Universiso Cinese


di Luigi Muratori

Riteniamo interessante proporre questo scritto di Luigi Muratori sull’”universismo cinese” poiché questa forma che definiremmo di religiosità più che di religione, ha avuto ed ha tuttora una importanza fondamentale nella storia della Cina ed è una chiave di lettura dalla quale non si può prescindere per capire questo mondo così complesso,  se vogliamo così lontano, almeno fino a questo momento, dalla nostra cultura e civiltà. Gli stessi eventi di questi ultimi decenni non si comprendono se non si tiene conto della forte influenza che questo pragmatismo religioso del pensiero confuciano costituisce tuttora la base della vita cinese.
Il libro dal quale è estratto lo scritto è stato da noi recensito nella nostra rubrica “Recensioni”.

UNIVERSISMO CINESE- CONFUCISMO E TAOISMO
(Estratto da Luigi Muratori “L’uomo e le sue religioni”)

Il termine “religione”, nel senso di un insieme di principi astratti ai quali credere non esiste nella lingua cinese. Per il cinese tutto l’universo è sacro, misterioso e in stretto apporto con la vita dell’uomo. Per il cinese tutto il mondo invisibile è in relazione all’ vita concreta. Per questo motivo quello che gli altri popoli esprimono con il termine”religione” i cinesi lo compendiano nella parola Tao, strada, via, cammino. Cioè “il modo di vivere” nel quale si trovano le risposte agli interrogativi umani, ossia tutto ciò che riguarda l’armonia dalla quale dipendono benessere e felicità. Il Tao è la via da percorrere in armonia con il cielo, con la natura, con gli altri uomini e con se stessi. Questa concezione è la base da cui ha avuto origine l’unica forma di pensiero indigeno cinese
E’ il tao il principio che sta in sé e allo steso tempo produce il mondo e lo riempie, E’ il tao la realtà che sostiene tutto. Perfetto e immobile in sé, si manifesta e agisce nelle due forze principali primigenie che stanno alla base di tutto l’universo spirituale e materiale. Il principio yang, luminoso,attivo, potente,caldo,secco e il principio yin, oscuro, passivo,debole, freddo umido.
Per l’azione del tao c’è un continuo moto dall’uno al duplice, dal duplice al molteplice dal molteplice al duplice e all’Uno. Né yang né yin possono stare l’uno senza l’altro. E’ questa evoluzione che muove e unisce in infiniti e nuovi modi i cinque elemento: fuoco, terra, acqua legno, metallo. Dotasti di grande potenza questi elementi si combinano causando armonia e disarmonia.
Per conoscere il mistero che regge l’universo e le leggi che procurano all’uomo il benessere o infelicità, i cinesi ricorrevano alla magia, alla divinazione e ai culti sacrificali per ringraziarsi le forze della natura. Scopo della vita umana vivere in armonia con tutte le realtà, terrene, naturali e celesti,
Questi culti sacrificali si svolgevano su tre livelli:
2) Rispetto alla natura con riti agli dei della terra, della pioggia, della fecondità.
3) Venerazione degli spiriti sia degli antenati che agli eroi divinizzati molto potenti nel mondo dell’invisibile.
4) Ossequio al massimo dominatore dell’universo, Il cielo che sulla terra era rappresentato dall’imperatore “figlio del Cielo, sommo sacerdote.
Sotto queste tre supreme realtà: natura, antenati, Cielo, una immensa serie di potenze inferiori, di intermediari.
E’ stato lo studioso J.J.M.de Groot a definire, molto esattamente, l’insieme del pensiero cinese come Universismo Cinese; si tratta infatti di un culto, di una venerazione della natura e dell’universo, che non può essere definito religione in senso stretto. Alcuni testi di storia delle religioni fanno distinzione fra confucianesimo e taoismo e li indicano come due religioni in realtà si tratta di due aspetti dello stesso pensiero. Confucio incentrò la sua riflessione sull’uomo e sulla società, Lao Tse sul rapporto uomo-natura.
