Vietnam, 25 anni dopo
Paolo Santoni-Rugiu
HANOI. SETTEMBRE -OTTOBRE 2004
DIARIO DI VIAGGIO
Ha Noi: arriviamo alle dieci di sera.
L' aereoporto anche se nuovissimo è piuttosto deprimentee manca della vivacità, della ricchezza e della frenetica attività di quello di Bangkok da dove provceniamo: pochi negoozi, pochi cartelli indicatori, lice quanto basta.
L' autostrada che collega l'aereoporto alla citta per una trentina di chilometri è affollatissima sopratutto di traffico verso Hanoi: ci dicono che domani si apre la conferenza Euroasiatica per cui ci sono tantissimi arrivi e la maggior parte sono infatti macchine di rapppresentanza. In città nonostante l'ora ci soprende invece il volume di traffico dei motorini che sono in un numero inimmaginabile. Ci sorprende anche il gran numero di negozi e locali aperti nonostante l'ora tarda.. Si vede chi ripara biciclette, chi compra stoffe o fa la spesa come se fossero le undici del mattino anzichè della sera.
Il traffico ci impressiona ancora di piu al mattino dopo. Nel taxi si ha l'impressione di essere in mezzo a un fiume. Un fiume appunto di motorini che ti sorpassano da tutte le parti in flussi disordinati che si intersecano e che ricordano proprio il fiume in piena. La mia guida, stampata un anno fà, dice che i motorini in Vietnam sono oltre 11 milioni e che sono concentrati sopratutto ad Ha Noi e ad O Chi Minh: si capisce come se ne vedano tanti. Il tassista mi informa che il costo di un motoscooter varia tra i 3-400 dollari per quelli di produzione cinese, alquanto scadenti e tra i 7-800 per quelli giapponesi. Ma esiste un fiorente mercato dell'usato e credo di capire che si possano pagare anche a rate. Se ho capito bene quindi si comprende come tanti se lo possano permettere anche con i miserabili stipendi urbani.
La cosa più eclatante è che agli incroci non sembra esserci nessuna regola, i motorini si muovono in gruppi cosi i flussi si incrociano sovvertendo ogni regola di senso di marcia, di precedenze, di destra e sinistra. Mi pare di comprendere che ci sia una regola non scritta, ma che comunque evita un'altrimenti inevitabile ecatombe: mi sembra che ognuno stia attento soltanto ai piu deboli: Così l'automobilista deve stare attento a tutti, motociclisti, ciclisti e pedoni. In compenso suona il clackson in continuazione per avvisare chi gli sta davanti del suo arrivo a avvertirlo a non fare manovre improvvise.
Il motoscooterista sta attento ai ciclisti ed ai pedoni suonando loro se non vuole che alterino il loro corso. Il ciclista deve rispettare solo il pedone. Sembrerebbe impossibile che questo potesse riuscire a traversare strade largissime e zeppe di un traffico compattoe caotico. Invece tutto quel che deve fare è mettersi sul bordo della strada scendendo il marciapiede ed avviarsi, lentamente ma senza fermarsi mai nè accellerare improvvisamente. Incredibile ma funziona. In un mese io ho visto solo due incidenti veramente trascurabili e senza nessun ferito e nessun pedone coinvolto: veramente Incredibile!
Mi dicono che c'è una Legge ”vera” che tra l'altro prescrive che in motorino non si possa andare in piu di due. La stessa prescriverebbe anche l'uso del casco. Entrambe queste regole sono però quasi totalmente neglette. Caschi ne avrò visti si e no cinque in un mese mentre ogni giorno ho visto sul motorino intere famiglie, anche quattro persone e magari con qualche bagaglio per non parlare di altri dove il guidatore è letteralmente sommerso carichi incredibili di merci varie, come due materassi o quattro teelvisori inscatolati!.
Tra il traffico ogni tanto noto alcune ragazze, con le loro agili e graziose figurine che portano il volto coperto da ampie maschere e le braccia da guanti arrivano sino alla manica della maglietta o camicetta che indossano. Mi viene spiegato che è per evitare che si abbronzino. L'abbronzatura infatti, contrariamente agli ideali di attrattiva occidentali, è qui considerata volgare essendo in realtà prerogativa dei lavoratori dei campi che ad essa non possono sottrarsi. Quindi si proteggono le braccia dal sole. Evidentemente cinquant'anni di comunismo non hanno eradicato alcuni pregiudizi sociali
Procedendo abbiamo modo di ammirare il centro città che ha uno stile elegante, chiaramente di ispirazione francese. In molti punti si ha l'impressione di essere davvero nel Sud della Francia con amplissimi viali alberati e strade molto larghe. C'è da tremare al pensiero di cosa sarebbe il traffico senza questo sistema di strade capienti e larghe ma anche al pensiero di cosa avverrebbe il giorno in cui le condizioni economiche dovessero permettere a tutti i possessori di motorini di possedere un'auto.
E' gia successo da noi e può succedere anche qui. Ma sembra che il problema sia già all'attenzione delle autorità: infatti nel “Viet Nam News”, quotidiano in lingua Inglese, leggo di un megaprogetto presentato da ditte giapponesi della JICA del costo di ben 18 miliardi di dollari per migliorare il traffico di Ho Chi Minh con la costruzione di ben 382 Kms di strade principali, 803 kms di strade accessorie, 46 kms di autostrade urbane e 56 kms di viadotti urbani nonchè 57 kms di metro. Il progetto dovrebbe essere realizzato per il 2020. Nel frattempo si stanno prendendo misure per snellire il traffico come rendere molte strade a senso unico e la creazione di circolazioni rotatorie. Inutile dire che invidio questi vietnamiti che hanno i giapponesi mentre noi a Roma, Milano o Firenze abbiamo solo..... gli assessori al traffico!
