Italia nel Medioevo. Pavia era tappa obbligata per i pellegrini: il ruolo del territorio pavese e per la particolare collocazione della città di Pavia, lungo l’asse verticale del Ticino quasi alla confluenza con quello del Po, determinò da sempre la funzione di passaggio obbligato tra Nord e Sud della Penisola. Attraversato il Po a Corte Sant’Andrea si raggiungeva a Piacenza la Via Emilia e da qui il Taro a Fornovo, passaggio obbligato della Via Francigena verso la Via del Monte Bardone (dal latino Mons Longobardorum), l’attuale statale della Cisa, asse viario privilegiato per il collegamento con Roma attraverso l’Appennino tosco-emiliano. Superando Pontremoli, la “chiave d’Italia” come la definì l’Imperatore Federico II di Svevia, ci abbaglia il biancore delle Alpi Apuane che ci accompagna da Sarzana fino a Massa, mentre il paesaggio digrada dolcemente fino al Tirreno tra vigneti e oliveti. E’ la Toscana che ci accoglie con le sue tradizioni, l’arte e la religiosità, come non ricordare a Lucca il misterioso “volto santo” conservato nel Duomo della città. Ad Altopascio, la sede dell’ordine monastico dei Cavalieri del Tau, ci ricorda l’aiuto fornito da questo ordine ai pellegrini in un tratto di strada, passaggio obbligato tra il lago di Bientina e il lago della Valdinievole , infestato da briganti. La Val d’Elsa prima e l’ampia valle del fiume Arbia tracciano una sorta di corridoio naturale che permette alla via Francigena di raggiungere il Lazio. In questo tratto Siena, la “figlia della strada” così come era definita nel Medioevo, ci accoglie con un passato tutto da ricordare. Le armonie cinquecentesche e misteri etruschi dominano l’ultimo tratto della Via Francigena che si articola completamente nel Lazio e attraversa una zona ricca di laghi vulcanici che ne contraddistinguono il paesaggio. I centosessanta chilometri tra Acquapendente e Roma sono ricchi di castelli e palazzi fastosi commissionati ai maggiori architetti del tempo dalle grandi famiglie romane. Da Bolsena, se si esce attraverso la Porta Roma, si imbocca la via Cassia e tra le visioni azzurre del lago si arriva a Montefiascone. Continuando la via Cassia si entra in Viterbo attraverso la Porta Fiorentina, da cui si raggiunge la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Papi. Viterbo, racchiusa da una cinta muraria lunga cinque chilometri, è riuscita a conservare inalterate quelle caratteristiche medioevali oggi visibili nel suo centro storico. Continuando sulla vecchia Cassia medioevale si raggiunge il parco archeologico di Sutri con l’anfiteatro interamente scavato nel tufo. L’antica Porta Franceta ci ricorda l’inizio del nostro viaggio che ora sta volgendo alla conclusione. La via Cassia si snoda in direzione di Roma che ormai non è distante. Alla Giustiniana si piega verso destra per imboccare la Via Trionfale che conduce fino alle vicinanze di Piazza San Pietro, seguendo il tracciato del cammino dei pellegrini i quali erano soliti sostare sulla cime di Monte Mario (Mons Gaudi) per raccogliersi in preghiera e ammirare dall’alto la città dei Papi, meta finale del loro lungo pellegrinaggio per ottenere le indulgenze giubilari. Infatti l’indizione nel 1300 del primo Giubileo da parte del Papa Bonifacio VIII rappresentò la pietra d’angolo del grande pellegrinaggio romeo organizzato che da allora rimase il più praticato e diffuso.

Tuscia viterbese: peccati di gola e feste del vino
Se un tempo per la maggioranza della popolazione l’acquacotta della Tuscia rappresentava la base fondamentale della propria alimentazione, oggi questo piatto rappresenta una rarità gastronomica. Lombrichelli, gnocchi con il ferro, funghi dei Monti Cimini e l’eccezionale “fieno di canepina” caratterizzano i primi piatti di questa regione dalla ricca cucina accompagnati da secondi a base di carne quale l’ottimo abbacchio, la profumatissima porchetta, la coda alla vacinara, trippa al sugo e pagliata al forno. Ma la Tuscia è anche terra di acque che forniscono saporite anguille, tinche, lucci, carpe e, come non ricordare, il coregone alla bolsanese. Anche Dante ricorda nel “Purgatorio” la bontà delle anguille di cui era goloso il Papa Martino IV che le mangiava annegate nella Vernaccia. Tutti piatti che si gustano innaffiati con vini quali il Vignanello, il Grechetto, l’Aleatico e l’Est!Est!Est! prodotti dai vigneti locali.
Ora che il nostro viaggio si è concluso difficilmente riusciremo a dimenticare i paesi e i popoli che questa strada ci ha fatto conoscere, le loro storie, la loro cultura, i loro commerci e, perché no, le loro tradizioni gastronomiche. Una missione unificante che la via Francigena ha svolto egregiamente nei secoli e che le è stata riconosciuta nel 1994 dal Consiglio d’Europa che l’ha definita “Itinerario Culturale Europeo” permettendole così di far parte ufficialmente degli “Itinerari Storici Europei”.