Utica
di Mario Dalmazzo

"Utica”, se non l’avessimo studiato a scuola, quando ci insegnavano la storia romana, questo nome forse non ci direbbe molto, ed anche ora lo ricordiamo più per quel Catone l’Uticense che non nato là , là è morto suicida. Era colui che nel senato, quando passeggiava nel peristilio andava dicendo “Delenda Carthago”. Un uomo tutto d’ un pezzo e forse, per il suo estremo rigore, non sempre troppo simpatico a tutti. Ma veniamo ad Utica che abbiamo rivisto recentemente ,dopo molto tempo, sperando di constatare un avanzamento negli scavi archeologici . L’avevamo visitata molti anni fa : qualcosa di nuovo è stato fatto. E’ stato allestito un piccolo museo che raccoglie alcuni interessanti reperti , alcune aree sono state portate alla luce, ma l’impressione è che le cose procedano piuttosto lentamente. Mancanza di fondi, come sempre in questi casi. Il custode è il figlio del vecchio custode di un tempo che ricordavamo quasi ragazzo quando ci aveva accompagnato nel nostro primo giro.
Utica è una delle più antiche città del Mediterraneo ed anche se ora è lontana dal mare, che si intravede lontano un bel po’ di kilometri, era una città costiera, un porto assai importante naturalmente di origine fenicia. Era una delle città più importanti e note, menzionata dagli storici antichi, fondata prima di Cartagine e certamente per un certo tempo più potente e così considerata dai romani stessi, che la utilizzarono moltissimo nella loro competizione e lotta contro la rivale Cartagine. Plinio il vecchio sosteneva che era stata fondata dai fenici addirittura prima del mille av. Cristo, ma gli scavi condotti fino ad ora non hanno trovato tracce che vadano oltre l’ottavo secolo av. Cristo; questo non vuol dire che Plinio non avesse, ragione anche se la sua asserzione è da dimostrare. Comunque è decisamente una delle più antiche città affacciate sul Mediterraneo anzi, come abbiamo già detto un porto assai importante.
Ora il mare non c’è più e la responsabilità di ciò la si deve al fiume che ora si chiama Mejerda, il più importante della Tunisia, che allora passava nei paraggi della città che era probabilmente posta ai piedi di un promontorio che formava un golfo dove il fiume sboccava nel mare. Allora il corso d’acqua si chiamava Macaras, poi all’epoca romana Bagradas e già verso il IV secolo a.c. aveva con le sue frequenti alluvioni iniziato a formare una pianura allontanando così la costa.
Poiché Utica era una città ricca, fu inevitabile che fosse presa di mira da tutti i potenti della piu’ vicina area mediterranea . Cartagine fu sua alleata e rivale a seconda delle opportunità del momento. Intorno al 300 av.Cristo. Agatocle, tiranno di Siracusa, la conquistò per opporsi alla potenza cartaginese, poi i romani le furono a loro volta nemici ed alleati, finché non divenne definitivamente base militare romana e punto di partenza per Scipione per il suo attacco definitivo a Cartagine nel 146 av. Cristo.
Utica divenne ricca ed opulenta , partecipe alle lotte intestine fra i sostenitori di Cesare e di Pompeo. I suoi cittadini divennero “cives romani” e proprio in quelle vicende Catone il pompeiano qui si suicidò . La sua storia prosegue; essa divenne cristiana, subì i Vandali, i Bizantini ed infine i Mussulmani, fino a divenire solo un ricordo archeologico.
Andiamo ora a gironzolare per le sue rovine che con gli scavi tornano alla luce e ci raccontano quello che la storia già ci ha detto e confermano quanto noto e supposto.
Un piccolo museo raccoglie alcuni interessanti reperti distribuiti in due sale, una dedicata a quelli punici e l’altra a quelli romani ; vasi di ogni dimensione e forma ,di origine punica ma anche greca ed italica, oggetti funerari, un interessante rasoio punico e poi gioielli in oro, perle e pietre semipreziose, lucerne e, fuori dalla sala, steli scolpite. Nella sala romana alcuni interessanti marmi e sculture, statue di notevoli dimensioni e fattura. Ci piace ricordare una Arianna addormentata ed un Ercole in piedi ed un ritratto del dio Esculapio.