Al centro una notevole attrattiva turistica è certamente il “Quartiere Vecchio” . è costituito esattemete da 36 strade inizialmente acquisite ciascuna da una corporazione di commercianti. Cosi abbiamo una strada dove tutti vendono abbigliamento, un'altra tutti scarpe, e non mancano strade dove si vende solo polli, canapa, pipe, fagioli e cosi via sino ai gioiellii e all'artigianato. Pare che, tra l'altro serva a migliorare la qualità ed a tenere bassi i prezzi perchè, come si comprende, la concorrenza è serrata. Certo che c'è da fare affari incredibili i prezzi apparendo per noi irrisori.
Ovviamente i prezzi sono anche influenzati dalla straripante quantità di articoli artefatti con “firme” false ciò che è un po comune a tutto il Sud Est Asiatico. Ricordo che a Bangkok offrivano scatolette di marchi di una notissima ditta di abbiagliamento francese in modo che chiunque si potesse appiccicare il mitico coccodrillino sulle merci false che venivano vendute a prezzi bassissimi. Una cosa di cui si lamentano molto gli investitori stranieri è appunto la mancanza di protezione dei brevetti e dei marchi anche nelle opere industriali. Ad esempio nel supermercato che frequento ci sono esposti decine di prodotti alimentari con la dicitura “ Parmigiano” oppure “ Prosciutto di Parma” e tanti altri, tutti con le scritte in italiano ma in fondo c'è poi scritto “ Product of France”. Che la Francia regina della culinaria abbia bisogno di ricorrere a questi sotterfugi mi ha un pò meravigliato. Comunque mi viene da dubitare che i pantaloni col marchio “Valentino” che ho comprato al quaretiere vecchio per 8 dollari abbiano poco di originale.
Anche mangiare costa poco nel quartiere vecchio. Infatti a mezzo giorno da molti negozi si estraggono dei minuscoli panchetti alti un palmo o poco più da mettere sul marciapiede e si servono, così --ambulatoriamente !-- un paio di piatti caldi cucinati chissa come nella minuscola bottega. Ovviamente costano pochissimo e questo non sorprende, sorprende invece che siano così gustosi ed invitanti.
Il centro di Ha Noi è allietato da molti parchi e alcuni laghi che rendono l'insieme assai piacevole e danno respiro a questo traffico incredibile Il parco col lago Lenin èra chiuso sino a metà ottobre perchè si stavano svolgendo le celebrazioni del cinquantenario della presa del potere del Partito Comunista Vietnamita.. La città è ancora tappezzata di rosso: manifesti, cartelloni e striscioni con grande evidenza delle date 10-10-1954 e 10-10 04. Alla riapertura del parco ho potuto visitarlo e trovarlo assai gradevole. In un silenzio inaspettato essendo nel centro della città, un terzo delle panchine sono occupate da coppie di innamorati immersi nelle loro effusioni che non trascendono mai un certo limite molto decente, in pratica si carezzano! Un altro terzo è occupato da giovani soli. Anzi proprio soli non sono in quanto tutti hanno un libro e sono immersi nella lettura. Quando passi davanti, sollevano lo sguardo e ti sorridono, a volte inchinano anche il capo in saluto come qui è d'uopo per i miei capelli bianchi. Ma l'impressione generale è molto gradevole.
Molto godibile è anche il lago Hoam Kiem (che letteralmente vuol dire “della Spada Restituita”) con molti caffè sulle rive e con il suo tempio di Nogot Son in mezzo all'acqua. Dice la leggenda che nel XV secolo l'imperatore Le Loi ricevette dagli dei una spada magica che gli permise di cacciare i cinesi dal Vietnam. Finita la guerra un giorno mentre l'imperatore se ne stava andando a caccia sul lago un' enorme tartaruga d'oro emerse dalle acque e gli levò la spada scomparendo nell'acqua per restiruirla agli dei. Sembra infatti che questo vincitore si fosse un pò montata la testa e minacciasse di fare uso improprio ed aggressivo dell'arma che gli era stata data invece solo per difendersi dai cinesi. Su un isoletta grande come un fazzoletto c'è quindi il tempio della tartaruga (che in vietnamita si chiama Thap Rua e viene considerato un pò il simbolo di Hanoi). Oggi il tempio è sormontato da un enorme Stella Rossa. Per inciso le tartarughe nel lago ci sono ancora e sono di discreta misura. Non affiorano spesso ma la loro esistenza è documentata dalle fotografie delle loro sia pur non frequenti emersioni.
Sulla riva dello stesso lago sorge il Teatro delle Marionette sull'acqua che è oggi uno delle attrattive turistiche essendo certamente uno spettacolo unico al mondo tanto che gli esecutori mantengono assolutamente segrete molte delle tecniche capaci di muovere gli arti e la testa della marienette, articolati grazie a meccanismi non visibili perchè nascosti sotto il livello dell'acqua. L'effetto è sorprendente quando esse si muovono e camminano sull'acqua come se fosse un vero palcoscenico. I “Marionettisti” sono in genere tredici e lavorano nascosti dietro un paravento di bambu.
Le tecniche sono tramandate in famiglia di padre in figlio ma limitatamente ai maschi perchè si teme che le donne, sposandosi, possano portare il segreto fuori dalla famiglia.
