
Questo libro è strano- in realtà non è un libro, è una visione-. Appartiene al mondo delle “storie cantate”, a quel luogo che tocca la realtà ma da lontano. Chi lo legge deve pensare ad un cantastorie di colore che, visto un altro mondo, ne dipinge i tratti, facendo riferimento alle emozioni e rivolgendosi ad un pubblico assolutamente eterogeneo, dove qualcuno capirà gli intento ed altri ne contesteranno i contenuti. E’ la storia di una dignità perduta che vuole ritrovarsi, è l’urlo di un risveglio che non richiama la violenza. C’è un modo di esprimersi in questo volume che poco ha a che fare con laq letteratura scritta e molto con la tradizione orale. E’ il tentativo di far vedere come alcune realtà per essere riconosciute abbiano bisogno di codici e questi, nel cuore di un africa immaginaria ancora legata alle radici delle sue tradizioni vengono fuori così forse infantili, forse irritanti, ma indiscutibilmente autentici.” Così l’editore presenta questo testo e con queste parole vogliamo presentarlo ai nostri lettori. Alvaro Santo che abbiamo incontrato personalmente è un personaggio che vale la pena di incontrare nei suoi scritti. E’ nato nel 1971 Kalandula in provincia di Manlanje In Angola paese martoriato da guerre e rivoluzioni. Dalla campagna nella quale viveva, a 17 anni è entrato in seminario come una volta anche da noi facevano i nostri figli di contadini per uscire dalla dura vita dei campi, e si è dedicato a studi di filosofia e teologia fino a quando, studente promettente non è arrivato in Italia, a Roma nel 1994, membro dell’associazione dei Fedeli Figli di S.Anna nell’Università Lateranensis. Si trasferisce poi a Lodi presso il collegio Vescovile ove vive tuttora. Pubblica alcuni libri e poesie. Nel 2000 è primo classificato al Premio Internazionale di Poesia “ Sulle orme di Ada Negri”.
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