Tratto dal Diario
Destinazione Uganda
 di M.C. Gianotti
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15 febbraio 2006 – mercoledi
Kampala – Lacor, Saint Mary's Hospital
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Finalmente dopo ben sei ore di viaggio arriviamo a destinazione, chi con la schiena rotta, chi con le ginocchia anchilosate, ed entriamo nel recinto dell'Ospedale Saint Mary di Lacor.
Veniamo accolti nella foresteria da un giovanotto dalla parlata toscana che vien da San Miniato e credo sia il contabile dell'ospedale.
Siamo un po' accaldati e un bel bicchiere di acqua fresca ci ristora. A dire il vero, poichè l'acqua era stata travasata in bottiglie di vino, pensando si tratti di vino bianco, mi   stupisco vedendo con quanta avidità i miei compagni di viaggio bevano. Mamma mia,  penso, tra poco saranno tutti ciucchi! Invece...era acqua!!
Finalmente ci vengono assegnate le stanze.
La camera è confortevole, la doccia un po' primitiva.
Ci riposiamo fino alle 20,00.( Qui comincia l'imbrunire verso le 19,00 )
La cena ci viene servita nella sala da pranzo della foresteria. La cucina è casalinga e buona. Ci offrono pollo con verdure miste e banane.
Dopo cena facciamo un piccolo giro tra i reparti dell'ospedale. E' buio e bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi.
Raggiungiamo una radura dove, sotto un albero secolare,  riposano in pace per l'eternità i coniugi Piero e Lucille Corti. Per loro espresso desiderio sono stati sepolti qui, nel loro ospedale, il luogo che hanno tanto amato e per il quale hanno vissuto. Accanto alle loro tombe ci sono quelle che racchiudono le spoglie del dott. Matthew Christopher Lukwiya e di dodici infermieri. Eroi sconosciuti che nel 2000, quando nella zona infuriava un'epidemia di ebola, hanno sacrficato la loro vita e sono morti mentre compivano il loro dovere. Erano  tanto giovani, ma non ha importanza quanto si è vissuto, ma quanto si è lasciato nel cuore degli altri.
E' un luogo commovente e suggestivo.
C'è una lapide che sovrasta le tombe di quest'ultimi.
Mi piace pensare che si siano tutti ritrovati in un luogo senza tempo e che ora camminino tra le stelle per vegliare su coloro che con la stessa fede, la stessa determinazione portanoavanti quest'opera starordinaria e altamente meritevole e fanno sì che il loro sacrificio non sia stato vano.
Proseguiamo la visita.
La serata è splendida. C'è un'enorme luna rossa che un alone dorato accarezza , il cielo è pieno di stelle. Sulle ali di una dolce  brezza che rende l'aria leggera e gradevole si diffonde il vago profumo dei fiori del frangipane. Potrebbe essere un momento magico ed idilliaco ma così non è perchè la luce della luna rischiara una vicenda umana assurda.
Appare infatti davanti ai nostri occhi una processione lenta e folta di ragazzini che entra nel recinto dell'ospedale. Sono i cosiddetti night commuters – i pendolari della notte – che cercano di ritagliarsi un posticino dove poter dormire al sicuro. Portano uno stuoino e una copertina per ripararsi dall'umidità notturna. Tutte le sere all'imbrunire lasciano i loro villaggi in cerca di un luogo dove potersi rifugiare per sfuggire al sempre presente pericolo di venir rapiti dai guerriglieri che infestano la zona, ed essere costretti a diventare "bambini soldato". Il loro destino sarebbe quello di diventare degli assassini. Uccidere per non essere uccisi, costretti a compiere le azioni più abiette e atroci per sopravvivere. Per le bimbe si prspetta la via alla prostituzione.
Vi riporto il racconto di una bimba ugandese. Estella ha 15 anni e la sua è una delle tante terrificanti testimonianze che ci giungono dal Nord Uganda. La fatica di una vita vissuta in mezzo alla guerra:  gli attacchi alle loro case e ai villaggi, il rapimento, al'obbligo a combattere, le mutilazioni, l'uccisione dei familiari, la paura...
"Quando i ribelli arrivarono , io uscii dalla nostra casa tremando e con il cuore in gola. I bambini troppo deboli per camminare erano semplicemente tagliati a pezzetti con delle asce e lasciati morire sulla strada. Questo mi spaventò molto..
