Il socio Alfredo Petralia ha presentato al recente Congresso della Unione Zoologica Italiana (Cosenza, 22-26 settembre 2002) la seguente ricerca la cui sintesi  ospitiamo nel nostro sito.

“Fishing on the sand” in un ragno Filistatide del Sahara tunisino

di Alfredo Petralia, Ettore Petralia, Gabriele Zolfino
Dipartimento di Biologia Animale “Marcello La Greca”, Università di Catania.
Ente Fauna Siciliana, Noto (SR).

Nel corso di una esplorazione organizzata  dal Laboratorio di eco-etologia del Dipartimento di Biologia Animale “M. La Greca” in Tunisia  nel Parco Nazionale di Jebil (7-14 aprile 2002), situato circa 70 km a sud di Douz nell’Erg tunisino (Fig. 1), sono state osservate la struttura della tana e la tecnica di predazione in un ragno Filistatide (Fig. 2) vivente nel substrato sabbioso (Fig. 3). E’ stato studiato un  campione di  sette tane. Il ragno realizza, radialmente intorno all’imboccatura della tana (che ha decorso pressoché verticale di 25-30 cm circa ed è consolidata da un rivestimento di seta per tutto il suo sviluppo), una serie di solchi pressoché rettilinei profondi 2-3 mm circa (Fig 4, 5, 6), sul fondo dei quali stende un filo di seta a partire dalla estremità distale del solco stesso fino al bordo della tana (provvisto di un collaretto sericeo) alla quale è collegato (Fig. 7). Il ragno costruisce il dispositivo uscendo dalla tana e allontanandosi radialmente da essa: contemporaneamente, spostando la sabbia con rapide divaricazioni laterali del primo paio di zampe, crea il solco; dopo una rotazione di 180° su se stesso e ritornando verso la tana, secerne il filo di seta che ancora sul fondo. Tali operazioni possono essere ripetute il che porta alla realizzazione di tane con diverso numero di solchi. Nella stessa tana sono stati osservati fino a sette solchi radiali, di lunghezza variabile da 3.5 a 9.5 cm circa, disposti secondo un modello generale che prevede angoli intorno a 45° tra un solco e l’altro (possibile un massimo di 8 solchi).  Il ragno staziona appena all’interno della tana (Fig. 8) in attesa che una potenziale preda resti impigliata in uno dei fili di seta stesi nei solchi; quando ciò avviene, esso si attiva e sporgendo appena dall’imboccatura della tana ritira, con grande rapidità, il filo di seta verso di se e con esso la preda (Fig. 9) che viene infine afferrata e sistemata nella posizione più adatta (Fig. 10) per essere introdotta nella tana: questa, terminata l’operazione, viene chiusa dall’interno dal ragno.

<— Fig. 1 - Localizzazione del Parco Nazionale di Jebil
Fig. 2: Il ragno Filistatidae studiato
Fig. 3 - Habitat dunale del ragno studiato
Fig. 4 - Tana a due solchi  Fig. 5 - Tana a cinque solchi
Fig. 6 - Tana a sette solchi. Gli angoli tra un solco e l’altro hanno valori vicini ai 45°; l’angolo tra i solchi 1 e 7 è di circa 90° (cioè due volte 45°) Fig. 7 - Esempio dei solchi (realizzati radialmente  rispetto  all’imboccatura  della  tana)  sul  cui fondo il ragno stende un filo di seta; una parte del filo (prima metà a destra) è evidenziata da una sottile linea nera ad esso sovrapposta
Fig. 8 - Ragno in attesa all’imboccatura della tana Fig. 9 - Una preda è rimasta impigliata nel  filo di seta di un solco. Il ragno emerge  appena  dalla imboccatura della tana e tira rapidamente il filo (in parte evidenziato con una linea nera) avvicinando così la preda verso di sè
Fig. 10 - La preda afferrata dal ragno viene sistemata nella posizione più adatta per essere introdotta nella tana dove verrà consumata