E’ in questa situazione che nel sec.VI a.C. in Cina si imposero questi due maestri, con tutta probabilità i più importanti di tutta la storia di quel paese: Confucio e Lao Tse.
K’ung-fu-tsu (551-479a.c.), Confucio come viene chiamato in italiano nacque e visse in un periodo di rivolgimenti sociali e culturali. Dopo numerosi incarichi pubblici fino ad essere ministro, disgustato dalla corruzione del sistema abbandonò tutto e si dedicò all’insegnamento con grande seguito dedicandosi  alla saggezza antica ed ai costumi degli antenati.
La sua prima biografia fu scritta tre secoli dopo la sua morte. Confucio non intese affatto dare vita ad una nuova scuola di pensiero né tanto meno ad una nuova religione. Nei suoi scritti non c’è traccia di alcun influsso dell’induismo o di altre fonti e tutto e genuinamente cinese. Lo confessa lui stesso: “Io tramando, non creo.  Stimo ed amo gli antichi e mi sforzo di imitarli. Indegnamente mi paragono al vecchio Peng (Lun Yu).
Per Confucio centro e principio di ogni legge, di ogni dovere, di ogni armonia, di ogni moralità è il Cielo. Sotto di esso è presente un numero infinito di spiriti che animano ogni parte della natura che è un essere vivo e in continua mutazione. Più sotto si collocano gli spiriti degli imperatori e degli eroi divinizzati e infine gli antenati della propria famiglia ai quali si devono onori e sacrifici perché noi abbia mo rIcevuto tutto da loro. Sulla terra la società deve rispettare l’ordine che regna nel cielo. Al massimo della dignità e della responsabilità l’imperatore “figlio del cielo” e sommo sacerdote dalla cui virtù dipende il benessere del popolo stesso. L’uomo deve essere al servizio della famiglia e della società perché in natura non esiste l’uguaglianza, e tutte le realtà sono in stretta relazione gerarchica ognuna con la propria parte di diritti e di doveri, di dignità e di compiti. Così sulla terra la società è regolata e tenuta in armonia dalle cinque relazioni:
Imperatore-sudditi
marito-moglie
genitori-figli
fratello maggiore-fratelli minori
amico-amici
e se queste relazioni sono in pace, tutto il mondo è in pace.
Diceva Confucio a chi gli domandava come onorare gli spiriti: “Chi non sa servire gli uomini come può servire gli spiriti?”
E chi gli chiedeva cosa fosse la morte: “Chi non conosce ancora la vita come potrebbe conoscere la morte?”
Queste risposte rivelano come Confucio, occupato principalmente dai problemi della società, non volle mai affrontare di proposito discussioni su argomenti che potremo definire astratti che non avessero un riflesso concreto sul momento contingente.
Potremmo notare che questo atteggiamento è rimasto la base del pensiero cinese e ne costituisce la sua caratteristica che le vicende storiche non hanno mai estirpato e che anzi tuttora è alla base dell’etica e della prassi di questo popolo.
Nel primo secolo avanti Cristo l’imperatore Wu Ti 1480-87 a.C. proclamò il confucianesimo dottrina di stato e dal quel momento decise che gli esami per accedere alle cariche di stato fossero condotti sui testi di Confucio cosa che ha durato fino alla dinastia Ching nel 1911. Nella rivoluzione maoista si inizio una violenta campagna anticonfucianesimo ma l’influenza della cultura confuciana è rimasto nell’intimo della popolazione cinese con un impronta indelebile.
Il secondo ispiratore del pensiero cinese è Lao Tse. Vissuto verso il Vi secolo a.C., della sua vita si conosce molto poco. Su di lui sono fiorite varie leggende. Avrebbe conosciuto le Upanishad e sarebbe giunto alla carica di archivista imperiale ma lasciata la carica sarebbe tornato al suo paese di origine.
La sua prima biografia fu scritta quattrocento anni dopo aq sua morte. Vissuto come Confucio in anni di lotte, di miserie e disordini, vedeva in tutto questo la conseguenza del distacco dell’uomo dalle leggi della natura, cioè dal Tao, principio di vita e dell’ordine cosmico.