Assieme a lei, si contano a migliaia i bambini rapiti dall'esercito di Resistenza del Signore, un movimento ribelle capeggiato da un visionario di nome Joseph Kony, che dalla fine degli anni '80 terrorizza a colpi di stragi, razzie, rapimenti le popolazioni civili nordugandesi. La guerra, che oppone i ribelli del Lra al regime di Youweri Museveni, ha causato oltre 20.000 vittime tra i civili, il rapimento di altrettanti bambini e costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare i villaggi e le terre coltivabili per cercare rifugio nei centri abitati o in campi sfollati dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere.
C'è tutto l'orrore del mondo in questa tremenda situazione.
In questo periodo, ritenuto abbastanza tranquillo, si contano nel recinto dell'ospedale circa 1500 bambini per notte, ma ne sono arrivati fino a 9000. E' una situazione quasi inverosimile. Il disagio si fa ancora più grave durante il periodo delle piogge perchè queste povere creature arrivano bagnate fradice.  Qualche mano amorosa cerca di asciugarli un po', ma il numero è tale che  il problema diventa  impossibile da gestire.
Molti di noi hanno pianto nell'assistere ad un simile spettacolo.
Pianto perchè tutti i bimbi del mondo ( e come questi ce ne sono in tanti altri luoghi. Ho assistito ad un documentario trasmesso per televisione addirittura allucinante) dovrebbero avere una casa, seppur modesta, dove sentirsi al sicuro.
Pianto perchè un mondo così diviso in due ci pare terrribilmente ingiusto.  E che mondo è
mai questo che non sa proteggere i propri piccoli e li costringe a tragiche esperienze che lasceranno un'impronta indelebile nella loro vita?
Pianto per la rabbia e per il dolore di sentirsi impotenti. E di tutte le tristezze che affliggono l'umanità la più grande è proprio questa, che si debba avere coscienza di tante cose assurde e non riuscire a controllarle.
Mi sono chiesta quali terribili mostri popolino i sogni di queste creature. Penso a Giovanni, il mio nipotino, che riposa tranquillo nel suo lettino abbracciato alla  pecorella di peluche. E all'improvviso gli occhi neri di questi bimbi mi sembra diventino blu ed io mi vedo davanti tanti piccoli Giovanni che mi guardano e sento una vocina che mi chiede: "nonna, perchè?"
Ma non so rispondere.
Non lo so perchè esista un mondo dei poveri e uno dei ricchi, un mondo delle ville e uno delle capanne e ognuno  debba stare  dalla sua parte; e che colpa ne hanno queste creature se sono nate dalla parte sbagliata?
Spero solo che qualcosa si muova e che queste ingiustizie cessino. Ma sarà così?  
Un'ansia tremenda mi assale e mi vien voglia di telefonare a casa per sapere se i nostri bambini siano al sicuro.
E con il cuore colmo di angoscia torniamo in camera  verso le 22,00, perchè poi tolgono la corrente. Ma noi non abbiamo problemi:  un raggio di luna entra dalla finestra e illumina la stanza.
16 febbraio 2006 - giovedi
Lacor Saint Mary's  Hospital
Ci alziamo verso le 8,00. Prima colazione frugale e poi visita ai vari reparti dell'ospedale.
Veniamo ricevuti dal dott. Bruno Corrado, il direttore sanitario che ha preso il posto del dott. Corti e continua la sua opera con umiltà, semplicità, capacità, professionalità e abnegazione operosa.
Dalle sue chiare e precise spiegazioni apprendiamo che l'ospedale privilegia i bambini, poi le donne incinta, seguono le donne in generale e infine gli uomini.
Ciascuno di loro deve pagare un ticket per essere curato, calcolato secondo la categoria di provenienza. E' un contributo minimo, il valore di una gallina, che quasi tutti possiedono e in caso di necessità possono vendere. ( E' chiaro che chi non può permettersi alcuna  spesa perchè non ha nulla, viene curato ugualmente). Questo introito fa parte di un 20% che serve  per gestire l'ospedale. Un altro 20% viene erogato dallo Stato ugandese, mentre il restante 60% viene fornito dalle donazioni. Di questo si occupa la "Fondazione Piero e Lucille Corti" creata dalla figlia dei coniugi Corti, la dottoressa Dominique, che avendo ereditato la grinta dei suoi genitori ha accettato e affrontato la sfida per far sì che il sogno, che ora è una splendida realtà, continui a realizzarsi con il sempre  costante miglioramento  della sua struttura e delle prestazioni.
Abbiamo visitato i vari reparti dell'ospedale. C'è una moltitudine di gente in fila che attende una visita o di essere sottoposta alle varie analisi. Donne, tanti bambini...persino una gallina!
