Nessun altro aveva accettato di avviarsi con noi in questo posto lontano con un mezzo decente, più nuovo, o un fuoristrada (in Siria sono rarissimi), per motivo di inesistenza di strade ne piste sul nostro tragitto, e perciò dovevamo munirci di pazienza e di speranza che il motore non si fermasse, e che il tetto sovraccarico, inclinato verso l'interno della cabina non ci crollasse sulle teste. Guardai fuori dal finestrino: un'immensa distesa pianeggiante a perdita d'occhio, macchiata dai radi ciuffi verde bruciato di cespugli bassi, sparsi in modo quasi ordinato. Il terreno aveva la consistenza di ghiaia compatta, non c'erano segni di sentieri ne di piste. Non era come il classico deserto che uno si immagina, la conformità del suolo si avvicinava di più alla steppa, non aveva ne dune ne oasi di palmeti, era arido e ostile, ed ora in questa stagione (eravamo alla fine di aprile) era stranamente ventilato e freddo. Qualche giorno prima, aveva persino piovuto un pò, i cespugli si erano come per miracolo moltiplicati dal nulla durante la notte e al risveglio ci era sembrato completamente diverso, ma questo succede spesso nei deserti quando cade qualche goccia d'acqua. I beduini erano felicissimi, non parlavano d'altro, finalmente i loro animali (pecore e cammelli) potevano nutrirsi, non c'era bisogno di spostarsi in ricerca di vegetazione. I nomadi che già per la loro natura parlano
poco, limitano i loro scarsi discorsi sull'acqua, scrutano in continuazione il cielo e l'orizzonte e sanno sempre leggere tra le nuvole. Per quanto ci riguarda, ci avevano detto che eravamo fortunati perché col vento freddo e con la pioggia, gli animali più pericolosi come serpenti e scorpioni si rintanavano e che di notte non uscivano in cerca di prede, come fanno quando la temperatura sale e quando persiste la tipica siccità che accompagna il grande calore. Anche questi animali, come del resto tutti gli abitanti del deserto si adattano al loro ostile habitat naturale: possono per giorni e giorni vivere senza acqua ne cibo, per poi farsi delle scorte, la loro resistenza fisica è straordinaria e a volte supera ogni limite.
Ci salutava sorridendo. Cominciai a rendermi conto, che i miei amici erano d'accordo con lui e che il nostro incontro non era affatto casuale, anzi era evidente che lo conoscevano da prima. Scesi dalla macchina e dopo i consueti saluti, notai che l'uomo era munito di un fucile. Lo domandai a cosa gli servisse e lui mi spiegò che i miei amici volevano che noi donne dormissimo al sicuro e che lui ci avrebbe fatto da guardia, nel caso fosse necessario tenere lontani gli animali. "Abbiamo dunque una guardia del corpo, salvo che non so da che cosa dovesse salvarci"- pensai irritata, ma non commentai. Montammo la nostra tenda e cominciammo a preparare la cena. Mentre sorseggiavamo il thè, l'uomo ci raccontava del deserto. Diceva di essere un conoscitore di piante e di animali, e mi preparò una bevanda digestiva con delle erbe che raccoglieva al momento, nei pressi della tenda. Aveva un buon sapore dolciastro e io la gustai, mentre stavo ascoltando le sue storie. L'autista gridò da fuori e tutti accorremmo per aiutarlo ad allontanare un cane selvatico. Era di medie dimensioni, magro e piuttosto aggressivo, evidentemente non aveva mangiato da giorni, ma alle nostre urla decise di allontanarsi, senza, per fortuna, dover ricorrere all'uso del fucile.
solo vederli, ma anche cacciarli ed eventualmente preparare quell'unguento contro il reumatismo, per portarlo a mio padre che aveva bisogno. Da queste parti, ogni desiderio dell' ospite diventa un ordine (almeno per i primi tre giorni), secondo le antiche leggi beduine e perciò il vecchio non solo acconsentì, ma disse che sarebbe ben felice di poter aiutare mio padre, e mi avrebbe svegliato di primo mattino a cacciare gli scorpioni.
Dopo l'ultimo tentativo invano dello scorpione di fuggire dall'orlo della boccetta verso l'esterno, l'uomo frettolosamente la rinchiuse avvitando il tappo metallico sopra la sua testa. Mi porse la boccetta in mano ed io osservai il dibattersi dell'animale all'interno di quel liquido verdastro. Era proprio un bell'esemplare della sua specie. Le mie figlie rimasero affascinate e domandarono come fosse possibile che quel minuscolo quantitativo del veleno contenuto nell'aculeo di misura poco maggiore della cruna dell'ago, potesse avere l'effetto mortale su un corpo così massiccio come quello dell'uomo o di un animale di simili dimensioni. Il vecchio ci spiegò che, in effetti, tutto dipendeva dallo stato di resistenza fisica del corpo che veniva punto, dalla sua reazione allergica e dal luogo preciso dove questo avveniva. Se questo accade nei pressi della testa e sul collo, c'era meno probabilità di sopravivere, perché il veleno raggiungeva il cuore ed il cervello in tempo assai breve e paralizzava il corpo all'istante. Inoltre le punture erano dolorosissime e i rimedi ben pochi, anche se i beduini utilizzavano delle erbe che porgevano sulla ferita, le quali, in parte assorbivano il veleno, immediatamente dopo essere stati punti. Di solito non attaccavano mai i corpi più grandi di loro, eccetto se si sentivano in pericolo, perché il loro nutrimento consisteva in insetti di piccole dimensioni e a loro volta venivano inghiottiti da serpenti, lucertole, uccelli e ragni. Ci spiegò anche, che gli scorpioni erano animali solitari ed associali come tutti gli abitanti del deserto e solo nel periodo riproduttivo diventavano un po più comunicativi. Esisteva una specie di rituale, la cosiddetta danza dell'amore, nella quale i due si tengono per i palpi o con i chelicheri e si muovono in avanti e indietro. Le femmine possiedono un organo paragonabile ad un biberon attraverso il quale nutrono i piccoli e li tengono sul dorso per un periodo di crescita sufficiente per permetterli di staccarsi dal suo corpo, dopo di che, lei si autoavelena e muore.
Pochi metri più in là, c'era un altro buco uguale nel terreno, e lui usò la simile strategia, ma invece del calappio, questa volta si servì di due bastoncini coi quali cacciò il successivo scorpione. Non appena il secondo si trovò nella boccetta successe qualcosa di strano: iniziò tra i due una ferocissima lotta, il groviglio dei due corpi si muoveva e i due aculei si pungevano a vicenda sprigionando il veleno nell'olio. Era un'aggressività senza precedenti quella che si presentò davanti ai nostri sguardi. Lo stesso accadde con l'entrata del terzo e del quarto scorpione, fino all'ultimo: il settimo che, serviva secondo il beduino, per dare l'effetto curativo antireumatico necessario. Tenevo la boccetta in mano, in alto, in modo che tutti potessero osservare questa guerra spietata tra gli scorpioni. Poi, i corpi si afflosciarono e dopo qualche istante, giacevano tranquilli sul fondo del flacone.