Ed ora ci dirigiamo verso gli scavi veri e propri che dobbiamo raggiungere con un certo percorso che senza una cartina di orientamento, non è facile da seguire L’area della città è assai grande, ma di non facile individuazione, poiché gli scavi e le strutture liberate non sono molto appariscenti ed individuabili. Per dare un ordine temporale alla visita cominciamo dagli scavi delle tombe puniche. Bisogna seguire una strada lunga alcune centinaia di metri dal museo prima di arrivare a quello che potremmo chiamare il parco archeologico. Ci troviamo in un’ area vicino ad una “insula abitativa”, la principale di questi scavi, ove al di sotto dello strato romano si sono trovati i resti della abitato punico ed in particolare di una necropoli ove le tombe ci appaiono come grandi sarcofagi rettangolari a conca monolitica in pietra senza decorazione alcuna, sparsi qua e la, vuoti. Uno solo, costruito in mattoni crudi, conserva uno scheletro quasi intatto. Le tombe sono di diverse tipologie appunto, monolitiche in pietra, in blocchi di argilla cruda o cotta. Alcune, piccole, sono costituite da urne cinerarie poste in nicchie scavate nel terreno. Le più antiche risalgono al settimo secolo av. Cristo. Il corredo funerario è costituito da ceramiche puniche, lucerne e qualche oggetto in metallo che abbiamo già visto nel museo. La necropoli era coperta da una strada romana, forse il “decumanus maximus” della città. Bisognerà scavare ancora molto con la speranza di trovare resti punici più antichi.
Il panorama attorno è assai pittoresco, un terreno ondulato che degrada verso il mare ed una vegetazione assai densa e , al momento della nostra visita, particolarmente verde e pieno di fiori forse perchè siamo in un periodo primaverile particolarmente fortunato per le pioggie recenti. Alle spalle le colline dell’ antico promontorio.
Gli scavi si estendono su un grande spazio, ma la parte da scoprire è ancora più ampia ; le rovine degli edifici sono immerse nel paesaggio e si vedono solo quando ci si imbatte in esse.
La pianta della città abitata è divisa in isole, un po’ come abbiamo già osservato a Kerkuan ed attorno stanno i grandi edifici pubblici, almeno questa è l’impressione che si ha visitando la zona; si individuano bene il decumano ed il cardo e le loro parallele. Le case già scavate sono una ventina e naturalmente gli archeologi le classificano secondo certe caratteristiche costruttive attribuendole a vari periodi.
La prima, identificata come “ Casa della Cascata”, si fa notare per un bel mosaico in un bacino a lunetta con una scena marina con barca e pesci ed amorino dedito alla pesca Potremmo definirla una sede di borghesi agiati che si permettevano bei mosaici, un bel peristilio con pavimento a mosaico in cubetti bianchi e frammenti di marmo , un “viridarium”, una sala da pranzo “triclinium” e altri locali che nell’insieme ne fanno una ricca abitazione. Il nome di “Casa della cascata” le deriva proprio da una fontana che imita una cascata d’acqua. L’inizio di una scala fa supporre l’esistenza di un altro piano.
La “Casa dei capitelli istoriati” è forse la più nota e deve il suo nome a due colonne con capitelli scolpiti finemente, recuperati da precedenti costruzioni. Essi risalgono al I° secolo av. Cristo mentre la casa è del I° secolo dopo Cristo. Nei capitelli sono rappresentati Ercole, una Minerva armata ed Apollo citaredo. Attorno al peristilio di dodici colonne, come al solito, si aprono le stanze, una grande sala ed altre minori.
Più avanti, la” Casa della Caccia” il cui nome anche questa volta deriva dalle scene di caccia dei mosaici del pavimento del peristilio. Anche qui le tracce di una scala fanno pensare ad un piano superiore.
Poi, ecco la” Casa de Tesoro” così chiamata perché l’archeologo che eseguiva gli scavi (P. A. Fevrier) nel 1957 trovò un piccolo tesoro in monete. Sull’ala settentrionale si apriva una serie di negozi che davano sul Cardo.
Fra gli edifici pubblici citiamo il Foro, assai poco visibile ed anche di incerta definizione , sul quale i ricercatori sono ancora in disaccordo. Un’ ipotesi di tale attribuzione deriva dal fatto che la maggior parte delle statue in marmo di gran dimensione e dei monumenti epigrafici sono stati trovati in questa area; comunque gli si è dato il nome di “ Forum novum”. Delle terme, alimentate da un grande acquedotto, non rimane molto di spettacolare: pochi muri e tracce di volte, esse sembrano risalire al II secolo dopo Cristo all’epoca dell’imperatore Adriano. Al periodo repubblicano invece risale ciò che rimane di un teatro che Cesare ricorda nel suo” De Bello Civili”.
Tutta la grande area delle rovine di Utica ,come abbiamo detto è coperta da una vegetazione densa, che si inserisce tra i resti della città, dando all’insieme del paesaggio un aspetto particolare, una natura nella quale le pietre lavorate,scolpite e intagliate si inseriscono come le piante ed i cespugli, in modo naturale e spontaneo e la città, quello che era una città veramente ,non c’è più, quasi riassorbita dalla natura stessa.

Mario Dalmazzo