Fregate Island
Seychelles
Le pale del Grande Uccello blu roteano nell’aria tersa del mattino sollevandosi in un cielo di un azzurro abbagliante. Sotto, Mahe è ancora avvolta dalla bruma mattutina dei tropici ma pur sempre brulicante di quella vita intensa e ipnotizzante dei ritmi indo-africani. In un baleno sono sul mare verso la più esclusiva isola dell’arcipelago. Un’isola piccola e privata, quasi inaccessibile, dove solo pochi, eletti (e facoltosi) ospiti possono arrivare.
Ma non è sempre stato così, con l’arrivo dei Francesi nelle Seychelles nel XVIII secolo l’isola era diventata una popolata piantagione di cocco. Nell’Ottocento vi era stata costruita la Plantation House, usata dai piantatori per brevi soggiorni. E tale è rimasta fino agli anni Settanta, quando, non essendo più redditizia, è stata venduta a un uomo d’affari tedesco che l’ha eletta propria residenza di villeggiatura. Successivamente vi è stato istituito un parco naturalistico e nel 1998 il proprietario vi ha fatto costruire sedici ville, a picco sul mare.
Oggi chi non vuole indugiare nel lusso di una ospitalità dorata può avventurarsi all’interno dell’isola. Man mano che ci si allontana dal resort la natura diviene più “naturale” fino a che ci si trova nel folto di un bosco di palme. La luce filtra a fatica tra le grandi foglie e tronchi a terra sbarrano il passaggio. Tonfi sinistri segnalano la caduta delle noci mature, fruscii e richiami si sprecano su sentieri abbandonati da decenni. Potrà capitarvi di incontrare Bikram, discendente dei lavoratori indiani portati sull’isola dagli Inglesi e poi rimasti a lavorare nella piantagione. Sta tagliando le palme giovani per estrarre il cuore di palma, prelibatezza che vi sarà servita a pranzo, grazie all’“express delivery” effettuato da qualche suo connazionale. Bikram passa la sua vita tra le palme. Un po’ noioso penso, ma lui mi legge nel pensiero e mi scorta poco oltre. Fendendo la vegetazione con il maquete mi mostra una spiaggia da Robinson Crusoe. “Qui i turisti non vengono mai” mi dice “e questo è il mio regno”.
Ormai il sole è alto e la temperatura si fa sentire, mi vergogno un po’ a estrarre il mio cellulare e chiamare la reception per farmi venire a prendere. In un attimo la lancia mi preleva da quel paradiso, il tempo di una doccia, e mi vedo servire il cuore di palma tagliato da Bikram. “Expressly for you from our king of the forest sir”, sorride lo chef Kurt Berman mentre mi porge questa sua fantastica creazione con aragosta e lemongrass.
La mia giornata volge al termine, penso che nelle mie attività isolane non avrò incontrato più di una decina di persone, mentre il cielo si tinge di un rosa delicato che ricorda certe sfumature del Pontormo. Il Grande Uccello dorme sulla pista, domattina partirò presto. Intanto mi godo il gracchiare del Fregate, quello vero, che ha fatto il nido nel giardino della mia villa e pare voler assaporare fino in fondo questa serata più che magica.
Ovidio Guaita
photoreporter
www.ovidioguaita.com