L'origine del teatro delle marionette sull'acqua è incerta . Infatti anche se i più ne attribuiscono il merito ai lavoratori delle risaie che pensarono di usare le superfici acquatiche dove lavoravano come palcoscenici, qualcuno sostiene che siano state una serie di disastrose piene del fiume Rosso- che scorre nel nord del paese - ad obbligare lo spettacolo delle marionette comuni che era già popolare ad adattarsi alle nuove esigenze dovute alle continue alluvioni. Comunque il teatro delle marionette esiste da oltre 1000 anni e da spettacolo popolare, come è nato, per un certo periodo venne riservato alla corte durante i regni degli imperatori della dinastia Ly e della dinastia Tran ( e quindi tra il 1000 ed il 1400).
Le rapppresentazioni raccontano con grande raffinatezza scenica ed in maniera affascinante episodi della vita quoridiana: ad esempio rimarchevole è la rapppresentazione della lotta tra un pescatore e la sua preda dove riesce difficile credere che il pesce non sia vero e realmente vivo. La scenogtrafia è comunque sempre molto realistica ed accurata e cosi non mancano draghi che sputano vero fuoco.
Tra i piu appprezzati spettacoli quello di un giovane pastore che suona il flauto cavalcando un buffalo. Già, perchè la musica è parte integrante dello spettacolo, tutta ottenuta con strumenti di legno, cosi come le marionette che sono scolpite in legno di fico il quale, pur essendo impermeabile, non resiste a lungo alla permanenza continua in acqua e ogni qualche mese deve essere rimpiazzato cosi che è ne nata una industria ..
Le marionette sull'acqua ovviamente non sono l'unica testimonianza di una cultura che è antica e che è forse la principale ragione che ha consentito ai Vietnamiti nel corso dei secoli di sopravvivere come etnia e come nazione indipendente resistendo alle ripetute invazioni di cinesi, mongoli, kmer, francesi ed americani.
Un esempio di cultura abbastanza fuori dall'ordinario è il “Tempio della Letteratura”: una serie di fabbricati attorno a cinque tranquillisimi cortili nel caotico e rumoroso centro di Ha Noi, molto ben conservati e la cui costruzione - salvo che per uno ricostruito nel XIX secolo-- data dal 1070 ad opera dell'imperatore Ly Thanh Tong che li fece erigere per rendere omaggio a Confucio. Dopo soli 6 anni dalla costruzione il complesso venne adibito ad una vera e propria università allo scopo di formare la futura classe dirigente del paese, cioè i mandarini, che contrariamente a quanto si crede spesso, non era una classe di privilegiati che ereditavano la carica, ma una classe selezionata esclusivamente in base al merito ed alle doti politiche, culturali ed umane. .
Ci fu una sola deprecabile eccezione nella storia a proposito della creazione dei mandarini e fu ad opera dell'imperatore Tu Duc che nel 1861 mise in vendita le cariche, almeno quelle di non altissimo livello ma si giustificò asserendo che avrebbe dovuto farlo per pagare le altissime riparazioni di guerra che gli avrebbero imposto i francesi. Allo stesso scopo vendette ai cinesi il monopolio dell'oppio in tutto il nord del paese.
Quattro secoli dopo la fondazione del Tempio della Letteratura,, in uno dei fabbricati che si trovano nei cinque cortili interni, vennero apposte delle stele in piet ra rette sul dorso di grandi tartarughe (animale che occupa un posto assai importante nella mitologia e nelle leggende vietnamite) e su queste dovevano essere iscritti i nomi di coloro che, a partire dal 1442, superavano gli esami di dottorato. Questi si tenevano ogni tre anni e le sessioni furono quindi 116 sino al 1778 quando l'usanza venne abbandonata a preludio comunque del trasferimento dell'Università nella nuova capitale Huè avvenuto nel 1802. Il complesso architettonico originale è un esempio molto interessante di architettura vietnamita antica. Ma ancora più interessante è il fatto che qui si istituisse una università in un tempo in cui in Occidente si tentava appena di uscire dal buio del medioevo e proprio negli stessi anni soltanto a Bologna si andava istituendo uno Studio Generale che doveva divenire l'Università (1088) -mentre non si parlava ancora delle Università di Montpellier, Padova e Parigi che furono istituite almeno un secolo piu tardi. Si può ben comprendere come la cultura qui abbia radici antiche e fosse molto diffusa.
Che culturalmente il Vietnam non si possa considerare un paese del terzo mondo ce lo confermano molti altri dati. Sembra che l'alfabetizzazione fosse già eccellente al momento della invasione coloniale francese nel 1859. Sotto il dominio francese essa era scesa al solo 15% nel 1939. Oggi si è tornati ai buoni libelli di un tempo e si calcola che il 91% della popolazione sia in grado di leggere e scrivere..
