Un articolo insolito: presentiamo qui due recensioni del volume fotografico di Mario Tible, fotografo e viaggiatore che con suggestive immagini in bianco nero accompagna il lettore lungo un appassionato reportage nel cuore dell'Africa più autentica. La prima è di Roberto Baravalle e la seconda è di Gianni Vercellotti. Perchè due recensioni? La bellezza del libro e la "profondità" dei due scritti giustificano una particolare attenzione.
E, allora, sono stato colpito dalla bellezza di queste foto di Mario Tible e mi sono lasciato attirare in un gioco di rimandi e di reminiscenze che ognuno di voi può credo, legittimamente fare, sfogliando questo libro di foto che è un po come quei carnets che i pittori utilizzavano ed utilizzano per disegnare. Poi, ogni disegno come ogni foto non è mai uguale a quella di un altro autore che pure ritrae lo stesso soggetto. Una testa di tuareg, un mercato, lansa di un fiume non sono mai uguali a quelle ritratte da altri perché è la sensibilità dellartista che entra in gioco, la sua cultura, lo stato danimo che lo pervade in quel momento.
Questo il mal dAfrica? Forse, una cura depressiva, un monito a non ritenersi nulla più di un nulla.
Eppure conoscenza di pochi, forse di pochissimi ci furono Stati e Imperi seminati qua e là, dove siamo riusciti a sollevare il velo da un passato senza scrittura.
Come distribuire reggiseni e mutande per coprire nudità naturalmente esibite, forse per evitare che Dio si accorgesse di avere creato sederi esagerati o seni avvizziti.