Il Tao è il massimo principio e allo stesso tempo dà vita al mondo. Il Tao si manifesta nei due principi yang e yin i quali, nella loro incessante azione, reggono le mutazioni. L’uomo è l’essere che compendia in sé yang e yin e scopo della sua vita è tornare alla semplice legge della natura, al Tao. La sintesi del taoismo di Lao Tse è superare le divisioni, le opposizioni e, con cuore libero da desideri, diventare un tutt’uno con la natura.
Il taoismo ha esercitato una profonda influenza sul pensiero  sull’arte, sul carattere e sulla storia dalla Cina. A differenza di Confucio, interessato all’ordine morale della società, Lao Tse insegna che l’uomo deve tornare al principio assoluto ed impersonale del Tao e all’unione degli opposti.
Il Tsao Tang, libretto popolare taoista, è un insieme di racconti, tradizioni, aneddoti, apologhi e precetti da osservare nella vita quotidiana; in realtà è un prontuario di pratiche magiche, di formule, di gesti per assicurarsi salute ricchezza e fortuna. Anche il taoismo come il confucianesimo è stato oggetto degli attacchi sistematici dei governi cinesi. I suoi responsabili fino al 1926  godettero del titolo di maestri del Cielo.
In sintesi ecco un paragone tra i due maestri:
Confucio                                            Lao Tse
Nato nella vallata del Fiume          Nato nella vallata del Fiume
Giallo, molto popolata, centro       Azzurro, poco popolata, ar-
Della cultura cinese ma con           retrata socialmente e dalla
Molti problemi sociali.                   Vegetazione lussureggiante
Operò sempre fra gli uomini          Ebbe una vita riservata e
a tutti i livelli, come funzionario    scarsi contatti con gli altri.
e come maestro                            
Si rifà ad un precedente perio-       Si rifà ad un tempo ancora 
di perfezione, di virtù, di gius-       anteriore e predica il ritorno                 
tizia da riscoprire e da pro-            alla natura, quando non
porre                                            esisteva la civiltà artificiale
creata dall’uomo.
E’il saggio etico sociale.                 E’ il mistico della natura
Cultura ed etichetta.                        Semplicità spontanea.
Rinascita dei valori degli antichi     Ritorno alla natura pura.
Perfezione etico-sociale                  Libertà individuale.
Conquista della perfezione mora-    Abbandono della natura
le.

Testi sacri e dottrina.
Per l’universismo cinese impropriamente si parla di “TESTI SACRI”. I concetti di rivelazione di ispirazione sono totalmente alieni dal pensiero cinese. I libri sono niente più che riflessioni di uomini saggi. I essi il punto di partenza è l’uomo nella sua vita concreta e il fine da realizzare è l’ideale dell’uomo saggio, virtuoso, in armonia con sé stesso, con la natura e con il Cielo. Non solo, ma i concetti di Cielo e di Tao per i cinesi hanno valore diverso da quello che potrebbe dar  loro un monoteista o un indù. Cielo e Tao non sono realtà astratte ma forze spirituali strettamente connesse4 alle vicende del singolo e della società. Loro compito è manifestare la “via”, il “mandato” che l’uomo deve impegnarsi a seguire se vuole risolvere i disordini che lo affliggono e tornare all’armonia universale.
In queste opere non appare il minimo accenno a problemi religiosi. Non si affronta l’origine della vita, dell’universo. Nessun accenno ad un essere da cui venga la vita, che dia una legge all’uomo, che giudichi i suoi atti in base ad una valutazione etica. Nessuna parola che parli di giudizio, di al di là, di un premio o di un castigo. Nulla di tutto quello che determina una dottrina e la qualifichi come “religione”. Tutto ha un principi, svolgimento e conclusione a livello umano.