Un altro dato che mi sembra non indifferente è l' amore per l'arte: musica, pittura, scultura, teatro, danza raggiungono livelli di tutto rispetto e sono molto amate anche se da noi quest'arte vietnamita è abbastanza sconosciuta probabilmente perchè i parametri di valutazione sono diversi. Ad esempio non so come sarebbe valutata da noi una musica ottenuta con una scala a sole cinque note (cosidetta pentatonica) ed eseguita con pochi strumenti come un particolarissimo tipo di liuto (dan bau) con una sola corda ma in grado di emettere una gamma di suoni incredibile, un tamburo (do son) di concezione antichissima, una cetra particolare con 16 corde (dan tranh), ed uno xilofono di bambu (to rung) e pochi altri. ci sono due musiche ben diverse. Una è quella tradizionale che è prevalentemente corale e che si esprime a livelli eccelsi specialmente per la perfetta armonia tra i toni della melodia e la lingua. La nostra musica folcloristica, pur evocando spesso emozioni e sentimenti molto vivi ( penso sopratutto ai cori alpini o a quelli della mia beneamata Sardegna) contrariamente a quello che avviene qui, raremente raggiunge forme di vera arte..Poi c'è la cosidetta “musica colta “, cioè la musica classica che è suonata da orchestre comprendenti in genere 40 professori d'orchestra laureati nei due conservatori del paese, ad Ha Noi oppure a O Chi Minh, dove si insegna sia la musica tradizionale locale che la nostra occidentale.
Comunque quel che colpisce in Vietnam è la frequentazione della musica e l'amore della gente comune per i cori, con canzoni per bambini, ovviamente canti d'amore e perfino canti funebri. Son rimasto molto colpito dalla compostezza e dalla partecipazione con cui una folla enorme ascoltava canti che celebrano il lavoro in occasione delle celebrazioni del cinquantenario di cui accennavo prima. Peraltro la qualità dei cori aveva ipnotozzato anche me perchè era molto buona..
Lo stesso può dirsi della danza che è eminentemente popolare con diversità che rispettano le diverse origini etniche ma che sempre hanno un buon livello di esecuzione. Particolare curioso è che la maggior parte delle danze sono riservate alle donne.
Ma la cultura la vediamo affiorare anche in molte altre forme artistiche come ad esempio la pittura su seta, le lacche vietnamite, le ceramiche e le porcellane. Per queste non intendo quei servizi cinesi da tea che nella mia infanzia venivano esibiti in tutte le case borghesi con figurine colorate decorate in oro di cui la mia generazione ha certamente buona memoria. Parlo di vere opere di design di alto livello da fare invidia ai designs danesi della migliore qualità sia artistica che manufatturiera. Viaggio infatti in compagnia di due coppie danesi che ne stanno facendo incetta...
Ovviamente non si può parlare di cultura senza accennare alla letteratura: quella vietnamita è molto ricca e offre alla considerazione tre periodi . Il più antico si basa su leggende e racconti popolari.
Troviamo poi una letteratura vietnemita scritta con caratteri cinesi e stranamente essa appare subito dopo la conquista della indipendenza dalla Cina ad opera di Ngo Quyen nel 938 dopo un millennio di sottomissione. Si compone prevalentemente di testi religiosi ispirati a Confucio e Budda quasi che, ottenuta l'indipendenza, non si volesse però rinnegare anche quello che di buono c'era nella cultura cinese.
La letteratura moderna inizia nel XIII secolo e ritorna ad essere scritta in caratteri “nom”. Le prime opere sono state un grande elemento di aggregazione etnica e culturale per il popolo vietnamita.
Comunque è poi soltanto nel 1800 che troviamo una lettartura veramente moderna con alcune opere che sono tradotte anche da noi come, ad esempio, le poesie di Nguyen Du, uomo che si è affermato in molti campi oltre la poesia come la diplomazia, la politica e la cultura in generale. Non mancano altri autori tradotti in Italiano e naturalmente non possiamo dimenticare gli scritti di Ho Chi Minh ( che in Vietnamita vuol dire “ portatore di luce”) il quale anche se si dedicò quasi esclusivamente a scritti politici lo fece trasfondendovi una tale passione da riuscire a fare della vera e propria letteratura. Un esempio ci è dato dalla dichiarazione d'indipendenza da lui formulata ispirandosi in molti punti a quella degli Stati Uniti d'America (sic!) e da lui stesso enunciata nella Piazza Ba nel 1945.
Ovviamente Ho Chi Minh è universalemnte molto piu noto per le sua vita politica. La storia della sua vità e della sua abbastanza straordinaria carriera ricalca fedelmente quella del comunismo in Europa dagli inizi del secolo. Nato nel 1890 nella ricca famiglia di un alto ufficiale, terminati gli studi, a trent'anni, si imbarcò come aiuto-cuoco su una nave francese viaggiando a conoscere molta parte del mondo. Dopo questa esperienza si fermò in Europa facendo cento mestieri diversi e, dopo una breve esperienza londinese, si stabilì a Parigi dove in qualche modo partecipò alla conferenza della pace a Versailles anche se non riuscì a convincere il presidente americano Wilson circa la necessità di concedere l'indipendenza al Vietnam che dal 1859 era colonia francese. Per le sue doti intellettuali ( tra l'altro parlava correntemnente francese, inglese, tedesco, cinese e ovviamente vietnamita) era assai appprezzato in certi ambienti tanto che fu incluso tra i fondatori del Partito Comunista Francese. In questa attività dimostrò tali capacità organizzative che, nel 1923, venne chiamato a Mosca a partecipare alla istituzione dell'Internazionale Comunista. Sempre per le sue riconosciute doti organizzative e i suoi alti ideali venne poi inviato in Cina dove pose le basi per la costituzione del Partito Comunista Vietnamita e di quello Indocinese allora separati.Imprigionato dagli inglesi ad Hong Kong egli riusci a tornare in Vietnam solo nel 1941 dopo un'assenza di 30 anni. Quì dette immediatamente inizio alla lotta per l'indipendenza del paese dal dominio dei francesi e dei giapponesi. Infatti i colonialistii al momento dell'invasione giapponese si affrettarono a collaborare con gli invasori che lasciarono loro l'amministrazione civile del paese, cio che causò da parte americana l'appoggio ad Ho Chi Minh nella di lui lotta contro entrambi.
