Rached Trimeche

Quell'infaticabile globe-trotter che è il nostro Presidente internazionale, nonché Fondatore del Club, Rached Trimeche, è stato intervistato da Faten Charkaoui, del "Quotídien" tunisino, che ce ne ha rilasciato un ricco e sfaccettato ritratto.
Cominciò a 19 anni, studente di farmacia a Losanna, a sognare di visitare tutto, ma proprio tutto, il mondo, e a pensare di riunire in un club quelli come lui. Il sogno si concretizzò' nel marzo 1984, col congresso mondiale costitutivo del Club International des Grands Voyageurs, con sede a Tunisi, la sua città. "Da allora", confessa Rached, "ringrazio tutti coloro che condividono il mio entusiasmo, e continuo a domandarmi perchè mai persone di ogni genere, nel mondo intero, entrino nel mio club!" Non solo: un membro, socio da 15 anni, che è segretario generale dell'Academie Francaise, ha voluto far entrare il Club all'Academie, non come associazione ma come filosofia.
Perchè essere "grandi viaggiatori" vuol dire prendere ma anche perdere l'aereo, lasciare valigie in giro per il mondo, passarne di tutti i colori, dopo di che, dice Rached, ti si potrà forse acquistare un pò di tolleranza, di apertura, di amore per gli altri, e meno egoismo. E forse affinare quella curiosità instancabile, quella voglia di andare ancora e ancora, di vedere e rivedere gli angoli più sperduti della terra..." E a suo parere, non occorrono grandi capitali: "Ci sono tariffe speciali molto basse su qualunque tratta aerea, così come in tutto il mondo ci sono alberghi a 20 dollari. Ecco, se avete in tasca 1000 dollari, potreste spenderli all'aeroporto di Francoforte in pochi minuti, o farei un viaggio lunghissimo!"
Secondo il suo modo di sentire,il viaggio è una ragione dì vita, una sorta di malattia inguaribile. Vanche giornalista, ha lavorato rato per il Figaro e ha fatto il reporter di guerra, in Rwanda. "A vent'anni viaggiavo con la sola tessera professionale, il passaporto, e un dollaro al giorno. Ne scrissi un libro, in inglese: "One dollar, one day". Traversai l'America Latina con l'autostop, partendo da Acapulco e toccando tutti i paesi lungo il Pacifico, fino alla Terra del Fuoco, poi risalii dall'altra parte, lungo la costa atlantica. Fate il conto: Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras,Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Perù, Bolivia, Cile, Paraguay, Argentina, Uruguay, Brasile, Guyana, Surinam... Ne ricavai ancora un paio di libri."
Per viaggiare, le lingue sono fondamentali. Rached ha avuto la fortuna di imparare il francese e il tedesco come lingue materne; su queste due radici ha poi innestato spagnolo, italiano, portoghese, inglese, arabo, svedese, olandese. "Mio figlio Zied a 13 anni parla sei lingue. Con lui ho fatto viaggi straordinari. Abbiamo assistito ai primi giorni della guerra in Kossovo". Nella sua vita, le avventure e le disavventure (ma per lui sono tutte positive) non mancano. Era in Laos quando il paese aveva due capitali, Luang Prabang, la capitale imperiale,e Vientiane. "Il re della capitale imperiale era diventato mio amico, ma la sorte volle che diventasse mio amico anche il suo
fratello-nemico che viveva a Vientiane. Le due capitali erano separate dal Mekong, e per due mesi io dovetti andar su e giù per il grande fiume, su una piroga, per portare le lettere all'uno e all'altro, con le mitragliatrici schierate sulle due rive ... Ho contribuito alla pace? Non lo so, ma lo spero."
La vita familiare è strettamente intrecciata coi viaggi. Rached ha tre figli, che hanno preso il virus del viaggio: col minore ha preso l'aereo 164 volte. Il ragazzo ha già visitato 33 paesi, ed è uno dei 23 soci del CIGV sotto i vent'anni. "Così", dice Rached, "posso osservare il mondo anche coi suoi occhi!" Spesso riescono a partire tutti insieme, compresa sua moglie Fawzia. "In questi casi, io sono ridotto al ruolo di autista, i ragazzi si dividono i compiti, e mia moglie è la "principessa"!"
Per concludere, quali sono i suoi obbiettivi futuri? Continuare a reggere il Club, e a pubblicare la sua rivista "Astrolabe". Ma anche continuare a viaggiare, e a "rubare" i momenti felici che ogni giornata può portare con sè. "Sono un eterno ottimista", dice Rached con un sorriso che lo conferma, "e ringrazio il Buon Dio di essere ancora qui. Per essere felici, non esiste un bottone da schiacciare: si ruba un bel momento, un momento perfetto, e questo non ha prezzo."