Manciuria
Lu Shan oggi, ieri  Port Arthur
Gianni Vercellotti nostro amico e socio della nascente delegazione piemontese, a seguito di un suo lungo viaggio nella Manciuria., ci manda questa sua breve nota su Lu Shan ( una volta Port Arthur) commentata da tre foto. La pubblichiamo volentieri perchè ci parla di un paese ancora non molto conosciuto ma che si appresta a divenire rapidamente un meta del turismo mondiale. Gianni Vercellotti è sempre alla ricerca di mete insolite  pur essendo un uomo estremamente occupato per i suoi numerosi impegni e noi vorremmo averlo più spesso ospite nella nostre pagine Per ora limitiamoci a leggere queste assai interessanti righe.
 
 
 
 
Lu Shan si chiamava, una volta, Port Arthur.
Oggi si trova a pochi chilometri da Dalian, la metropoli cantieristica sul Mare Orientale, in Manciuria: una regione che ha dato alla Cina quasi ottocento degli ultimi mille anni di governo imperiale, la terra da cui scesero, oltre la grande muraglia, i Lyao, i Jurchen, i mongoli e la dinastia mancese dei Qin.
Se Dalian, con i suoi sei milioni di abitanti, è tutta un fiorire di nuovi quartieri, di avveniristiche costruzioni, di zone fieristiche e di aree verdi e monumentali, Lu Shan - già Port Arthur - è una quieta cittadina piena di fiori e costeggiata da chilometri di allevamenti di mitili.

I resti dell'occupazione russa sono evidenti quanto i reliquati della guerra russo-giapponese del 1905, quella guerra che costituì non solo il prodromo annunciatore della rivoluzione sovietica ma anche il primo avviso della progressione moderna dell'Oriente.
Sulle colline intorno alla città occhieggiano i forti russi che affrontarono la carica delle fanterie giapponesi; in città, quasi incongruamente, rimangono i palazzi dell'amministrazione russa, la stazione ferroviaria, i moli del porto che ospitava allora la flotta delle antiquate navi vittime dell'attacco e della battaglia di Tsushima e ora base della nuova marina cinese.
La sinuosa linea della costa è ben riconoscibile nelle fotografie dell'epoca che illustrano il volume nel quale si vedono fumare alla fonda le navi destinate ad essere affondate dalla torpediniere giapponesi.
E' un volume in vendita nel ben fornito "book store" del museo che raccoglie una prodigiosa raccolta di arte Lyao e che si affaccia proprio sulla baia, dal quale è possibile salire fino alla cima della collina che ancora ospita i cannoni delle guerre successive: quella cino-giapponese, quella tra comunisti e kuomintang, quella (breve) sovietico-giapponese del 1945.
La Cina prepara qui la sua prossima area di vacanze estive, affacciata sul mare e prossima all'incredibile fioritura delle Università di Dalian: ben ventisette che spaziano dalla tecnologia alla scienza dell'amministrazione alle facoltà economiche.
Ma oltre al "miracolo", Dalian, in Manciuria, c'è quello di Shenyang con sette milioni di impegnati, dinamici abitanti che non hanno tempo per visitare i tesori artistici della città: le pagode di epoca Lyao, le tombe dell'est e quelle dell'Ovest, la città proibita, più suggestiva, silenziosa e magica di quella di Pechino.
Del resto la regione è tutta un suggerimento di visite importanti, soprattutto di opere delle dinastie Lyao, Yuan e Qin ma anche Wei e Ming, fino alla ricostruzione un po' forzata e scenica della Grande Muraglia che entra in mare a Shanhaiguan dove però migliaia di cinesi provano ogni giorno il brivido di bagnarsi nelle acque un po' grigie e molto fredde del loro Mare Orientale.
Rimane la campagna: un problema vero ed enorme che contrasta con l'aumento del P.I.L. di oltre l'8% annuo del "Regno di Mezzo". In campagna lavorano 800 milioni di cinesi: dovrebbero essere meno di 200 ma le città non possono assorbire una tale massa di persone, anche perchè verrebbe a mancare la sufficienza dell'acqua che - comunque - in tutta la Cina non è potabile.
Mentre le differenze economiche  crescono, il malcontento si avverte ed è il motivo di massima preoccupazione per il governo. Già Deng Siao Ping diceva: "ogni giorno 30 milioni di persone non sanno come vestirsi e cosa mangiare".
E' la Cina: contrasti giganteschi in una realtà che guarda al futuro, ma non riesce a dimenticare il passato. E nel quale, comunque, ogni visita è conoscenza, curiosità e attenzione che giustificano il viaggio. Ancora per molti anni.
Gianni Vercellotti