Fu durante questo un periodo tragico per il paese che i francesi iniziarono ad usare intensamente la famigerata Hoa Lo Prison, da loro chiamata “Maison centrale”. Inoltre si calcola che almeno 3 milioni di vietnamiti morirono di fame durante gli anni della seconda guerra mondiale.
. Il colonialismo francese era stato tutt'altro che con la mano leggera, iniziato nel 1859 per una serie di ragioni non ultima la persecuzione cui erano andati incontro alcuni missionari cattolici i francesigformalmente mantennero sul trono la dinastia Ham Nghi ma ben presto non si peritarono di rimuovere imperatori esiliandoli Cosi l'adolescente Ham Nghi che era stato messo dai francesi sul trono nel 1883 ma stava poi rivoltandosi venne spedito a finire i suoi giorni in Algeria nel 1888. Oppure come ll'imperatore Thanh Thai il quale anche lui messo sul trono dai francesi a dieci anni raggiuntà la giovinezza si ribellò e finì i suoi giorni nella sperduta e desolta isola della Reunion in mezzo all'oceano indiano. Ma non mancarono i personaggi decapitati e imprigionati.
Per chi volesse farsi un'dea del tipo di trattamento che i Francesi facevano ai Vietnamitie della spietata repressione attuata sopratutto dopo l'entrata in campo del Partito Comunista Vietnamita può essere istruttiva una visita alla Hoa Lo Prison che i francesi chiamavano “Maison centrale”. Vi sono esposti strumenti di tortura e di contenzione spietati e si possono vedere celle buie e insane, Due ghigliottine sono funereamente esposte una nel reparto della morte ed una nel cortile . Questa era da usare quando le esecuzioni dovevano essere pubbliche per ammonimento. Nelle bacheche ci sono gli elenchi dei condannati ed il rìtmo con cui si svolgevano l' esecuzionsino al 1954 è inpressionante.:
Dopo la fine della II°guerra mondiale il dominio francese entrò in serie difficoltà e nonostante la durissima repressione instaurata dall'”Armé” il Vietnam si avviò a grandi passi verso l'indipendenza.Nel 1945 nei giorni in cui il Giappone stava per arrendersi Ho Chi Minh scatenò e diresse la Rivoluzione di Agosto prendendo il controllo del paese. In questa operazione venne aiutato dalla CIA (che allora si chiamava OSS). Dopo il trattato di pace ed il ritorno dei francesi dovette darsi alla macchia per otto anni, anni di guerriglia che culminarono con la disastrosa sconfitta dei francesi nella famosa battaglia di Dien Bien Phu il 7 maggio 1954. quando ben 10.000 soldati francesi si dovettero arrendere. La vittoria valse al Vietnam finalmente l'indipendenza!
Dopo la vittoria di Dien Biem Phu ; Ho Chi Minh assunse la presidenza del Vienam. Comunista convinto egli fece però sempre risaltare gli aspetti umanitari di eguaglianza e solidarietà, accompagnati da una specchiata onestà e disinteresse assieme ad una esemplare semplicità di vita. Nonostante fosse praticamente un dittatore non gli si attribuiscono nè soprusi nè neno che mai delitti politici di sorta o atrocità. E' sempre stato un grande sostenitore della cultura ed affermava che “non esiste socialismo nell'ignoranza”. Eletto presidente rifiutò di risiedere nel cosidetto Palazzo Presidenziale che era stata la normale residenza dei governatori francesi. Invece visse il resto dei suoi anni in una modesta casa con una stanza da letto ed uno studio propsicenti un laghetto dove amava pescare. Qui continuò a lavorare ed a scrivere sino alla morte avvenuta nel 1969 Fu amatissimo dalla sua gente che lo chiamava “Bac Ho” (“zio Ho”). Fu lui a coniare quello che è tuttora il motto del Vietnam che si vede scritto ad ogni piè sospinto perfino sui timbri dei documenti: “Indipendenza, Liberta, Felicità” (“Doc Lap, Tu Do, Hanh Phuc”)
Viene da pensare che le dispute che seguirono la cacciata dei francesi e che portarono alla guerra tra Nord a Sud ed al susseguente intervento americano avrebbero forse avuto una ben diversa soluzione se egli fosse stato ancora in grado di condurre le trattative come aveva iniziato nel 1959 chiedendo la neutralità del Vietnam nella incipiente guerra fredda, la partenza di ogni truppa straniera dal paese e la riunificazione del paese diviso tra Nord e Sud.