Confucio ha lasciato cinque “libri” classici:
- Il Libro della Storia o Annali (Shu Cing). Opera importante perché ci fa conoscere i più antichi costumi del popolo cinese. Narra le gesta dei leggendari primi tre imperatori, in modo tale da dare insegnamenti e guida a chi legge. Nel libro è idealizzato uno stdio perfetto in contrasto con la realtà che circondava Confucio.
- Il Libro della Poesia (Shu Cing). Contiene le regole e i gesti da compiere durante i rit. Elenca le preghiere, le massime, i giochi per le feste di primavera e autunno ed è diviso in tre parti: poesie popolari, poesie di corte ed inni.
- Il libro delle Mutazioni ( I Ching). Testo fondamentale, quasi una chiave di lettura per capire, attraverso le divinazioni, il misterioso sistema che regge l’universo dalla realtà più piccola a quelle più grandi. Dalle combinazioni de sessantaquattro esgrammi e dalle possibili unioni, dagli incontri e dai contrsti tra linee intere o forti (yang) e le linee spezzate o deboli (yin), è svelata la legge delle mutazioni che regola l’universo e lo spirito umano. Si può così conoscere ciò che è stato nel passato e prevedere ciò che sarà nel futuro. La divinazione è stata un elemento centrale nella mentalità e nella vita del popolo cinese. I Ching erano un modo per conoscere e ottenere l’approvazione del Cielo, evitare il male e ristabilire l’armonia tra uomo e natura.
- Il libro dei Riti (li Ching). Elenco di diversi riti per i momenti importanti della vita e regole per i sacrifici. Si tratterebbe di un libro composto da discepoli e attribuito al maestro per dargli maggior valore.
- Primavera e Autunno (Ci’un Ci’iu). Cronaca degli avvenimenti della terra di Confucio dal 722 al 481 a. C. Per il posto che occupa nella dottrina confuciana si deve anche ricordare il Trattato della Pietà Filiale (Hsiao Cing). Di autore e data sconosciuti, riporta un ideale dialogo ra il maestro e un discepolo sul dovere della pietà filiale, fondamento dottrinale di tutto il confucianesimo.

Oltre i libri classici, sono attribuiti a Confucio quattro “libri canonici”
- I Dialoghi (Lun yun) Insieme di massime, detti, conversazioni che il maestro ebbe con i suoi alunni. E’ l’unica fonte dalla quale si può avere un ritratto del suo pensiero e della sua personalità
- La grande scienza (Ta Hsuch). Sintesi di dottrina etica, Presenta i principi indispensabili alla vita dell’uomo nella società. Scopo della vita umana è imitare la Virtù del cielo seguendone le leggi. Il libro è di uno studioso confuciano di trecento anni posteriore.
- Il Giusto Mezzo (Ci’un Yung). E’ dal cielo che vengono vita, ordine e benevolenza e l’uomo deve seguire la “via di mezzo”, evitare gli eccessi per conservare l’equilibrio nella vita morale. Anche questa opera sarebbe di un discepolo.
- Il giusto mezzo (Ci’un Yung). E’ dal cielo che vengono vita, ordine, armonia e benevolenza e l’uomo deve seguire la “via di mezzo” evitare gli eccessi per conservare l’equilibrio nella sua vita morale.

Questi quattro libri furono adottati come testi ufficiali per l’educazione dei giovani nelle scuole cinesi.
Il Tao Te Cing è l’unico testo del taoismo giunto fino a noi. Attribuito a Lao Tse che lo avrebbe composto in una sola notte, è una breve opera in ottantun capitoli, antologia di testi precedenti. In essi è presentata la potenza del Tao, principio immobile e perfetto, nello stesso tempo trascendente e immanente, che regge l’universo. Lo scritto insegna all’uomo la corrispondente azione per conformarsi al Tao: è un testo essenziale, misterioso, impersonale. Non riporta né nomi di persone,né date né luoghi, è fuori del tempo, quasi irreale. Oltre la forza del Tao è presentata anche l’interazione tra yang e yin, dualismo che deve essere superato altrimenti non si potrà raggiungere l’armonia della verità e delle virtù. Esalta l’intuizione e la non azione per giungere al Tao: “Istruire senza parole, agire con le non azioni, Pochi sono quelli che portano il Tao tanto avanti, verso la realizzazione”.