Qui vige l'usanza che i  degenti siano assistiti dai loro parenti, quindi l'immenso giardino diventa una specie di villaggio dove le donne lavano i panni, preparano il pranzo con le vivande portate da casa o che comperano da un chiosco situato all'interno dell'ospedale, (abbiamo visto anche un mercatino abusivo...) e accudiscono i loro figli.
Nel reparto pediatria sono ricoverati tanti bimbi disidratati perchè affetti da gastroenterite, che è una delle malattie più comuni. Le mamme vengono istruite sulla dieta da far loro seguire.  Esiste infatti un tipo di cibo preparato appositamene per curarli.
Molti soffrono anche perchè nati sieropositivi e uno degli obiettivi di questo ospedale è proprio quello di cercare di sensibilizzare le donne perchè facciano il test per sostenere un progetto di prevenzione  della trasmissione madre-figlio dell'infezione. Tale progetto prevede la somministrazione al momento del parto di farmaci in grado di ridurre drasticamente il rischio di trasmissine dell'infezione. Ma molte hanno paura perchè, se sieropositive, temono che altri se ne accorgano, e i loro mariti potrebbero ripudiarle e cacciarle di casa. Pazzesco, e pensare che sono loro stessi che le hanno infettate!  Sinceramente io non ci capisco più niente! La mia testa bolle e mi chiedo:" ma che razza di gente c'è a questo mondo?" Ci dicono che qui le donne servono solo per lavorare e la loro vita ha pochisimo valore.
La temperatura è piuttosto elevata, ci sono circa 36°.
Comunque la mattina è volata. In questo microcosmo, così ben organizzato, c'è una falegnameria, una carpenteria, un' attrezzatissima officina elettrica, un gran fervore di nuovi lavori, per cui l'ospedale è autonomo.
Nel reparto sartoria troviamo una vivacissima suora valtellinese che si occupa del guardaroba  e ci mostra con orgoglio il suo reparto. I suoi occhi sprizzano gioia di vivere e la sua dedizione  è ammirevole.
Siamo arrrivati anche davanti alle sale operatorie (ce ne sono quattro) e abbiamo visto tutto lo staff all'opera. E' la prima volta che mi capita di avvicinarmi ad una sala operatoria e vedere i chirurghi mentre effettuano un intervento. I medici sono tutti ugandesi.
Al di là del recinto dell'ospedale la realtà dell'Uganda: una grande povertà e malattie.
Per questa ragione il Saint Mary's  Hospital di Lacor è una porta aperta alla speranza dove tutti possono essere curati con amore, con competenza e dedizione. C' è sempre una mano amica pronta a soccorrere.
Facciamo una bella scarpinata all'esterno dell'ospedale In una radura ci sono alcune donne che tentano di attingere acqua da un pozzo.  E' da novembre che non piove e le falde acquifere sono sempre più profonde. Per riempire una tanica ci vogliono molte ore. Il bestiame muore di sete e fame perché é tutto secco. I contadini sono obbligati ad uccidere le mucche e venderle sottocosto al mercato, con gravi danni alla loro già scarsa economia.   Il mio consorte ha appreso tutte queste notizie intervistando incessantemente il nostro autista e Jacky.
A pranzo alle 13,30. Oggi le cuoche ci hanno preparato gnocchi al sugo di carne, molto buoni, poi carne e verdure. Tra queste insalata e pomodori provenienti dall'orto curato dalle suore. Infine un ananas dolcissimo. E c'è anche il caffé!
Per il pomeriggio c'è in programma un incontro con il Rotary Club di Gulu che, guarda caso, si riunisce proprio di giovedi  Ce lo propone di un  radiologo che ne  è socio .
L'appuntamento è fissato per le 16,30. Prima faremo un piccolo giro per la città di Gulu.
E a proposito di Gulu cita la mia guida:
" Gulu, la più grande città del nord, è pesantemente militarizzata...non c'è alcuna ragione perchè i turisti vi si rechino ed una quantità di ragioni perchè ne stiano alla larga...!"
Ma credo di aver già asserito che noi siamo sprezzanti del pericolo.
In effetti la città è piuttosto malmessa. Le strade sono disastrate, le case fatiscenti.
Ci fermiamo davanti all'imponente cattedrale, un edificio enorme dove  incontriamo un esuberante sacerdote brianzolo che ne è stato il parroco. Al momento lo sostituisce un prete ugandese.