Ad iniziare dal 1960 con la costituzione nel sud del Fronte di Liberazione nazionale purtroppo le cose precipitarono ed esitarono nella nota guerra che coinvolse gli Stati Uniti. Questi erano convinti che ogni tentativo di progresso del comunismo andasse rintuzzato anche in paesi come il Vietnam ove il comunismo offriva a quel tempo almeno un governo onesto e ben accetto alla massima parte del popolo mentre l'alternativa era solo un governo prezzolato di corrotti come ben presto si dimostrò nel sud negli anni che seguirono. Con la guerra iniziarono anni tremendi per il paese. Non un solo ponte stradale o ferroviario nel Vietnam del Nord sopravvisse ai bombardamenti americani che distrussero al suolo oltre 4000 dei 5788 villaggi esistenti. Le cose non andarono meglio al sud dove si svolsero la maggior parte dei combattimenti con relative distruzioni. Sterminate distese di foresta e di campi coltivabili vennero preclusi ad ogni coltura per moltissimi anni a causa delle immense quantità di mine, di defolianti, di diserbatnti e di veleni varii sparsi dagli americani a piene mani sia nel Nord che nel Sud. La presenza dei soldati americani aumentò in continuazione arrivando nel 1969 a 543.400 ma il numero dei soldati che vennero impegnati in Vietnam durante tutta la guerra fu di 3.410.000: tra questi i morti o dispersi si contarono in ben 58.183 . Piu pesanti furono le perdita da parte dei due eserciti vietnamiti del Nord e del Sud. Calcolate in oltre un milione di vittime tra i militari e in quattro milioni quelle tra i civili. Il costo economico sopportato dagli Stati Uniti ammontò alla incredibile cifra di 165 miliardi di dollari degli anni 1970. Viene da pensare come impegnando una simile cifra si sarebbe potuto trasformare il paese pacificamente. C'è da restare non solo sopresi per la stoltezza umana ma perlomeno indignati di fronte a questi numeri constatando come tanti sacrifici non siano riusciti affatto a risolvere i problemi della regione.
Il “ Tet Nguyen Dan” ( “Festa del primo Giorno” altro non è che il capodanno del nuovo anno lunare ed è forse la più grande festa vietnamita. La sua scadenza varia di anno in anno ma è inngenere compresa tra la metà di Gennaio e e la fine di Febbraio. In questo giorno l'esrcito del Nord (quelli che in maniera dispregiativa erano chiamati i “Vietcong”) nel 1968 scatenò una violenta offensiva, chiamata appunto “l'Offensiva del Tet” che doveva risultare una svoltanella condotta della guerra e che segnò l' inizio della lenta debacle del governo del Sud sostenuto dagli americani sino alla disastrosa e precipitosa partenza da Saigon delle ultime truppe e la caduta completa di tutto il sud nelle mani della Repubblica Socialista del Vietnam nel Nord.
Durante la guerra con gli Americani venne riattivata la “Hoa Lo Prison” di triste memoria ad Hanoi che venne usata per imprigionarvi americani catturati di qualche rilievo. Ovviamente i Vietnamiti asseriscono che essi erano trattati come prigionieri di guerra ed esibiscono in una sezione della prigione foto dei prigionieri che cucinano un intero maialino o fanno esercizi fisici in cortile. Tra questi prigionieri figura in fotografia --e con la esposizione della tuta di volo e del parcadute che aveva usato quando venne abbattuto sopra Ha Noi -- l'attuale sentaore repubblicano degli Stati Uniti John McCain il quale invece sostiene di esser stato torurato e maltrattato. Dati tempi e l'odio che si era accumulato tra le parti non è difficile credergli.
Nel 1976 segui la riunificazione dei due Vietnam del Nord e del Sud. Sono noti gli anni duri che seguirono la fine della guerra. A parte le enormi difficoltà della ricostruzione del paese distrutto, i nuovi governanti si trovarono ad applicare i principi della collettivizzazione anche nel Sud che era per tradizione abbastanza restio al socialismo. Inoltre i vincitori non si fidavano della classe dirigente meridionale anche se molti elementi di questa si erano subito schierati con i valori della indipendenza e della riunificazione del paese sbandierati dal Nord ed alcuni avevano anche sostenuto attivamente combattendo valori decisamente e dichiaratamente socialisti.
Come conseguenza la maggior parte delle cariche statali nel Sud fini in mano a funzionari e burocrati venuti dal Nord ciò che provocò reazioni non lievi. Inoltre, come era abbastanza naturale, ci fu una repressione politica molto dura che mise sul lastrico, anche con la confisca delle case, migliaia di intellettuali, di dirigenti, di religiosi, di scrittori e giornalisti e cosi via. Moltissimi di loro vennero internati in campi di concentramento, chiamati eufemisticamente “di rieducazione” ed i provvedimenti colpirono anche i familiari. Da un punto di vista strettamente politico venne applicato integralmente il sistema sovietico e le proprietà private vennero requisite. Contemporaneamente sia le relazioni con la Cina che quelle con i kmwer rossi cambogiani si deteriorarono e non mancarono veri e propri episodi bellici con questi paesi.
Fu a questo punto che inizio il fenomeno dei “Boat people” con fughe in massa dal Vietnam. Molti vietmaniti, sopratutto dal sud, cercarono di fuggire verso Hong Kong e di li verso gli Stati Uniti. La storia di questi “boat people” ha riempito per anni i giornali di tutto il mondo.
Con l'economia legata a doppio filo a quella dell'Unione Societica il Vietnam scivolò ovviamente in un mare di problemi. Se il sistema sovietico non funzionava in patria con tutte le ricchezze e le disponibilità che aveva quella grande potenza, figuriamoci come poteva farlo nel povero Vietnam ad economia agricola e per di più stremato da un mezzo secolo di guerre sanguinosissime e distruttive.
Oggi, dopo oltre trent'anni da quegli eventi tragici, è forse possibile iniziare a fare dei bilanci.
