SRI LANKA
L’antico fascino dell’Isola di Buddha
di Laura Salvaterra
Sri Lanka, paese meraviglioso, multietnico dalla storia affascinante e dalla vegetazione lussureggiante. Scrigno di preziosi tesori, sorrisi aperti, gesti cordiali, aromi di spezie tra il verde brillante, fragranze di fior di loto nella penombra di un tempio; e ancora piantagioni di tè e giardini di orchidee, resti di templi imponenti, fortezze arroccate che emergono dalla foresta, lunghe spiagge dorate lambite da acque turchesi. Sri Lanka, “Isola Splendente”: il solo pronunciarne il nome evoca sogni esotici di fascino e mistero, immagini verdi, anzi verdissime, di colline terrazzate e foreste inesplorate, echi di una spiritualità profonda e di riti millenari al chiaro di luna.
Pur essendo un’isola così piccola, grande solo 66.000 kmq. come l’Irlanda, si è guadagnata nei secoli tanti nomi: Serendib, Ceylon, Isola Risplendente, Isola del Dharma, Perla d’Oriente, Isola di Buddha, Lacrima dell’India, perché …se il grande continente indiano ha mai pianto una lacrima di gioia, quella lacrima, congelandosi a mezz’aria mentre cadeva, è diventata sicuramente l’isola di Sri Lanka. Tanto assortimento è un segno della sua ricchezza, bellezza e dell’intensità del richiamo che ha suscitato in quanti l’hanno visitata. Una leggenda dice che lo Sri Lanka è così bello da essere stato scelto da Adamo ed Eva come alternativa al Paradiso Terrestre dopo la  cacciata dall’Eden originale.
 E’ una nazione la cui storia può essere vissuta ed analizzata anche in pochi giorni di viaggio. Giungle primitive brulicano dei 3000 elefanti rimasti; grandiose rovine testimoniano le grandi civiltà del passato. Vaste aree coltivate rivelano la presenza di una popolazione, la cui dedizione alla terra è superata solo dalla devozione religiosa.
Nel centro urbano della capitale, Colombo, il progresso e la tecnologia su sovrappongono alla frenesia tipica di una metropoli asiatica tradizionale.
Da secoli, seduce i viaggiatori che tornano a casa, portando con sè incantevoli immagini di una languida isola tropicale, densa di tanta spiritualità e serenità da essere diventata, nella fantasia degli occidentali, la Tahiti d’Oriente.
La bellezza di quest’isola è nella sua natura: giungle, foreste, palmeti, risaie, piantagioni di tè, ruscelli, antichissimi laghi artificiali, tantissimo verde e tantissima acqua! La natura si offre in tutti i suoi molteplici aspetti, ricca di colori in un susseguirsi di paesaggi che spaziano dalle rive del mare bordate di spiagge con lembi di sabbia incontaminati, alle pianure tropicali coperte di risaie, per arrivare alle montagne dove si estendono le piantagioni di tè. E’ un paradiso pieno di fiori e piante, in cui i monsoni non sono mai violenti e devastatori e regalano alla natura colori carichi  e brillanti.
Sri Lanka ha una civiltà millenaria che si può far risalire al II III secolo a.C. e che ha lasciato testimonianze di grande valore artistico e di sorprendente bellezza, che spesso emergono improvvise dal verde della natura. La gente che abita l’isola è accogliente e gentile: il modo più comune per salutarsi è unire le mani e dire “Ayubowan” che letteralmente significa “lunga vita”.
Lo studioso tedesco Wilhelm Geiger, nel 1932, scrisse “… è un fatto ben risaputo: nessun altro paese del sudest asiatico ha una tradizione storica così ricca come quella dell’isola di Ceylon”, altro nome dell’attuale Sri Lanka.
Alcune recenti scoperte lasciano supporre che le prime culture risalgono a circa 15.000 anni a.C. ed alcuni esperti sostengono che l’Asia sud-orientale sia stata la culla della civiltà umana. Alcune tradizioni identificano quest’isola come il paradiso terrestre; infatti esiste un picco, che si raggiunge dopo esserci arrampicati su circa 2.500 scalini, chiamato Adam’s Peak dove, secondo la leggenda, è sceso il primo uomo sulla terra.
Si ha traccia di antiche popolazioni che 7.000 anni fa già praticavano l’agricoltura, facevano oggetti in terracotta e suppellettili in pietra. Da allora numerose dinastie si sono alternate, lasciando tracce evidenti di grandi ed evolute civiltà. L’isola ospita diverse etnie: singalesi, tamil, mori e burger e, di conseguenza, diverse religioni: buddisti, induisti, musulmani e cristiani.
Famose sono le antiche città di Polannaruha, Anuradhapura ed insediamenti come Sigirya e Dambulla, tutte ambite mete di visita.
Anuradhapura, come tutte le altre,  è una città defunta, ma ancora vibrante di un’intensa devozione religiosa, perché vi alita l’ineffabile presenza del Buddha.
I resti dell’antica capitale sono sparsi su un’immensa area come le stelle di una costellazione, da qui il nome Anarudha. La sua fondazione risale al V secolo a. C., 200 anni prima della venuta del buddismo, ma il culmine della sua potenza coincide con il pieno buddismo, intorno al I secolo a.C.. Dopo le prime invasioni tamil decadde lentamente e come residenza reale venne abbandonata nel IX secolo d.C..