Secondo l’etica taoista l’uomo deve imitare l’agire senza sforzo della natura. Nel libro sono unite riflessioni filosofiche, misticismo; lo stile è essenziale e3d a volte astruso, il senso spesso vago.
Questo libro assieme a I Ching e all’ “etica confuciana” è quello che ha formato il carattere e la mentalità del popolo cinese in modo profondo e riscontrabile ancora oggi. Assieme a I Ching, il Tao Te Ching è certamente il testo più conosciuto, tradotto e commentato di tutta la letteratura cinese.
Culto
In Cina per secoli, il massimo culto è stato quello che l’imperatore offriva al cielo. Al solstizio d’inverno l’imperatore si presentava con doni e preghiere per ottenere la fecondità dei campi. Al solstizio di primavera tracciava tre solchi davanti al tempio del divino agricoltore e sacrificava alla terra. Tutta la vita e ogni giornata dell’imperatore erano una continua serie di azioni cultuali rivolte al Cielo. Questi erano doveri di stato e vi partecipavano i più alti funzionari di corte, il popolo era escluso.
Alla proclamazione della Repubblica Democratica Cinese nel 1911, furono aboliti tutti i riti pubblici e confuciani e taoisti. L’adempimento dei riti continuò nei templi ed a livello popolare e familiare.
La parte del culto pubblico, ancora vivo nel popolo, cadeva sempre nei giorni e nei mesi dispari, cioè dell’anno lunare yang, augurio di prosperità e di benessere. La festa più importante e celebrata con grande gioia da parte di tutti è il capodanno, primo giorno del primo mese. In questa occasione si fanno banchetti, visite, si scambiano doni e si fanno spettacoli con fuochi artificiali.
Così per gli altri giorni particolari come il quindicesimo del primo mese, il terzo del terzo mese il quinto del quinto mese. Il culto familiare ha il suo centro nelle prostrazioni, nel bruciare incenso e nell’offrire cibi alle tavolette degli antenati collocate nell’altare di famiglia.
Questi riti attualmente sono osservati solo dalle comunità cinesi che vivono fuori dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 1949 furono abolite tutte le cerimonie pubbliche e pri9vate e fu condotta una forte campagna contro i riti confuciani e taoisti. Nel 1868 durante la rivoluzione culturale, si agì ancora più profondamente contro le ide, le convinzioni e il linguaggio confuciano e taoista da secoli radicato nella mentalità del popolo.
Oggi in Cina c’è unaq parvenza di libertà religiosa e qualche tempio confuciano e taoista è stato restaurato ed è mostrato ai visitatori ed ai turisti ma le strutture istituzionali del confucianesimo e del taoismo sono state praticamente cancellate. Nonostante tutto questo è possibile ancora constatare nelle masse popolari espressioni di questa cultura.
Spiritualità.
Come non si può parlare di “religione” per l’universismo cinese in nessuna delle sue due componenti, il confucianesimo ed il taoismo, allo stesso modo non si può parlare di “spiritualità. Nessun Dio come punto di partenza, nessuna ascesi aiutata dalla grazia, in vista di una unione mistica con Dio come fine. Più esatto è parlare di impegno dell’uomo per realizzare un ideale di virtù umana, perché tutto, l’inizio, il cammino e lo scopo rimangono sempre nell’ambito della natura umana.
Più che di “spiritualità” si deve parlare di “umanesimo”, di virtù umane da praticare ed in questo senso sia il confucianesimo che il taoismo sono ricchissimi di riflessioni, di introspezioni psicologiche, di consigli e di ammonimenti. Tutto rimane a livello di comportamento verso sé stessi, verso gli altri verso le natura e verso il “mandato del Cielo”. Il traguardo da raggiungere è la figura dell’uomo saggio, giusto, benevolo, rispettoso delle leggi che reggono la natura.
Luigi Muratori