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Storia di un uomo e di una montagna
Monte Cistella - ed Grossi, Domodossola




Una bella recensione di Mario Dalmazzo

Mi sembra coerente far seguire la lettura del libro di Mario Berruti sulla transumanza in val e scritto con viva partecipazione alle storie tradizionali di popolazioni alpine che il “progresso” sta relegando e dimenticando, questo altro
libro edito da un piccolo editore di Domodossola e che ci riporta in un mondo il cui ricordo è ancora vivo negli abitanti delle valli dei Valser ma per quanto? Questo piccolo volume vuole mantenere queste immagini della memoria perché non sfumino troppo rapidamente e qualche traccia rimanga almeno nelle biblioteche locali così che chi voglia può ancora trovarle.
Mi scrive una coautrice, nostra amica Virginia Maulini: “ Festa grande questa estate sul Cistella, una vetta delle Alpi dell’Ossola. Da giugno a settembre gli alpinisti sono saliti per incontrarsi al Rifugio Leoni, a 3000 metri, sulla cima.
Nei paesi della valle, comitati, sistemazioni di sentieri mulattiere fontane, cori alpini, gare di poesia, fotografie documenti, costumi del tempo andato. Un romantico o un nuovo umanesimo no-global? La gente con fatica e per passione cerca le parole, i gesti, i simboli per dirlo……” Dice ancora Virginia:
“Il Cistella è uno e trino: il Corno, la Vetta,il Diei. Da paese a paese, da vallata a vallata, nel cielo su staglia imperiale con fisionomie diverse. Da Mozio e Vicino è un torrione per giganti; sale a roccia aspra come un grido. Da Domodossola si allunga verso nord e veleggia col rostro ardito del Corno puntato alla Formazza. A Cravegna si ingobbisce sul lago di Brumei…………. Per noi di questa terra lo stupore viene da lontano: dalla laica sacralità della Montagna, respirata fin da bambini quando tendevamo l’orecchio al sibilo della “balorda” e da “buchit “del cammino vedevamo le streghe del Costella rotolare gli arnesi, turbinare le foglie secche, criccare i tetti. Siamo cresciuti con le storie, le leggende, i miti che ci hanno colorato la percezione del mondo. Ancora adesso, quando ascoltiamo la montagna che dorme, siamo capaci di aver paura delle ombre che si muovono; di sentire nel vento le litanie dei morti; avvertire i segnali dei Manderlef che popolano le notti di luna. Nel silenzio della montagna è depositato il sacro che si allaga l’irrazionale: la nostra follia-la nostra poesia. Le vette, come i ghiacciai, come i deserti.”
Il libro a cura di Paolo Crosa Lenz. è arricchito da belle ormai antiche fotografie dei primi del novecento con figure di uomini con i grossi baffi e lo sguardo fiero che ci guardano talvolta con aria interrogativa come a domandare: ..e voi?
Dimenticavo di dire che il libro è stato scritto per ricordare Giovanni Leoni un personaggio del luogo, poeta dialettale, alpinista, conoscitore profondo dei luoghi vissuto dal1846 al 1920 al quale è dedicato il rifugio sul Costella.