L'incontro con i rotariani avviene nel giardino di un albergo dove ci viene offerta una bibita fresca. Seguiamo con interesse il loro rito di apertura della seduta, mentre tutti in piedi chiedono a Dio la benedizione per il loro Presidente della Repubblica.  Poi ad uno ad uno si presentano declinando nome e professione. Illustrano le loro iniziative e chiedono aiuto per riuscire a  portarle a termine. I problemi del loro Paese sono tanti! Il club di Gulu contava circa quaranta iscritti, ma a causa della guerra la gente si è trasferita altrove (chiaramente chi poteva) e sono rimasti in sette. (Un po' pochini per tirare avanti un club!)
Il loro tesoriere è un'imponente signora. Presso di loro vige un'usanza: chi arriva in ritardo, chi disturba, deve pagare una penale. Più è grave la mancanza, più è consistente la multa.
Dovrebbero instaurare una simile consuetudine anche nel Seregno Desio Carate, considerato che coloro che disturbano in maniera indecentemente rumorosa mentre il presidente parla sono parecchi. Sarebbe un buon introito per il fondo di servizio! I rotariani che mi leggono scusino l'impertinenza, ma così è!
Siamo poi  invitati a recarci in un ristorante il cui proprietario mi  sembra di capire sia il presidente del club
Si pensa ad un aperitivo, ma... è  quasi una cena a base di pollo allo spiedo.
Ognuno di noi ha  un posto assegnato a tavola.... senza possibilità di spostamento.
 Nel frattempo si é fatto buio e al momento di mangiare e affrontare il suddetto pollo sono calate le tenebre. L'illuminazione é molto, ma molto scarsa (qui hanno seri problemi con l'erogazione dell'energia elettrica perchè a causa della perdurante siccità le centrali idroelettriche lavorano a regime ridotto per mancanza di acqua).
Nel mio piatto, evidentemente per un errore del cuoco probabilmente anch'egli ingannato e disturbato dall'oscurità, è capitato il fondoschiena del pollo, e sempre nell'oscurità mi è sembrato di riconoscere anche il famoso "boccone del prete" che a dire il vero non riscuote le mie simpatie. E' stata un'impresa ardua tentare di affondare il coltello  in questa specie di carcassa a forma di mezzaluna, tutta ossicini e cartilagine: un incubo!
Nel piatto c'é anche un qualcosa che scambio  per patate. Si tratta invece di un'insalatina di verza cruda. Fortunatamente non abbiamo avuto problemi, anche se l'ordine tassativo era di non ingerire verdura cruda. (La solita leggenda metropolitana!)
Io sono molto imbarazzata perchè al mio fianco ho la moglie di un rotariano, con la quale ho tentato di avere un colloquio nel mio inglese stentato, e dall'altra un rotaractiano.
Entrambi assaporano con gusto la loro porzione di pollo, che evidentemente è molto più in carne della mia, e sembra quasi, date le mie manovre inconcludenti e senza alcun esito di poter portare il minimo assaggio alla bocca e svuotare il piatto,  non gradisca...quanto ci è stato offerto, ma.... ho  ben poco da gradire! E pensare che il suddetto pollastro emana un delizioso profumino ed io ho anche un certo appetito!
Intanto si è fatto tardi e noi siamo  sulle spine perchè al Lacor ci aspettano per la cena. Il medico rotariano che lavorava all'ospedale, invero un tantino taciturno,  poteva anche avvisarci di come si sarebbe svolta la serata! Ma... forse non lo sapeva. Salutati  un po' in fretta i nostri gentili ospiti, dobbiamo stare attenti ad evitare  rovinose cadute in qualche buco presente perchè ,oltre alla strada già di per sé disastrata, ci sono  anche dei lavori in corso e il nostro pulmino si è fermato proprio sul ciglio di una voragine. Comunque nessuno è caduto.
(Evidentemente lassù qualcuno ci ama!)
Ci aspetta una gustosa cenetta: verdure miste, carne arrosto (forse di maiale), una buona macedonia di frutta.
Stasera è arrivato il nostro accompagantore Alessandro Bruschi e ha portato con sé la valigia di Peppino Marcora: festa grande! Il meschino si era un po' spanzientito di dover indossare gli indumenti del genero. E meno male che la taglia si poteva adattare alla sua persona!
Verso le 22,30 andiamo a dormire.
Fa parecchio caldo. Le lenzuola del letto sono tiepide e di un tessuto che pare flanella. Rimpiango le mie lenzuola di fresco lino. Poi  penso a quello che succede là fuori, a tutti quei bimbi coricati sul pavimento e mi do dell'incosciente.