Scatole laccate russe
collezione di Franco Turba

Arrivai per la prima volta a San Pietroburgo, provenendo da Helsinky, nel 1992 già in epoca di “perestroika”. Visitando questa meravigliosa città e i suoi Musei, arrivai anche all’ Accademia di Belle Arti dove in una polverosa vetrinetta vidi alcune scatolette laccate, nere. Sul dorso avevano dipinto, miniaturizzatI, personaggi o scene tratte da favole, da canti o da leggende russe (Bylini e Sakazky). La guardiana, addetta al museo, mi faceva capire che erano “papié, papiè” e non “wood”, fatte a “Palekh no Fedoskino”. Mi piacevano e ne comperai tre. Proseguendo il viaggio, a Tallin in Estonia, ne trovai ancora un paio. In un viaggio successivo in Russia, percorrendo “l’anello d’oro” per visitare i monasteri della Regione di Ivanovo a est di Mosca, attraversai il territorio dove si trovano i principali centri di produzione di queste scatole laccate e dipinte. Ne trovai successivamente alcune al mercato di Kiev in Ukraina e di Erevan in Armenia e anche in luoghi imprevedibili.
Nella Regione di Ivanovo, che si estende per più di 300 Kilometri a nord-est di Mosca, vi sono due piccole città, Vladimir e Suzdal nel cui territorio sono compresi i villaggi di Palekh, Mstiora e Kolui. Il quarto villaggio, Fedoskino è nei pressi, ma nella Regione di Mosca. Da più di tre secoli in questi villaggi venivano dipinte per tradizione le Sacre Immagini, le “Icone”, destinate non solo a Chiese e a Monasteri, ma anche ai Palazzi degli Zar..
Dopo il 1917, con la rivoluzione bolscevica di ottobre, fu vietata qualsiasi produzione e commercio di figure sacre così che anche le locali scuole d’arte pittorica dovettero chiudere, anzi fu persino vietato di applicare l’antica arte pittorica delle Icone a qualsiasi soggetto anche non religioso : si voleva in questo modo annullare, anche per il futuro, la capacità di esprimere opere o sentimenti religiosi. Il talento di valenti artisti, se pure pittori di un’arte minore, andò così disperso.
Negli anni ’50, con la fine dello stalinismo, sia a Palekh che a Fedoskino, si ricostituirono gruppi di pittori, di solito figli o nipoti dei vecchi artisti di Icone, i quali trovarono un “escamotage” per poter riprendere la tradizione pittorica senza che la nuova attività avesse a che fare con l’antica iconografia religiosa. Proposero di tornare alla centenaria arte di confezionare scatolette di papié-maché (carta pesta), laccarle a nero secondo l’antica arte persiana e cinese e dipingervi sul dorso figure miniaturizzate di vario soggetto purché, naturalmente, non religioso.
Poiché le direttive del Partito, in fatto di stile di pittura, non si accordavano né con le tecniche tradizionali di queste scuole, né con la rappresentazione di storie o leggende russe, si cercò un mercato alternativo dipingendo soggetti politici, quali Membri del partito o allegorie di vittorie del proletariato, ma con scarso successo. Solamente con la “perestroika” dopo il 1990 e lo scioglimento nel 1991 del partito comunista, le cose cambiarono :la Russia si aprì al commercio e al turismo. La richiesta del mercato, anche estero, riprese e le vecchie scuole di pittura furono riaperte e valorizzate, sempre mantenendo ciascuna il suo peculiare metodo di pittura.
Preparazione della scatola di papier-machè.
Si tagliano a strisce sottili dei cartoncini ordinari, spesso di recupero e le si impasta con colla a base di farina. L’impasto viene disposto sopra forme di metallo che hanno la forma e le misure della scatoletta che si vuole produrre. Raggiunto lo spessore voluto, si mettono le forme sotto pressa per 15 giorni a temperatura ambiente e successivamente per 24 ore in un bagno di olio di lino, poi vengono riscaldate in forno a 120° per quattro giorni e alla fine sono più dure del legno.
La scatola viene sabbiata, poi le viene dato un “primer” di tre mani di soluzione contenente cenere e argilla di fiume, quindi è asciugata in forno e lisciata su tutte le facce. Ora la scatoletta è pronta per ricevere le tre o quattro mani di differenti lacche (composte da cenere e olio da lacca) ogni mano intervallata da 24 ore di asciugatura. Alla fine, sulla superficie esterna vengono date ancora 3 mani di lacca liquida, mentre l’interno prende una sola mano di lacca, cinabro e carminio per ottenere un tinta rossa. La scatoletta adesso è pronta per passare all’artista pittore ed essere dipinta.
Pittura
La scatola ha però una superficie troppo liscia per ricevere la pittura, per cui l’artista, per rendere opache le zone da dipingere, usa una pezzuola intinta in polvere di pomice e ripassare la superficie con estrema attenzione. Su un piccolo foglietto di carta disegna a matita, in scala 1:1, il soggetto che vuole dipingere, spalma di gesso il retro del foglietto e lo pressa sulla scatola, poi con un ago di legno, detto “ zirowka”, ricalca i contorni delle figure in modo che restino impressi sul gesso togliendo l’eccesso con una penna d’oca. Nelle zone dove metterà colori chiari stende una soluzione di calce perché il nero della lacca tende ad assorbire i colori, lasciando il fondo nero nelle altre zone.