Come in molti altri paesi il comunismo non ha rapppresentato la soluzione dei mali secolari del Vietnam. Dovendosi per convinzione forse, ma certamente per forza di cose, seguire il destino economico dell'Unione Sovietica il Vietnam, al momento in cui in Russia con Gorbaciov si cominciò a parlare di “glashnot” e di revisione, si trovava ad avere un deficit pari ad una cifra di decine di miliardi di dollari, stratosferica per quei tempi e per quel paese, deficit che con la nazione ancora in gravi difficoltà per le distruzioni subite nella guerra e con la necessità di mantenere un esercito efficente alle porte di casa per fronteggiare i kmer canbogiani e, -ogni tanto-, anche i cinesi non era davvero una situazione allegra e le possibilità di un collasso totale non erano lontane. Ho Chi Minh era morto e il paese era governato da una gerontocrazia di burocrati certamente meno illuminati e non in grado di fronteggiare una situazione economica che precipitava..
Fu allora che nel 6° Congresso del partito del 1986 si levo la voce di Nguyen Van Linh a sostenere che erano necessarie riforme della politica economica tra le quali si doveva rivelare assai importante il restauro, sia pure con certi controlli e certi limiti, della proprietà privata.
Da questo momento tutta la politica in Vietnam è diventata una lotta da un lato tra le realistiche possibilità dell'economia che non può prescindere dalla globalità e dalle leggi del mercato e dall'altro lato la resistenza dei politici che vedono tradite le idee collettivistiche in cui hanno creduto e per le quali hanno duramente lottato per anni. Ne è derivato un continuo saliscendi di provvedimenti tendenti gli uni a modernizzare l'economia del paese e gli altri a restaurare i vecchi ideali, ma sopratutto i vecchi controlli ed il potere politico di una classe che non vuole accettare la necessaria evoluzione verso sistemi piu liberali e, certamente , più convenienti.
Così in poco tempo dopo la reintroduzione della proprietà privata il numero di piccole imprese familiari che sorse fu sorprendente. Nel Nord ci furono in realtà alcune difficoktà e ritardi. Invece nel Sud era ancora viva una generazione per la quale queste cose non erano una novità ed esistevano ancora imprenditori che con il mercato liberale avevano avuta familiarità in passato. Questo causò una vera un'esplosione di iniziative imprenditoriali sostenute da un grande entusiasmo grazie alle non dimenticate capacità mamageriali che al Nord dovevano invece formarsi ex novo. Comunque il risultato, forse favorito dal parallelo sviluppo di altri paesi della regione, fu straordinario. Il Vietnam che aveva allora un reddito personale medio non superiore a un dollaro al giorno e che era costretto ad importare il riso - noto elemento essenziale nella alimentazione del paese -- si ritrovò nel 1987, cioè in pochissimo tempo, ad essere divenuto il secondo esportatore mondiale di riso secondo solo alla Thailandia. Contemporaneamente con abili ed opportune laboriose trattative il paese ottenne di veder dimezzato il suo debito estero nonchè una dilazione del pagamento di detto debito nel tempo. Non si poteva ancora parlare di benessere ma certamente il futuro era meno nero. Tra le difficoltà che rallentarono il processo c'era l'incredibile vetustà degli impianti industriali come quelli della produzione dello zucchero che era stata una delle grandi risorse del paese ma che non erano più in grado di reggere la concorrenza internazionale con un prodotto infimo..Ecco quindi la necessità di aprire le porte ai capitali stranieri. Questi non si fecero attendere ed è ovvio che chi aveva capitali da investire lo fece volentieri in un paese politicamente ormai stabile e dove i salari erano sempre inferiori ai 90 dollari mesili, arrivavando in molte parti del paese a malapena alla metà .Come previsto non mancarono le reazioni della vecchia burocrazia che si vedeva scavalcata da un processo a lei quasi incoprensibile con una parallela perdita di potere, Le joint ventures che nacquero da questi investimenti furono apportatrici non solo di capitali ma di tecnologie e capacità imprenditoriali nuove; Giappone, Corea, Hong Kong, Singapore, Taiwan accorsero in massa. Ma non mancarono gli Europei: del resto è di questi giorni la notizia che il nostro Ministro della Difesa Martino ha incontrato a Venezia il collega vietnamita Phang Van Thrà il quale ha affidato all'Italia la creazione di un sistema difensivo. Ma lo stesso ministro sta girando l'Europa e non c'è dubbio che riporterà a casa non pochi contratti favorevoli per entrambe le parti contraenti.
Come dicevamo però, parallelamente a questi effetti benefici, ci furono anche pesanti reazioni negative. La classe dirigente, come abbiamo detto invecchiata e mai sostituita nel tempo, restia ad accettare il fallimento dei suoi ideali politico economici, ma sopratutto restia a vedersi sfuggire di mano situazioni di privilegio. Questo anche perchè assai spesso il potere che gliene derivava --anche se non sempre legalmente -- trascendeva il potere politico reale che le posizioni di comando davano loro. Infatti la corruzione, probabilmente anche a causa dei miserrimi salari pagati ai funzionari, dilagava nel paese. Sopratutto nelle parti remote del paese dove per decenni dopo l'unificazione difficoltà di comunicazioni erano a volte così gravi da potersi considerare un vero e proprio isoilamento dal resto del paese.. Questo aveva portato non di rado i poteri locali a sfruttare situazioni ed a pretendere privilegi e tangenti, insomma si era instaurata una corruzione diffusa al di fuori del controllo centrale. In certe regioni la cosa era andata oltre il tollerabile e la popolazione esasperata non aveva mancato di reagire anche con violente rivolte come avvenne appunto nella provincia di Thanh Hoa, in quella di Nha Trang ed a Vung Tau. Il Partito dovette reagire a questi disordini epurando i quadri così che diverse migliaia di iscritti furono cacciati dai ranghi perdendo automaticamente ogni potere e giovani leve vennero immesse nel partito. La burocrazia ovviamente tentò di reagire ottenendo che l' evoluzione in senso liberale fosse almeno strettamente controllata dal partito ciò che portò alla creazione di organismi di controllo non solo decisamente inutili ma dannosi. Così molti degli investitori stranieri, irritati dalla incompetenze e dalla lentezza amministrativa di questi burocrati, cominciarono a lasciare il paese..
