UCRAINA

di Gianni Vercellotti

 

La crociera che discende il Dneper da Kiev a Yalta permette, con serena tranquillità, di conoscere l'Ucraina, lo stato più esteso d'Europa dopo la Russia.

 

L'indipendenza faticata e faticosa la spinge verso Occidente ma i legami storici ed economici con la Russia ne frenano lo slancio.

A Sebastopoli, una a fianco all'altra, convivono le due flotte nate dalla separazione della Marina Sovietica e lo sventolio delle bandiere di Putin si affianca ai richiami "Per la nostra patria! che si leggono davanti al teatro dove il coro dei marinai ricorda a tutti la Grande Guerra Patriottica.

 

Dalla carica dei 600 e di Balaklava rimangono pochi ricordi nell'ombra.

 

Ma la casa di Cechov, la "Dacia Bianca", apre le sue stanze ed il suo giardino a Yalta per ricordare l'immensa tradizione culturale russa che fa riemergere il Tolstoi dei "Cosacchi" e dei "Racconti di Sebastopoli".

 

Qui i Cosacchi ed i Tartari confinavano e si combattevano: a Zaporozhie (dove il Dneper si precipitava dalle rapide verso il Mar Nero, ora fermate dalle dighe) a Bachtchissarai è possibile raccogliere i segnali di quella storia, anche se i Cosacchi di oggi sono ormai acrobati professionisti che recitano le loro cavalcate per i turisti.

 

Ed anche se gli ultimi tartari (le cui donne velate si aggirano nell'harem del palazzo del Khan ove Puskin scrisse la sua ode alla fontana dell'amore) sono pochi residui delle stragi ordinate da Stalin per punirli delle loro presunte velleità  di liberarsi dai Soviet.

Lungo il Dneper le famiglie in vacanza ricordano l'Europa del dopo guerra, con ombrelli anti-sole e canottiere sulle spiagge sabbiose e l'acqua non proprio sempre limpida del fiume.

 

Sulle sponde l'urbanistica Staliniana si alterna a piccole, colorate, quiete villette di campagna e sterminate distese di erba confinano con un grande cielo corso da nuvole leggere che, per migliaia di chilometri, è la volta della steppa d'estate.

 

Le città  salvate dalla guerra, come Odessa e Yalta si alternano a quelle ricostruite, come Dnepropetrovsk e Sebastopoli e dovunque giardini, parchi, teatri e musei ricordano lo sforzo culturale per mantenere in vita musica e letteratura e per consentire di fruire di aree di svago e riposo.

 

La sensazione di quieta vita provinciale ormai aggredita da una speculazione edilizia necessitata dalle esigenze e dal pullulare di supermercati dove una vecchia industri di Stato retrocede davanti alla richiesta di prodotti freschi e del mercato locale.

 

A Kiev le chiese riaperte al culto scintillano con la loro iconostasi e con le dorature dei mosaici restaurati ed i "pope" barbuti hanno rioccupato i monasteri dalle grotte colme di icone e di reliquie.

 

La città  ha una solenne bellezza mittel-europea che si movimenta tra colline e giardini in attesa dei prossimi campionati europei di calcio e dei turisti che verranno a scoprire un mondo che possiede ancora il fascino della naturalezza e della semplicità .

Forse un invito a visitare l'Ucraina prima che la mondializzazione la renda simile a tutto il resto.

 

Gianni Vercellotti