Ciascuno dei quattro principali villaggi dove si producono queste scatolette ha una sua particolare tecnica di pittura.
Centri di produzione
Palekh. Il villaggio, a quasi 400 Kilometri da Mosca sulle rive del Paleshka, è circondato da foreste e lontano da strade di grande traffico per cui ha potuto conservare meglio degli altri la sua tradizione di produzione di Icone risalente al sedicesimo secolo. Attualmente ha circa 5000 abitanti e vi lavorano trecento artisti.
La tecnica di pittura è quella dei colori a tempera. Per ottenere le dosi giuste dei componenti del colore, la preparazione classica della tempera era la seguente : si prende un uovo di gallina, si fa un buco nella parte tonda del guscio facendo uscire il bianco ; con un dito si pulisce bene l’interno, si palleggia il tuorlo da una mano all’altra per eliminare ogni traccia di albume, lo si rimette nel guscio che viene riempito totalmente di aceto e si rimescola con una spatola. Questa ricetta è però valida solo per l’inverno, perché queste dosi non andrebbero bene in estate quando nell’uovo vi è una maggior quantità di sostanze grasse, per cui bisognerebbe aumentare la dose di aceto. La produzione di Icone seguiva questa usanza : per buona parte dell’anno il pittore di Icone faceva il contadino ma ritornava pittore in inverno quando l’uovo, fornendogli la tempera ideale, gli diceva che era arrivato il momento di tornare a dipingere Icone. L’uovo nell’antichità era simbolo di perfezione e lo si ritrova spesso al centro, in alto, del dipinto sacro.
Successivamente, su un piatto di ceramica, usato come tavolozza, si mescolano pigmenti colorati con il tuorlo dell’uovo per ottenere le giuste gradazioni. Le parti in oro si ottengono miscelando foglie d’oro con gomma arabica : 5 – 6 sottilissime foglie d’oro con poche gocce di gomma.
I colori vengono applicati in sei-sette fasi : prima i fondali, poi le figure e poi i dettagli, e dopo ancora i particolari più fini come le unghie delle dita. L’oro è applicato per ultimo.
I pennelli sono di coda di scoiattolo e per i tratti più sottili si usano pennelli di un solo pelo di lupo. Spesso vengono usate lenti di ingrandimento
Dopo che la parte dipinta è finita ed asciutta, vengono sovrapposte per protezione ancora tre-quattro mani di lacca, terminando alla fine con una vernice lucida.
Fedoskino E’ nella stessa zona degli altri villaggi, ma nella Regione di Mosca, a poche miglia dalla capitale, sulle rive dello Ucha. Sulla sponda opposta c’è il villaggio originario di Danikovo.
La tecnica di Fedoskino è chiaramente riconoscibile perché è l’unica che usa colori ad olio. L’oro, la madreperla, le polveri metalliche colorate, sono usati nelle parti basse del dipinto cioè per il terreno, per i campi, per i boschi ma non per i cieli o per gli sfondi che spesso sono scuri. Parti fortemente colorate sono alternate a colorazioni diafane e trasparenti. Lastrine di madreperla o metalliche danno lucentezze e rifrazioni da angoli scuri. Tradizionalmente vengono fatti tre livelli di pittura, prima i fondi poi le figure e i dettagli, seguono tre strati di vernice quindi si lucida con vernice brillante. Alcune volte si raggiunge un totale di 12 mani.
Mstiora Nelle regione di Ivanovo, sulle rive dello Mstiora a sud di Palekh. Prima del 1917 si chiamava Bogoyalenskaya Sloboda. Ha bellissimi panorami, spesso riportati nelle pitture.
La tecnica è quella della tempera ma con aggiunta di altri pigmenti macinati che normalmente non vengono usati a Palekh. Le figure sono spesso allungate e un po’ sofisticate, gli sfondi spesso sono blu. Non c’è l’oro se non nei ricami e dei contorni. Sono lavori un po’ commerciali.
Choluy Anche questo villaggio è nella regione di Ivanovo, sulle rive del Teza, attraversato da rami minori e da canali, con chiatte e barchette. Ogni famiglia ha una barca per andare al lavoro o a scuola.
Tecniche. Come Palekh e Mstiora, usa la tempera, con preferenza per i gialli, i rossi e i marrone. Le figure sono più realistiche di quelle di Mstiora. L’oro è poco usato, se non per le decorazioni.
Un altro centro di produzione è Agidel negli Urali, le cui figure spesso hanno lineamenti orientali. Probabilmente i suoi artisti erano finiti in quella zona come deportati. Un altro é Lipetsk, la città dell’acciaio a 11 ore di treno a sud di Mosca, la cui scuola era stata fondata da artisti di Mstiora trasferiti come operai. Gli artisti erano ben pagati e la produzione accurata (sei mesi per fare una scatoletta), poi decaduta ; ora pare stia ritornando ai vecchi livelli.
Esistono note collezioni di scatole russe a Londra e ad Amsterdam. Scatole si possono acquistare anche tramite Internet. I prezzi, per pezzi contemporanei, vanno da 10 a 500 dollari per scatole normali e attorno ai 5000 – 8000 dollari, se di artisti affermati.

Franco Turba