Continuando in questa schermaglia tra conservatori e riformisti la reazione dei neo-liberali si rimangiò molti di questi provvedimenti ed oggi la situazione è a questo punto:anche se.la crescita economica non ha più i ritmi travolgenti che aveva alla fine degli anni 80 ed inizio dei 90, tuttavia l'aumento annuo del prodotto interno lordo si aggira ancora attorno al 9% che non è certo un valore disprezzabile.
Altri problemi dovuti all'incipiente benessere non mancano. Ad esempio il miglioramento economico si avverte infatti principalmente nelle città e questo - come già avvenuto in Cina -- sta creando una tendenza all' inurbamento con abbandono delle campagne e crescita disordinata delle città che sono prive dei servizi essenziali e delle possibilità di crearli in breve tempo.
Ad ogni modo la svolta c'è stata.
Rinnegando l'utilità di quanto avvenuto nella ex Unione Sovietica dove i cambiamenti politici son stati primitivi rispetto a quelli economici, qui si è scelta piuttosto la via che sembra stia dando buoni frutti anche in Cina: riforme ed introduzione di una economia di mercato, si, ma sotto il controllo delle strutture politiche. Questo negli intendimenti dei dirigenti attuali dovrebbe apportare ad una distribuzione del reddito prodotto dai nuovi metodi senza creare i difetti del capitalismo sfrenato. Se sarà così lo dirà il futuro. Quello che è certo già oggi è che in Vietnam l'applicazione dei principi politici è fatta con abbastanza elasticità e praticità e, sia pure tra mille difficoltà, tutto sommato ci si adegua alle necessità imposte dall'economia di mercato e con questo si procede.
Tra i fattori di modernizzazione introdotti con le riforme c'era anche il turismo che si stava avviano abbastanza bene quando nel 1996 scoppiò anche in questo campo la reazione dei burocrati e in questo caso indossò la veste del moralismo. Si pensava infatti che una occidentalizzazione troppo spinta alterasse le caratteristiche politico culturali del paes. I turisti - i quali in realtà forse non sempre esibivano comportamenti ineccepibili--.vennero accusati di aver introdotto cattivi costumi prima sconosciuti come l'uso di droghe, la prostituzione organizzatae cosi via. Perfino le discoteche vennero considerate veicoli di corruzione dei costumi e delle tradizioni. Cosi nel 1996 ci fu un blocco dei visti turistici ciò che mise in seria crisi tutti coloro --e non erano pochi, sopratutto giapponesi --che avevano investito in imprese alberghiere e comunque connesse col turismo. Ma anche qui alle conseguenze dannose segui la controriforma ed oggi il turismo è aperto e benvenuto anche se ancora opppresso da una burocrazia che sembra continuare ad usare la matita copiativa piuttosto che il computer per cui le pratiche per ottejnere il visto sono lunghe e sempre indeterminate. Io ho dovuto fare ben tre viaggi a Roma per ottenere il visto all'ambasciata vietnamita in Via Clitunno e ciò anche se il mio non era un visto turistico ma, tutto sommatoandavo in Vietnam per partecipare ad un'attivit a favore dell'infanzia sostenuta e voluta dal governo vietnamita.
In ogni caso io trovo naturale che la vecchia burocrazia si difenda e lo faccia per motivi culturali, morali, politici ma anche per interesse. E' di questi giorni la lotta per la privatizzazione di imprese statali, prima tra tutte la Vietnam Airlines, ma son certo che alla fine si farà perchè lo impone la ragione e l'economia. Sono anche certo che i burocrati troveranno modo di non perdere del tutto le loro poltrone di controllo. Ma il tempo lavora a favore dell'evoluzione. Ho letto che la popolazione del Vietnam oggi è composta per oltre il 70% di giovani con età inferiore ai trent'anni. E' una moltitutdine di gente che non ha fatto a tempo ad essere indottrinata politicamente come avveniva sino a 20-25 anni or sono. Sono loro che hanno abbandonato i copricapi tradizionali e che girano ostentando tie-shirts occidentali ed hanno un comportamento moderno, lontano da quello che ci attenderebbe in un paese che è ancora ufficialmente comunista. Questa gioventù affolla gli innumerevoli “Internet Cafès” che si trovano ad ogni angolo non solo nel centro di Ha Noi -- veri cordoni ombelicali che uniscono il Vietnam all'occidente -- ed è ovvio che il limite al consumismo consiste solo nelle risorse per ora ancora povere ma in rapida ascesa.
Sono convinto che il paese non potrà non progredire. Le riforme stanno funzionando, gli ostacoli non prevarranno e credo sia lecito attendersi nel giro di pochissimi decenni lo sviluppo anche in Vietnam di una di quelle economie che negli ultimi anni, in molti paesi asiatici hanno tanto sorpreso noi occidentali che forse non ci siamo accorti di quante automobili costruite in oriente (e non soltanto in Giappone !), vadano progressivamente affollando le nostre autostrade dopo aver già conquistato il dominio incontrastato dei paesi Africani ed A
asiatici.
Ha Noi 30 nOttobre 2004
Paolo Santoni-Rugiu