Da allora Anuradhapura è rimasta soprattutto un luogo di devozione, probabilmente il più importante del buddismo singalese.
Il sacro albero del Bodhi, “Pipal”, ritenuto il più antico del mondo è diventato immenso e sopravvive ancora in maniera stupenda ed egregia. Insieme a lui, è cresciuto e si è espanso il buddismo in Sri Lanka.
Per l’albero Bodhi, i buddisti hanno una venerazione millenaria. L’aspetto della pianta ne tradisce l’età. Essendo un ficus religiosa, i rami penduli sono diventati tronchi, espandendosi in orizzontale ed appoggiandosi alle varie costruzioni dell’intorno: un groviglio di vegetazione che si intreccia con tempietti ed altarini votivi. Il culto è tipicamente orientale (vi partecipano anche gli indù) ed il recinto templare è affollato di pellegrini in riposo o in contemplazione, devoti che passeggiano o accendono lumini. In alto, un selva di ghirlande e di bandierine votive colorate che si agitano al vento: nella tradizione buddista sono forme di preghiera rivolte al Buddha.
Si arriva poi a Sigiriya, la roccia del Leone, il punto più magico e misterioso dell’isola, forse ancor più della sacra Anuradhapura. Perché più che una testimonianza della storia singalese, è un “monumento” naturale, appena scalfito dalla presenza degli uomini. Sigiriya è una rupe solitaria che si erge per 160 metri in mezzo alla foresta della pianura centrale dell’isola, un immenso monolito di roccia granitica segnato dai resti e dalle fondamenta di antichi insediamenti.
Dopo aver attraversato il parco, percorrendo un sentiero rettilineo che punta al centro della base rocciosa, si sale su una scala rupestre tagliata in mezzo a grandi massi. Vi regna intorno uno strano silenzio, quello della foresta sulla quale incombe l’immensa montagna geometrica. Più in alto, in un anfratto roccioso si raggiunge, attraverso una scala metallica, una sorprendente galleria di figure dipinte. Sono 22 affreschi che rappresentano fanciulle stupende a grandezza quasi naturale, frammento di un vasto schema decorativo che doveva comprenderne centinaia. Il successivo balzo del percorso a metà porta a due enormi zampe di felino – i resti di una gigantesca statua in muratura che rappresentava un leone (da qui, la denominazione di Roccia del Leone) – attraverso cui si passa per raggiungere la cima, scalando irregolari scalini scavati nella roccia viva. Sulla cima piatta della roccia di Sigiriya si trovano le fondamenta di un palazzo fortificato. Fu la dimora di un re, il rifugio di Kassapa, che la storia ricorda come traditore ed usurpatore del trono. Dalla cima si domina un paesaggio grandioso di boschi e giungle che si perdono all’orizzonte e si dissolvono nella foschia della calura pomeridiana.
Polonnaruwa, infine, antica e gloriosa città del passato, residenza reale nel 370 d.C. e capitale nella seconda metà del VII secolo. Ricca di bellissimi palazzi e di templi fra i più significativi della storia dello Sri Lanka. Questa città, al pari di Anuradhapura, è però un luogo di imponenti rovine che appartengono ad un’epoca leggermente più tarda (XII sec.). Il paesaggio intorno è bellissimo, incantato fermo nel tempo, forse uno dei più affascinanti santuari rupestri di tutta l’Asia. Si raggiunge attraverso un tortuoso sentiero che conduce al luogo detto Kalu Gal Vihara, cioè “reliquiario delle pietre nere”. Realizzato per volontà di Parakrama Bahu il Grande (XII sec.) e modellato interamente in una sporgenza di roccia granitica. E’ un gruppo scultoreo di singolare bellezza e maestosità, specialmente il colossale Buddha disteso, cioè ritratto nel momento del passaggio finale o in “paranirvana”. Accanto ad esso si trova una figura stande del Buddha, alta 7 metri, che fino a poco tempo fa si credeva rappresentasse Anada, il discepolo prediletto, che piange la morte del Maestro. A poca distanza, un grande Buddha in meditazione, seduto su un trono in atteggiamento sereno; all’interno della grotta un altro Buddha nella stessa posizione.
Di fronte al Buddha del Gal Vihara si ha la sensazione che ogni commento o giudizio sia del tutto superfluo.
Ben si rifanno a queste immagini, le note luminose dello scrittore-trappista Thomas Merton, tratte dal suo “Diario Asiatico: “Guardando queste figure io mi sono sentito improvvisamente, quasi con forza, catapultare fuori dall’abituale e non ancora del tutto libera visione delle cose, e mi si sono manifestate, lampanti, quasi esplodessero dalle rosse stesse, una chiarezza, un’intima limpidezza del tutto naturali (…) Tutti i problemi sono risolti e tutto è chiaro, semplicemente perché ciò che importa è chiaro (…) tutto è vuoto e tutto è compassione. Io non so se nella mia vita ho mai provato un senso tale di bellezza e di validità spirituale sfocianti in un’unica illuminazione estetica (…) Non so che cos’altro rimane oltre a quello che ho visto ora ed ho intuito al di là della superficie ed ho penetrato al di là dell’ombra e del camuffamento.
Questa è l’Asia in tutta la sua purezza. Non ricoperta da immondizie, asiatiche, europee o americane, ed è limpida, pura, completa. Essa dice tutto: non ha bisogno di nulla”.
Laura Salvaterra
CIGV Italia
Novembre 2004